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FINANZA/ 2. I “fondi avvoltoi” fanno festa a Dubai

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George Orwell diceva che «nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario». E aveva ragione. Da vendere. Pensiamo alla crisi finanziaria di Dubai World, la holding finanziaria dell'emirato del Dubai che ancora ieri ha fatto sentire i suoi strascichi sui mercati e fatto tremare le vene ai polsi a molti.

 

Anche il sottoscritto, giovedì scorso, si era spaventato: i tempi sono quello che sono e cosa ci sia dentro le scatole cinesi dei fondi arabi è davvero impossibile saperlo. Temevo, lo ammetto, un effetto domino devastante e quasi immediato.

 

Ora ho cambiato idea. Soprattutto alla luce dell'annuncio fatto ieri da Abddulrahman al-Saleh, direttore generale del ministero delle Finanze di Dubai, in base al quale il governo di Dubai non intende garantire i debiti di Dubai World e i suoi creditori subiranno «a breve termine» le conseguenze della ristrutturazione del debito della conglomerata.

 

«I creditori - ha spiegato Abdulrahman al-Saleh alla tv di Dubai - dovranno assumersi la loro parte di responsabilità per la loro decisione di prestare soldi alle compagnie. Essi pensano - ha aggiunto - che Dubai World faccia parte del governo, il che non è corretto. Il governo è il proprietario della compagnia ma fin dalla sua fondazione è stato stabilito che la compagnia non è garantita dal governo». Dubai World, precisa il direttore generale «fa accordi con tutti su questa base e i suoi prestiti si basano sui suoi progetti e non sulle garanzie del governo».

 

Secondo Saleh la reazione dei mercati, che ha mandato a picco le Borse di Dubai e di Abu Dhabi, è esagerata. «La ristrutturazione del debito - dice ancora - è una decisione che è nell'interesse di tutte le parti nel lungo termine ma potrebbe infastidire i creditori nel breve termine». La ristrutturazione dovrebbe riguardare 5,7 miliardi di debiti, con scadenza prima del prossimo maggio.

 

La banca centrale degli Emirati Arabi Uniti ha assicurato che fornirà liquidità extra al sistema bancario, ma Saleh dubita che ce ne sarà bisogno: «Penso - spiega - che le banche a questo stadio non abbiamo bisogno di liquidità extra da parte della banca centrale». Parole che ovviamente hanno picchiato duro sui mercati dell'area, concretizzando i timore con chiusure in profondo rosso per le borse di Dubai e Abu Dhabi. Il listino di Dubai ha perso il 7,3% con tutti i gruppi bancari ed edilizi in picchiata. Giù anche la borsa di Abu Dhabi, che ha fatto registrare un -8,3%.

 

Peccato che prima del terremoto finanziario, la borsa di Dubai aveva chiuso in rialzo del 28% dall'inizio dell'anno: come mai, invece, la chiusura è stata in direzione opposta per le borse dell’Asia, dove Tokyo ha concluso gli scambi con un balzo del 2,91% e Hong Kong del 3,25% e anche l'Europa e Wall Street non hanno brillato ma certamente nemmeno pianto lacrime di disperazione?

 

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