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FINANZA/ Ecco la "bolla flash" che terrorizza i mercati

Pubblicazione:martedì 13 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 13 novembre 2012, 12.21

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Ve lo dico da settimane, ora ci siamo. Il redde rationem greco è alle porte. Nel momento in cui chiudevo e inviavo questo articolo in redazione, l’Eurogruppo sul destino di Atene era ancora in corso, ma fin dal primo pomeriggio era chiaro il netto dissenso tra Fmi e Ue sul cosiddetto report e sui suoi contenuti, ovvero sulle reali possibilità che la Grecia possa raggiungere una ratio debito/Pil “sostenibile” al 120% nel 2020. Ma, al netto dei numeri e delle cifre, è un altro il motivo di rottura, ovvero quanto costi continuare a mantenere in vita artificialmente l’economia ellenica e chi debba pagare per questa operazione.

La questione sulla ratio debito/Pil, però, non è di poco conto: se infatti l’insostenibilità di questo parametro sarà eccessiva, ovvero lo stimato 145% del Fmi - contro il 125-130% stimato dall’Ue -, il Fondo guidato da madame Lagarde si chiamerà fuori dal programma di salvataggio, scaricando la sua quota di fondi da stanziare sui paesi europei, i quali quindi vedranno aumentare a dismisura l’esborso per Atene. Di più, se anche passerà la linea europea e il Fmi resterà a bordo del bastimento di salvataggio, è più che probabile che si debba procedere a un nuovo swap, questa volta anche sulle detenzioni della Bce.

La Germania, attraverso la Bundesbank, punta a prendere tempo e rimandare il più possibile un nuovo esborso per i suoi contribuenti, la Bce non vuole sentir parlare di write-offs sul debito e il Fmi sembra stanco di paracadutare dollari nel pozzo senza fondo greco. La situazione, insomma, è a dir poco confusa: senza il report della troika non si sblocca la nuova tranche di aiuti, ma per avere il via libera al report occorre trovare un compromesso tra Ue e Fmi. Insomma, impasse totale.

Nel frattempo, però, stamattina Atene dovrà presentarsi sul mercato per cercare di piazzare 3,125 miliardi di titoli a breve termine (2,125 miliardi a quattro settimane e 1 miliardo d tre mesi) per finanziarsi ed evitare il default, visto che i soldi degli aiuti non arriveranno a breve e le casse statali sono letteralmente vuote. Insomma, il rischio - da un giorno all’altro - di un default disordinato sta crescendo a dismisura, anche e soprattutto per l’incapacità di politici, tecnici e regolatori di scendere a patti.

Inoltre, a fronte di sempre più richieste di rigore e rientro nei parametri di ratio debito/Pil, se si continua a costringere Atene a presentarsi sul mercato per raggranellare soldi con emissioni d’emergenza e a tassi completamente fuori mercato, non si fa altro che creare nuovo debito e quindi appesantire quelle percentuali che si vorrebbe mettere a dieta. Ringraziamo, per tutto questo e per quanti altri soldi ci costerà Atene, Angela Merkel e la sua ferrea volontà di voler salvare Deutsche Bank e il suo portafoglio obbligazionario da hedge funds sottocapitalizzato, prendendo tempo a dismisura e trasformando un problema risolvibile quattro anni fa con 320 miliardi di euro, in una potenziale sfida per la tenuta stessa dell’eurozona e della moneta unica.


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COMMENTI
13/11/2012 - anzichè la Tobin Tax . . . (Fabrizio Terruzzi)

che ce ne facciamo dei capitali mordi e fuggi, della speculazione fine a se stessa che sciaborda fra i mercati? Dove è finita la funzione della borsa di canalizzare il risparmio verso gli investimenti? Per moralizzare i mercati anzichè la Tobin Tax mi pare che sarebbe stato meglio tassare i profitti speculativi in relazione al tempo in cui sono realizzati: anche al 90% quelli realizzati nel giro di 10 secondi, allo 0% quelli realizzati in 'x' mesi o dopo almeno un anno o in seguito ad un aumento di capitale. La perdita di liquidità potrà essere compensata dai risparmiatori che oggi se ne guardano bene di investire in borsa perchè spaventati da questo "brutto" ambiente senza utilità sociale e fatto di scorribande finanziarie. Tanto varrebbe andare al Casinò di Montecarlo. No grazie.