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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Italia, ancora una "punizione" dall’Ue

L’ultimo Consiglio europeo ha prodotto un documento che sottolinea l’importanza della crescita. GIUSEPPE PENNISI ci spiega cosa serve però realmente a un Paese come l’Italia

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L’ultimo Consiglio europeo si è concluso con una dichiarazione di quattro pagine piena di quelli che in inglese si chiamerebbero lip services alla crescita, ossia giaculatorie e auspici vari privi di contenuto effettivo. È comprensibile perché i 25 firmatari del “Fiscal Compact” - e degli accordi per il secondo salvataggio della Grecia (ma un terzo è all’orizzonte) - abbiano inteso intonare un coretto all’urgenza della crescita e alle sue virtù. L’accordo è nettamente deflazionista ed economisti di ogni scuola ormai affermano che porterà, se non interverranno correttivi, a una contrazione del Pil e dell’occupazione.

La strategia economica dell’Unione europea - afferma la dichiarazione - mira sia a proseguire il risanamento di bilancio, sia a intraprendere azioni determinate per potenziare la crescita e l’occupazione; “da una situazione caratterizzata da disavanzi e livelli eccessivi di debito non è possibile generare una crescita sostenibile e occupazione”. Secondo il Consiglio europeo, le misure adottate per stabilizzare la situazione della finanza pubblica nell’eurozona stanno dando frutti.

Dato che siamo nel periodo dell’anno in cui vengono allestiti i Piani nazionali di riforma, il Consiglio ha anche approvato le cinque priorità per il 2012 enunciate dalla Commissione nella sua analisi annuale della crescita (presentata con oltre un mese di anticipo prima della fine del 2011) e ha esaminato le iniziative che devono essere intraprese a livello nazionale. Gli Stati membri - sostiene la dichiarazione - devono avanzare più rapidamente verso gli obiettivi della strategia Europa 2020 e intensificare gli sforzi per attuare le riforme riprese nelle raccomandazioni specifiche per paese del 2011.

Nei Piani nazionali di riforma (attesi per fine aprile), essi dovrebbero indicare le misure che intendono adottare a tal fine. Il Consiglio ha inoltre discusso le azioni necessarie a livello dell’Ue per portare avanti il completamento del mercato unico in tutti i suoi aspetti, sia interni che esterni, e promuovere l’innovazione e la ricerca. L’enfasi è ancora una volta sulla ricerca, sull’innovazione e sulla tecnologia. Lo è dal marzo 2000 quando è stata varata con molto fanfara “la strategia di Lisbona” che avrebbe dovuto fare diventare, entro il 2010, l’Ue l’area più dinamica del mondo.

Non siamo certo a noi a considerare sbagliata una strategia imperniata sulla ricerca, sull’innovazione e sulla tecnologia. Lo sosteniamo da sempre. È, però, monca se l’Ue - la Commissione, il Consiglio, i singoli Stati membri - non si rende conto che essa non può avere effetti se non accompagnata da una strategia rivolta ad aumentare le dimensioni d’impresa. In queste ultime settimane, l’Eurostat ha prodotto statistiche eloquenti da cui si ricava che mediamente nell’Ue la produttività del lavoro nelle imprese con meno di 250 addetti è la metà di quella in imprese con più di 250 dipendenti.