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FINANZA/ Grecia-Euro, tutti i passaggi che portano al "divorzio"

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La situazione greca può essere spiegata in termini semplici e senza ricorrere a sofisticati concetti finanziari che impediscono a una persona normale di capire cosa succede e perché? È possibile spiegare la dinamica in corso facendo riferimento alle esperienze e ai criteri che usiamo nella nostra vita quotidiana? 

I vantaggi dell’Unione - Il mercato unico genera molti vantaggi. Si creano economie di scala, opportunità prima inesistenti o più difficili da sfruttare, aumentano la trasparenza e le possibilità di scelta. Se poi vengono unificate le regole, se viene rafforzata la concorrenza e se si arriva a una moneta unica i vantaggi sono davvero consistenti. Un’unione impone anche dei vincoli: occorre che un partner non ponga oneri eccessivi sugli altri e accetti di condividerne i costi. Questo vale per qualunque convivenza.

Se prendiamo anche solo una famiglia, quando il marito (o la moglie) pretende che sia l’altro a pagare tutte le spese e che lui possa fare la bella vita senza curarsi dei problemi si arriva a incrinare il rapporto fiduciario che era alla base dell’unione. Quando si arriva alla separazione tutti ne patiscono le conseguenze, basta vedere l’impoverimento di tante coppie divorziate. Nessuno ci guadagna, ma, se vengono a mancare le ragioni che sostenevano l’unione, la rottura è inevitabile. Non è più una questione di costi o di ricavi, ma diventa una scelta di vita. 

Perché si arriva alla rottura - Il problema è molto semplice: chi paga? Chi accetta di fare sacrifici affinché la convivenza possa continuare? I greci pensano di avere diritto a vivere secondo gli standard europei, i loro sindacalisti e molti dei loro politici dicono che hanno già fatto troppi passi indietro, la popolazione non ritiene di poter sopportare ulteriori sacrifici. L’Europa vede la voragine allargarsi e capisce che gli aiuti promessi non bastano a sanare il deficit ma finiscono per allargare il problema perché alimentano le aspettative dei greci, consentendo loro di rimandare le correzioni necessarie.

C’è un’altra domanda molto collegata a questa: ne vale la pena? Quello che conta non è tanto il prezzo quanto la motivazione. Se a una cosa ci si tiene, si è disposti a fare grossi sacrifici. In situazioni molto difficili abbiamo saputo fare sforzi importanti per assicurare un futuro a noi e ai nostri figli. In condizioni estreme i prigionieri in campo di concentramento hanno fatto sforzi incredibili per evadere perché la libertà, per loro, valeva qualunque prezzo. Poiché né la Grecia, né l’Europa pensano che ne valga la pena si arriverà alla rottura. 

La fase di passaggio - Passare dall’unione alla separazione non è facile e impone la soluzione di molti problemi. I greci dovranno emettere una nuova moneta alla quale attribuiranno un valore di cambio 1:1, cioè la nuova dracma avrà il valore teorico di un euro, ma il giorno stesso dell’emissione si svaluterà dal 40% al 70%. Questo implicherà un grande abbattimento del tenore di vita dei greci, la convenienza per gli stranieri ad acquistare le merci greche e ad andare in vacanza in Grecia. Le tensioni sociali saranno fortissime e i disordini inevitabili. Difficile sarà trovare il nemico o qualcuno verso il quale scaricare la rabbia.

L’Europa avrà il problema di arrestare il contagio. Il crollo della Grecia potrebbe innestare una reazione a catena e la speculazione potrebbe cercare di aggredire i Paesi in difficoltà. Per scongiurare questi pericoli occorre rafforzare le difese comuni ed estendere i vantaggi per quanti rimangono all’interno del mercato unico. Quest’ultimo risultato si può ottenere sia dimostrando quanto sia dolorosa l’esperienza della Grecia (bastone), sia rafforzando i meccanismi di solidarietà interna (carota).



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