RISCHIO INFLAZIONE/ I meccanismi che possono “spiazzare” le Banche centrali

- Giovanni Ricci

L’inflazione attesa dipende molto da quella effettiva. Difficile in questo momento quindi smuoverla senza che vi siano dei cambiamenti importanti

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Image by Steve Buissinne from Pixabay

Proprio in relazione al Qe della Bce accennato alla fine della prima parte di questo intervento, la migliore aspettativa di tutte sarebbe quella razionale: la Bce, ad esempio, fa la scelta migliore e perfetta usando la razionalità economica e le informazioni in suo possesso; ma l’assunto in questione è di fatto una tautologia, in quanto nel mondo reale tutte le informazioni che necessiterebbero non sono disponibili: ogni persona ed ente è diversa dall’altra per gusti, sensibilità, capacità cognitive e quant’altro; soprattutto nessuno conosce con certezza il futuro.

Quindi, nei fatti quotidiani che coinvolgono tutti noi, il meccanismo di formazione delle aspettative sul futuro è di tipo adattivo: mi aspetto ragionevolmente che la mia vita segua un fluire del prossimo futuro simile al passato recente e quotidiano; pur con tutte le differenze individuali, tale modalità generica di comportamento è un aspetto comune alla società. Ma tra le altre cose, si pensi ad esempio come da parte dei traders di tutto il mondo vengono condotte le analisi grafiche: schemi avuti nel passato che è razionale vederne il processo di formazione nel futuro, in quanto ciò che è avvenuto nel passato è della stessa specie di ciò che avverrà nel futuro: medie di Fibonacci, minimi a tot giorni, medie mobili, onde di qui, onde di là, ecc.

E qui siamo arrivati al cuore del problema: attualmente, dal 2008 in avanti, abbiamo avuto una caduta della velocità di circolazione della moneta che a livello mondo si può stimare tra il 35% e il 50%; ora, al di là dei tassi di interesse, l’ultima equazione riportata che tiene conto delle aspettative, fa vedere chiaramente che i bassi tassi di interesse sono dati da tassi di inflazione attesi ed effettivi quasi nulli; in sequenza, bassi tassi di interesse non richiedono moneta per attività speculativa, e bassi tassi di inflazione non richiedono incremento di numero di scambi e di relativi ammontare di denaro per scambiare beni di consumo e di investimento.

Il risultato è che con inflazione prossima allo zero non c’è incremento della velocità di circolazione della moneta, mentre l’abbattimento della velocità di circolazione è dato dalla depressione dei tassi di interesse, la quale a sua volta si sta verificando per i Qe della Bce e per le politiche accomodanti della Fed (enormi masse monetarie inerti nell’economia reale).

Ma finora abbiamo visto l’aspetto più appariscente del legame tra velocità di circolazione della moneta e inflazione, al contrario se ci focalizziamo sempre sull’ultima equazione e facciamo attenzione al termine: K (inflazione attesa) – k (inflazione effettiva) ci accorgiamo di qualcosa di fondamentale. In base alle ipotesi adattive non si può avere nessuna attesa di inflazione alta, se per prima cosa non si avrà nei fatti un’alta inflazione effettiva; in più chiare lettere, è come ai fornelli della cucina: se col gas non si accende il fornello (inflazione effettiva), la pentola con l’acqua non può bollire (inflazione attesa).

Queste ultime osservazioni sciolgono i dubbi su una serie di interrogativi che la gente si pone: ma l’inflazione ci sarà? Sarà elevata? Lo si ribadisce: al momento attuale l’inflazione attesa da parte dei grandi investitori finanziari, da parte delle banche centrali e delle banche è pari quasi a zero; occorrono i fatti effettivi riguardanti l’incremento dei prezzi, i quali a loro volta porteranno alla modifica delle aspettative inflattive.

Ma allora il meccanismo che dà via all’inflazione effettiva come parte? Ci sono diversi “inneschi”. Abbiamo inflazione da domanda: ad esempio, se con politiche tributarie vengono spostati redditi dai più abbienti ai meno abbienti, in quanto in tal modo chi ha redditi bassi tende a consumare una frazione superiore del suo reddito in proporzione; inflazione da shock dei fattori: se la domanda di petrolio ora riparte grazie agli stimoli fiscali (soprattutto negli Stati Uniti), quanto può aumentare il prezzo del barile? Attualmente dovrebbe essere intorno ai 60 dollari al barile, ma se arrivasse a 120, indicativamente l’inflazione attuale potrebbe triplicare o quadruplicare; inflazione da strozzatura dell’offerta: improvvisamente tutti e allo stesso momento domandano una risorsa limitata e anche questo meccanismo di trasmissione ha come potenziale maggior protagonista il petrolio; inflazione negativa da cambiamenti tecnologici: questo è un fattore di abbattimento dell’inflazione, ne abbiamo parlato anche prima a proposito dell’industria degli smartphone; cioè, l’innovazione tecnologica abbatte il consumo e il bisogno di fattori produttivi per la produzione di beni che poi sono anche di qualità più elevata dei precedenti. Però, i cambiamenti tecnologici nascondono molti aspetti controversi, ne cerchiamo di illustrare uno in modo esemplificativo e ritorniamo al petrolio; dunque, se il prezzo del barile si posizionasse stabilmente intorno agli 80 dollari al barile, ritorna prepotentemente conveniente la produzione di shale gas (il famoso gas ricavato dalla frantumazione di rocce scistiche) e gli Stati Uniti fanno parte dei tre Paesi che hanno le maggiori riserve di tale risorsa; solamente che, i danni a livello di territori e ambiente di questa industria sono ingenti; la domanda viene allora immediata: il Presidente Biden così attento ai temi ambientali e climatici, di fronte a un’eventuale fiammata inflattiva da utilizzo del petrolio cosa farebbe? È inutile rispondere a mio parere, perché nessuno lo può sapere. Altro fattore di abbattimento dell’inflazione nel breve/ medio periodo che qui viene solo menzionato: la tecnologia dell’idrogeno. Al contrario, tutte le normative ambientali sull’inquinamento zero o a esso prossimo sono una spinta a eventuali problemi inflattivi, dato che rendendo intoccabili alcune risorse ambientali potenzialmente spingono alle stelle la possibile produzione degli stessi beni di prima, data la mancata presenza di risorse utilizzabili Da queste poche righe si percepisce appieno la complessità della tematica; inflazione da cause geopolitiche a livello mondiale: in questo momento si hanno circa 3 miliardi di persone che hanno il tenore di vita più sviluppato con la presenza comunque di ricchi e poveri; altri 3 miliardi circa di persone che hanno uno stile di vita come quarant’anni fa grosso modo; 1,5 miliardi di persone che combattono con la fame e la povertà estreme, cosicché, da tale punto di vista si può apprezzare una sinistra e paurosa associazione: mancanza di inflazione nelle società evolute e torme di affamati di fame, di giustizia, di paure che arrivano sulle nostre coste; c’è cioè una distribuzione dei redditi a livello mondiale talmente diseguale che nelle zone ricche fa scomparire l’inflazione e nelle zone povere crea l’orrore.

Finalmente, si può vedere che la risposta alla domanda del legame tra velocità della moneta e inflazione scatena un’indefinita sequenza di aspetti da approfondire uno per uno, che meglio potrebbe affermarsi che conduce a una più mirata forma e sostanza della domanda stessa, senza avere in mano in modo alcuno risposte definitive. A prossimi spunti analisi accurate di singoli aspetti toccati in questo intervento.

(2- fine)

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