GOVERNO, FIDUCIA AL SENATO: 169 SÌ/ Napolitano “Ecco perché non ho votato”

- Niccolò Magnani

Governo, fiducia al senato con 169 voti favorevoli: non ha votato il presidente emerito Giorgio Napolitano

Salvini, Conte, Di Maio
Salvini e Di Maio al discorso di dimissioni di Conte in Senato (LaPresse, 2019)

Fra coloro che non hanno preso parte al voto in Senato, nella giornata di ieri, il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano. Il senatore a vita ha diramato una breve nota spiegando il motivo della sua assenza: «Sono dispiaciuto che le mie attuali condizioni di salute non mi consentano di prendere parte alla seduta del Senato sulla fiducia – le parole dell’ex capo dello stato -intendo però rendere noto il mio orientamento, come Senatore di Diritto e a Vita, favorevole alla nascita del nuovo governo, pur di fronte a oggettive difficoltà e alla necessità di meglio definire convergenze politiche e programmatiche e la loro tenuta nel tempo». Napolitano applaude quindi il nuovo esecutivo composto da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, indicando la via per il paese: «Il nuovo governo, formatosi in un momento difficile – prosegue – ha di fronte a sé il compito indifferibile di predisporre la legge di bilancio per il 2020, e adottare le misure economiche e sociali di cui l’Italia ha bisogno». Infine un pensiero oltre i confini: «Voglio sottolineare l’importanza delle dichiarazioni sulla politica internazionale e sul ribadito impegno dell’Italia nell’Unione Europea, pur in presenza di legittime richieste di riforme». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

GOVERNO, FIDUCIA AL SENATO: 169 SÌ

Il Senato ha votato la fiducia al Governo Conte-bis che dunque, dopo i 169 Sì a Palazzo Madama si può considerare a tutti gli effetti in carica e con “pieni poteri” per iniziare il difficile cammino di riforme e confronti tra le diverse anime della maggioranza. Dopo la Camera ieri, anche oggi il Senato approva il voto di fiducia con numeri non larghissimi: 169 Sì, due in meno rispetto al primo voto ottenuto a Palazzo Madama dal Governo Conte-1 di Lega e M5s, mentre sono 133 i contrari e 5 le astensioni. Da pochi minuti, al netto delle maggioranze più o meno fragili, il Governo Conte-bis può esercitare nel pieno esercizio delle proprie funzioni. «Ora inizia la grande sfida: cambiamo insieme l’Italia», è la prima reazione del Segretario Pd Nicola Zingaretti, mentre dai banchi della Lega sono continuate le urla e le forti proteste contro il Premier Conte, protagonista di un accesissimo scontro dialettico poche ore fa proprio contro Matteo Salvini. Dopo aver promesso che avrebbe votato no contro il suo stesso Partito, Gianluigi Paragone ha di fatto compiuto marcia indietro «La mia tentazione di votare no è forte ma mi asterrò» ha annunciato il senatore M5s che con la sua astensione ha di fatto “aiutato” il quorum per la maggioranza giallorossa (secondo il complesso meccanismo del Senato). Da Matteo Renzi invece questo commento dopo il voto al Governo Conte «Non si fa politica con i risentimenti personali ma mettendo al centro il bene comune. Buon lavoro al nuovo Governo, viva l’Italia».

LO SCONTRO TRA LEGA E PREMIER PRIMA DEL VOTO DI FIDUCIA

E’ in corso in questi minuti il voto di fiducia al Senato per il Governo M5s-Pd-Leu, clima infuocato a Palazzo Madama dopo il botta e risposta tra il premier Conte e il suo ex vice Matteo Salvini. Massimiliano Romeo, capogruppo Lega, ha parlato «di nascita di un Monti-bis», mentre Forza Italia ha annunciato che non voterà la fiducia e, tirando una stilettata al Carroccio, la capogruppo Bernini ha sottolineato che gli azzurri non saranno mai al Governo con Pd o Movimento 5 Stelle. Particolarmente duro l’intervento del grillino Gianluigi Paragone, che ha preannunciato la sua astensione, così come il dem Matteo Richetti: «Non posso per coerenza votare la fiducia a un governo nato su basi di convenienza e ambiguità». Nuovi aggiornamenti, inoltre, sull’agenda del premier: il presidente francese Emmanuel Macron sarà a Roma il 18 settembre, come sottolinea Sky Tg 24. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

CONTE REPLICA A SALVINI: “VOLTAFACCIA”

Scontro ancora una volta accesissimo in Senato tra Matteo Salvini – che ha parlato poco prima – e Giuseppe Conte, chiamato a rispondere ai vari interventi prima del voto di fiducia per il Governo Pd-M5s-Leu. Il leader della Lega aveva così attaccato «Non la invidio, presidente Conte-Monti. Si vede uno quando ha il discorso che gli viene da dentro e quando uno deve eleggere un compitino a cui non crede neanche lui. Siete passati dalla rivoluzione al voto di Casini, Renzi, Monti. Torno a casa con una poltrona di meno, ma con tanta dignità in più. Lascio voi a giudicare se questa operazione è di verità, e di coscienza: milioni di italiani non la pensano così». Non solo, Salvini aveva poi anche attaccato «Siamo pubblici dipendenti, dovremmo essere contenti di essere giudicati dai nostri datori di lavoro: chi non vuole passare dal voto vuol dire che non ha la coscienza a posto». Non si fa attendere la replica del Premier che come ieri alla Camera non le manda a dire al suo ex vice: «Se quello di assumere pieni poteri era lo schema, è comprensibile che chiunque l’abbia ostacolato, tutti coloro che lo hanno fatto pur nel rispetto della Costituzione e per senso di responsabilità, siano diventati nemici. Gli amici di ieri, gli interpreti del cambiamento non diventano avversari ma nemici». Dopo la comprensibile bagarre creata con queste parole nei banchi della Lega, ancora il Premier Conte li apostrofa mentre Salvini sorride sardonicamente «Poi con calma nelle prossime settimane spiegherete al Paese cosa ci sia di dignitoso in tutti i repentini voltafaccia che ci sono stati in poche settimane».

SALVINI VS CONTE “È IL NUOVO MONTI”

«Ho conosciuto per mesi – attacca Matteo Salvini parlando con i cronisti al Senato prima di entrare in Aula per il suo intervento – quello che sembrava un Presidente del Consiglio. Poi non so che cosa è cambiato, cosa gli hanno promesso. Da un premier mi aspetto un’idea per l’Italia, non insulti continui. E’ un uomo organico al potere, senza dignità. Abbiamo scoperto un nuovo Monti, un nuovo Gentiloni. Chi si somiglia, si piglia». La replica del Premier Conte è prevista per le ore 15.30, salvo imprevisti, e solo verso le 18 confermiamo dovranno arrivare gli esiti del voto di fiducia anche al Senato. Intanto il capogruppo della Lega Romeo ha attaccato nuovamente il Governo giallorosso, provocando così sul tema delle Presidenze di commissioni ancora in mano al Carroccio «Non ci pensiamo proprio: li faremo impazzire fino alla fine». Intanto sul conteggio del voto di fiducia, con Conte si allineano Mario Monti, Liliana Segre, Elena Cattaneo (senatori a vita) mentre Emma Bonino annuncia di voler stare all’opposizione, anche se parte di +Europa ha votato ieri la fiducia alla Camera.

FIDUCIA SENATO, LEGA VS CONTE “TRADITORE”

Alle ore 14.30 parlerà Matteo Salvini, alle 15.30 è previsto invece la replica del Premier Conte a tutti gli interventi visti oggi in Senato (dove alla fine il Presidente del Consiglio non ha parlato ma ha inviato il contenuto del discorso di ieri via cartacea, ndr), mentre dalle 17 in poi dovrebbe cominciare la chiama per il voto di fiducia. Da segnalare questa mattina la “promessa” fatta da Gianluigi Paragone, che dai banchi del M5s pronuncerà «un discorso durissimo contro Conte», ha rivelato lo stesso senatore ai giornalisti in Parlamento; De Falco e Nugnes, ex M5s, hanno fatto sapere intervenendo in Aula che voteranno la fiducia al Governo ma con vigile attenzione per i prossimi mesi. Dalla Lega invece diversi i cori partiti anche questa mattina contro Pd e 5Stelle – «Bibbiano» urlato ai senatori dem durante l’intervento di Dario Stefano – ma anche contro lo stesso Conte «traditore, traditore» all’ingresso del Premier. Le dichiarazioni di voto e il voto di fiducia dovrebbero concludersi intorno alle 18 in maniera definitiva, anticipando i tempi della Camera di ieri finiti addirittura dopo le 21.30.

SALVINI “DI MAIO NON È CONVINTO DEL GOVERNO”

Il momento più atteso oggi al Senato non sarà il discorso del Premier Conte – che a breve salirà sullo scranno di Palazzo Madama per esprimere i punti programmatici sui quali anche questa seconda Camera voterà nel pomeriggio la fiducia al nuovo Governo – bensì l’intervento di Matteo Salvini, il primo dopo la famosa replica a Conte dai banchi della Lega nel giorno delle dimissioni del Premier a metà agosto. Stamattina, intervistato a Rtr99, il leader della Lega ha attaccato nuovamente il Governo giallorosso «Hanno fatto questo Governo, ma non durerà molto e prima o poi gli italiani potranno votare. Non penso che andranno lontano, lo hanno detto: questo Governo nasce per tenere lontano Salvini. C’è solo il collante delle poltrone». Facendo poi riferimento alla posizione del suo ex collega vicepremier Luigi Di Maio, Salvini conclude «Non credo che Di Maio sia convinto di quello che ha fatto». In un’intervista alla Stampa parla anche il n.2 Giorgetti, alla vigilia del secondo voto di fiducia del Governo Pd-M5s-LeU: «Mi sembra tutto surreale: quelli che si mandavano affa…, ora si applaudono, e quelli che prima si applaudivano, adesso si mandano a quel paese..». Al netto di ciò il timore della Lega è che questo Governo possa durare ben più di qualche mese sul programma che tra qualche secondo il Premier Conte presenterà anche in Senato.

172 VOTI PER M5S-PD?

Dopo la fiducia alla Camera ottenuta ieri con 343 sì, 263 no e 3 astenuti, oggi il governo passerà al Senato. La battaglia sarà più dura rispetto a quanto vistosi nella serata di ieri, ma comunque il “Conte Bis” dovrebbe incassare l’ok dei senatori e iniziare ufficialmente i lavori. L’edizione online di Repubblica ha cercato di riassumere la situazione in quel di Palazzo Madama, con l’esecutivo formato dall’unione fra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico che dovrebbe ottenere non meno di 172 voti, salvo qualche defezione dell’ultima ora. La conta del resto è semplice, visto che i pentastellati di Di Maio e i democratici di Zingaretti hanno in tutto 155 voti, tenendo conto dei due dissidenti Gianluigi Paragone (M5s) e Matteo Richetti (Pd), e di un’altra senatrice assente da tempo. A loro vanno poi sommati gli undici senatori del gruppo misto, di cui quattro di Liberi e Uguali, quattro ex grillini, due del Maie e Riccardo Nencini, con l’aggiunta di tre delle Autonomie e infine i tre senatori a vita, Liliana Segre, Elena Cattaneo e Mario Monti. Ci sono poi tre senatori dell’Svp che si asterranno, ma alla fine il governo incasserà senza problemi la fiducia. Con ciò non si significa che la giornata di oggi scorrerà via tranquilla visto che, come già accaduto ieri, è pronosticabile un’accesa bagarre in aula fra le forze al governo e quelle all’opposizione. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

VOTO FIDUCIA SENATO, GOVERNO CONTE-BIS

Si apre il secondo e forse più importante voto di fiducia del nuovo Governo Conte-bis: dopo l’ok alla Camera ieri in un clima surreale di bagarre, scontri, accuse e cori durati praticamente tutta la giornata in Aula, l’alleanza Pd-M5s-LeU si affaccia nella seconda decisiva giornata, quella con le maggiori insidie per una maggioranza assai più risicata di quella a Montecitorio. Esattamente come avvenuto per il Governo Lega-M5s, i veri problemi sono di tenuta a Palazzo Madama con la legge elettorale del Rosatellum che ha lasciato in eredità una situazione più interlocutoria e con il Premier Conte che dovrà saper convincere appieno i senatori (il più è già stato fatto durante le consultazioni, ma anche ieri ci sono stati dei convulsi scambi durante l’intera giornata in Parlamento tra maggioranza e gruppi politici, ndr) per superare la quota minima necessaria, ovvero 161. L’impressione, come ben spiega il sondaggio predittivo di YouTrend, è che comunque il Governo giallorosso prenderà la fiducia anche al Senato ma con una cifra che non dovrebbe essere troppo più alta di 170, lasciando dunque diverse perplessità sulla tenuta a lungo raggio della maggioranza nata dallo strappo di Salvini e dall’accordo “coordinato” da Renzi tra Di Maio, Zingaretti e Giuseppe Conte. Alle ore 10 dovrebbe tenersi stamane il discorso del Premier mentre il voto di fiducia si presenterà attorno alle ore 18, come deciso ieri dalla Conferenza dei Capigruppo al Senato.

IL DISCORSO DI CONTE E GLI ATTACCHI ALLA LEGA

Ieri Conte ha dovuto alzare non poco la voce nel dettare il suo discorso davanti ad un Camera dei Deputati letteralmente spaccata a metà tra Centrodestra arrembante (dopo la manifestazione organizzata da Salvini e Meloni fuori da Montecitorio) e nuova maggioranza giallorossa che ha sostenuto con forza il proprio Presidente del Consiglio. Il voto di fiducia alla Camera è arrivato poco dopo le ore 21, con diverso tempo “dedicato” alle risposte dello stesso Premier alle numerose dichiarazioni dei parlamentari dopo il lunghissimo discorso sulla fiducia. Oggi le tempistiche dovrebbero essere più ridotte, a cominciare proprio dal discorso programmatico di Conte che riprenderà i punti cruciali ma senza più la durata di un’ora e mezzo (comprese le lunghe pause per le interruzioni di urla e slogan dai banchi dell’opposizione, ndr) come avvenuto ieri. Manovra, rapporti con l’Ue – oggi l’importante nascita della Commissione Europea con Paolo Gentiloni probabile nuovo responsabile degli Affari Economici – spinta per cambiare Patto di Stabilità e regole sui flussi migratori, ma anche revisione dei Decreti Salvini e soprattutto nuova riforma elettorale con modifiche costituzionali per porre fine all’anomalia presente nel bicameralismo perfetto previsto dalla Costituzione italiana. Su questi e molti altri punti spingerà tra qualche ora il Premier Conte nella speranza di ottenere numeri di fiducia ben più alti rispetto alle previsioni: l’impresa non sarà per nulla facile, specie sul lungo periodo.

GOVERNO PD-M5S, I NUMERI AL SENATO

Secondo gli ultimi calcoli effettuati in queste ore in merito al voto di fiducia al Governo Conte-bis al Senato, la quota che si appresta ad essere “raggiunta” è quella di 168 senatori a sostegno dell’alleanza Pd-M5s-LeU. Matteo Richetti, il senatore Pd “ribelle”, ha deciso di non votare facendo così perdere un numero (al Senato chi si astiene fa comunque “presenza” come se avesse votato, quindi per manifestare il proprio no e far calare il quorum è preferibile non presentarsi) alla maggioranza giallorossa. I numeri per passare indenni la giornata e l’avvio del Governo Conte-bis non sono in discussione, ma sarà importante capire con quale maggioranza si proietterà il nuovo Governo nelle prossime delicate settimane di riforme e Manovra Economica. Secondi i calcoli dell’Adnkronos, il “pallottoliere” è fermo su quota 168 dopo il niet di Richetti e il medesimo di Gianluigi Paragone (M5s), anche lui contrario alla fiducia per questo Governo col Pd. Sono ben 12 i voti incerti, ovvero i senatori a vita, Emma Bonino, due senatori del Maie, Ricardo Merlo e Adriano Cario, ed infine i 3 della Svp. A favore della maggioranza ci saranno i 105 del M5s, senza Paragone, i 50 del Pd (senza Richetti), i 9 del Misto, ovvero 4 senatori di Leu Loredana De Petris, Francesco La Forgia, Pietro Grasso e Vasco Errani; il socialista Riccardo Nencini e gli ex-M5S Maurizio Buccarella, Gregorio De Falco, Saverio De Bonis, Paola Nugnes. All’opposizione invece si contano forse 139 voti: 61 da Forza Italia, 18 di Fratelli d’Italia, 58 della Lega e il “dissidente” Paragone che voterà contro Di Maio e il patto per il Conte-bis.

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