ROBERTO PALPACELLI/ “Non ho mai rubato per drogarmi, ma…”

- Rossella Pastore

Roberto Palpacelli, ex tennista: “Ho giocato sotto effetto di stupefacenti, in condizioni pietose. Gesù non mi ha voluto per sette o otto volte, sono stato a un passo dalla morte, poi…”

Roberto Palpacelli
Il tennista Roberto Palpacelli

Roberto Palpacelli è uno dei protagonisti di Quelli della Luna, finalmente abbiamo la possibilità di rivivere la storia di quello che sarebbe potuto diventare un grandissimo tennista frenato però dall’ingresso della droga nella sua vita. Lo stesso Palpacelli spiega: “Non ho mai rubato per drogarmi, ma visto il ranking prendevo dei bei soldi dai tornei di tennis e così decidevo di spendere tutto in droga. A un certo punto i miei sono arrivati a dirmi che dovevo scegliere tra la strada e la comunità, scelsi la prima”. Racconta poi anche delle grandi difficoltà vissute nella sua vita: “Mi svegliai diverse volte tra ambulanza e rianimazione. Dio non mi ha voluto. Poi ho avuto problemi con l’alcol, vomitavo sangue e mi avevano dato due mesi di vita. Da allora mi sono detto che non volevo morire”. La compagna e il figlio gli hanno permesso di uscire da quello che è stato un vero e proprio incubo, oggi fa l’allenatore in un circolo sportivo con grande passione. (agg. di Matteo Fantozzi)

Roberto Palpacelli: “ho rischiato di morire…”

Roberto Palpacelli ha tanta voglia di raccontarsi. Per accontentarlo, Giampiero Mughini gli dedica parte della seconda puntata di Quelli della Luna, il suo primo programma da conduttore dedicato alle grandi star dello sport. “Ho giocato sotto effetto di stupefacenti, in condizioni pietose. Gesù non mi ha voluto per sette o otto volte, sono stato a un passo dalla morte, poi il tennis mi ha salvato”, ha detto l’ex tennista ai microfoni del programma di Rete 4. Più che “stella”, però, Palpacelli è stato una “meteora”. Ai grandi successi è seguito un declino inesorabile, di cui nel suo libro si ammette colpevole. Di follie, Palpacelli, ne ha fatte molte. Tipo quando firmò un contratto con uno sponsor della durata di 11 anni. “Ne avevo 20“, racconta a Repubblica, “tutto gratis“. Quel che gli è mancato è stata una guida vera. In fondo, Palpacelli si è sentito smarrito: “Il mio rimpianto è non aver lavorato con Riccardo Piatti. Sarebbe stato l’ideale. Ogni tanto ci sentiamo. Mi piacerebbe raggiungerlo a Bordighera, ma non voglio sradicare mio figlio dagli amici. Forse io ho sofferto proprio per il trauma del trasferimento. Avrei potuto prendere il posto di mio padre in banca. Ho un altro spirito. Mi dà emozione il campo. Torno distrutto ma sto bene“.

Roberto Palpacelli: “Temo le ricadute”

Il tennis mi ha salvato. È come un dialogo. Butti la palla di là, torna di qua, la rimandi di là. Mi ha tenuto in vita poter parlare con qualcuno attraverso una pallina“. Roberto Palpacelli ha fatto dello sport uno stile di vita. Ancora oggi quella pallina lo accompagna, anche se non nega di avere delle grandi paure. Più di tutto teme di ricadere nel baratro delle dipendenze: “Ne ho avute due o tre (ricadute, ndr) con l’alcol dopo la comunità“. Roberto non ha mai avuto una vita tranquilla, fatta eccezione per i rari sprazzi di serenità che ha sperimentato in occasioni particolari: “Mi sono sentito in pace da una zia suora in convento, senza dirle niente“. È il pretesto per spiegare il suo rapporto con la fede. Forse si sente in difetto, nel rivolgersi a Dio: “Non ho mai pregato per chiedere aiuto. Mi pare egoismo. Prego per ringraziare“.

Roberto Palpacelli e la vita dopo il tennis

La bellezza, per Roberto Palpacelli, è il figlio di 7 anni. Dopo tanto squallore ha bisogno di ritrovarsi in quell’innocenza infantile: “Gli piace studiare, disegna, fa karate. Me lo godo poco, esco di casa alle 4 e mezzo, alle 5 ho il treno, torno la sera. Quando posso prenderlo a scuola, rinasco. Ha un’altra luce. Non voglio fargli vedere i miei sbalzi di umore. Un tempo mostrare le fragilità era un pregio, oggi è un difetto“. Il tennis gli interessa ancora: “Mi piace Fognini, vorrei conoscerlo. Ma preferisco le partite delle donne, c’è più tecnica. Non è giusta la disparità nel montepremi: fanno gli stessi sacrifici degli uomini, hanno le stesse spese. La migliore, Serena, qualche anno fa avrebbe battuto il numero 200 del mondo“.

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