VISTO DA SINISTRA/ Fassina (Leu): misure insufficienti, serve un nuovo decreto

- int. Stefano Fassina

“Ci vorrà un nuovo scostamento di bilancio e un ulteriore decreto da varare con nuove misure entro fine luglio” dice il deputato di Leu in risposta al discorso di Conte

Gualtieri eurobond mes
Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri (LaPresse)

Nel giorno della riapertura delle Regioni, Conte propone alle parti sociali e alle opposizioni di sedersi intorno a un tavolo per elaborare un “piano di rinascita”. Sono le riforme che servono al presidente del Consiglio per avere dall’Ue gli aiuti del Recovery Fund. “Ma il Recovery Fund non c’è per la fase più acuta di sofferenza economica e sociale” dice Stefano Fassina, deputato di Leu. “In campo, oltre alla Bce, c’è solo il Mes”. Al quale Fassina è ostile da sempre. La strada, dice, può passare solo per gli acquisti (e gli aiuti) della Banca centrale europea.

Le misure messe in campo dal Governo per Fassina non bastano. “Ci vorrà un nuovo scostamento di bilancio e un ulteriore decreto da varare con nuove misure entro fine luglio” dice al Sussidiario.

Conte ha fatto un discorso programmatico. Anche auto-assolutorio: la strategia era quella giusta, non abbiamo sbagliato nulla.

Nel punto in cui siamo, un discorso programmatico mi sembra assolutamente necessario. Il decreto Rilancio che stiamo discutendo alla Camera ha bisogno di una prospettiva.

Non basta le misure previste?

La Cdp mette a disposizione 44 mld a sostegno delle imprese, c’è la partita degli investimenti da rilanciare, gli interventi previsti per le imprese sopra i 50 milioni di fatturato, la normativa del Golden power difensivo. Sono risorse finanziarie e strumenti che impongono una programmazione.

Non crede che gli aiuti previsti, oltre a non essere ancora arrivati all’economia reale, siano totalmente insufficienti?

Sono certamente insufficienti. La caduta del Pil è così rilevante e così estesa che la sua durata non corrisponderà affatto a quella dell’emergenza sanitaria. Saranno necessari altri interventi.

Di che tipo?

Penso a interventi sugli ammortizzatori sociali, a nuovi soldi ai Comuni, che hanno una caduta di entrate molto rilevante. Il Governo deve portare in Parlamento un ulteriore scostamento di bilancio rispetto ai due già approvati e fare, entro fine luglio, un nuovo decreto per allungare il sostegno a tutta una serie di settori in difficoltà. Insisto su una cosa.

Ci dica.

È una fase segnata dal crollo della domanda. Sostieni le imprese soprattutto se dai potere di spesa a chi non ce l’ha più. L’altro giorno ero in piazza con tanti lavoratori che stanno ancora aspettando i soldi del fondo di integrazione salariale.

Vuol dire che non hanno ancora ricevuto niente. Che cosa dicevano?

I negozi possono anche riaprire, ma che cosa andiamo a comprare se non abbiamo soldi?

E lei che cos’ha detto?

Che avrei fatto tutto quello che potevo per accelerare questi pagamenti. Ma alle imprese, e in particolare a Confindustria, che interviene con un approccio così corporativo, chiederei di alzare lo sguardo.

Verso dove, onorevole Fassina?

Sostenere i redditi delle famiglie o chi non ha più reddito vuol dire sostenere le imprese. Questi signori dovrebbero capire che il mondo è cambiato e che puntare solo sulle esportazioni non è la strada per una ripresa ad ampio spettro.

Dove sta il punto?

Dobbiamo far arrivare più in fretta le risorse all’economia. Faccio però notare che la seconda rata del bonus di 600 euro a 4 milioni di lavoratori autonomi è arrivata, 10 mld circa di Cig ordinarie sono arrivati, tre quarti di Cig in deroga sono arrivati. Dobbiamo sostenere ulteriormente la domanda con nuove iniezioni di liquidità.

Ma lei stesso riconosce che la gente è in piazza perché non ha avuto i soldi.

È vero, però siccome il fabbisogno oltre a un calo di entrate registra anche un aumento di spese, non è che nessuno li ha avuti; una parte molto consistente dei 75 mld di maggiore indebitamento è uscita e andata a buon fine. Sarà ampliata la platea del reddito di emergenza.

Bastano tassi di interesse bassi e condizionalità allentate per dire sì al Mes?

Continuo a ritenere che il ricorso al Mes sia una scelta sbagliata e  pericolosa, che non affronta il problema di fondo che abbiamo.

E sarebbe?

La Banca centrale europea. Da lì passa l’unica soluzione possibile. È la Bce che deve intervenire quando necessario e il ricorso al Mes non è una scorciatoia. È una strada sbagliata, oltre che essere inefficace: il Mes vale appena due punti di Pil.

Oggi si riunisce il Consiglio direttivo della Bce. Si attende un incremento del Pandemic Emergency Purchase Programme.

Speriamo che Lagarde annunci un significativo aumento degli acquisti di titoli. Contestualmente però occorre anche sterilizzare i titoli che sono nel bilancio delle banche centrali nazionali. Non esiste, come sento ripetere, che si può ridurre il debito attraverso avanzi primari consistenti. Quando il debito supera il 160% del Pil e sei dentro un quadro deflattivo come il mercato unico europeo, è una soluzione che soffoca l’economia.

Torniamo al Mes.

Siccome il Mes rafforza meccanismi restrittivi della finanza pubblica, dobbiamo escludere il Mes e concentrare il nostro capitale politico sul sostegno alla liquidità attraverso la Bce.

Il Recovery Fund?

Il Recovery Fund, per la fase più acuta della sofferenza economica e sociale, non c’è. E, anche nell’improbabile e migliore dei casi, ha portata insufficiente in relazione alla devastazione determinata dal Covid. In campo, oltre alla Bce, c’è solo il Mes. Questo non ci deve far sottostare a nessun ricatto.

Perché questa contrarietà?

Dobbiamo scardinare il patto di stabilità e riscrivere le regole europee. Mentre col Mes e il Recovery Fund confermiamo e legittimiamo un impianto che era ed è soffocante.

Se il governo, come Conte sembra voler fare, dovesse dire sì al Mes, lei che cosa farebbe?

Il Mes è una strada sbagliata e io non la sostengo.

M5s potrebbe cambiare idea?

Al loro interno c’è discussione, ma dalle posizioni che ascolto mi sembrano convinti di non assecondare la scelta del Mes.

Non le pare che la sopravvivenza politica del governo Conte sia sempre più condizionata all’adozione di questi strumenti?

È evidente che in una situazione come questa il futuro politico di qualunque governo dipende dalla capacità di risposta e dalle risorse che riesce a mettere in campo. Penso però che il governo Conte abbia maggiori probabilità di sopravvivere e andare avanti se rifiuta la logica del Mes e insiste sulla strada della Bce.

Intende dire che sul Mes il governo potrebbe cadere?

Non si può escludere.

Pil -13%, un milione di occupati in meno. Sono le stime di Bankitalia e Confindustria. Cosa ci aspetta in autunno quando arriva l’ora delle scadenze fiscali?

Le previsioni che si fanno sul deficit tengono conto di questa carenza di entrate. Ed è evidente che una parte rilevante delle entrate rinviate non potranno essere recuperate in autunno. A maggior ragione il decreto di fine luglio deve servire a riconoscere un dato di realtà. Ci saranno tensioni finanziarie, la partita è seria.

Quali tensioni?

Dovremo trovare altre decine di miliardi in un quadro dove, insisto, è decisiva la Bce, che deve fare come fanno la Fed, la Bank of England e la Bank of Japan. L’Italia ha un suo peso finanziario e politico e deve farlo valere in questa direzione.

Perché la Bce dovrebbe continuare con gli acquisti? Lo dica ai giudici di Karlsruhe.

Perché non siamo di fronte a comportamenti irresponsabili, ma ad uno shock esterno.

Altrimenti? Intendo dire, se gli acquisti dovessero cessare?

Va a finire male.

Quale futuro vede per i rapporti tra M5s e Pd?

Ci sono le condizioni per un consolidamento: da destra arrivano messaggi che non consentono operazioni diverse in Parlamento. Non credo nemmeno che il paese sia disponibile ad andare alle urne.

Dunque ha ragione Prodi: a questo governo non c’è alternativa.

Nella sostanza è così. A meno che qualcuno non pensi a una sorta di governo tecnico alla Monti. Ma sono sicuro che né Pd né 5 Stelle lo vorrebbero.

Non temete il corsaro Renzi?

No, è l’ultimo partito che può permettersi uno scenario elettorale. Adesso a Italia viva serve un atteggiamento di maggiore serietà.

(Federico Ferraù)

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