Economia e Finanza
lunedì 2 luglio 2012
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La commedia di Pirandello Ciascuno a suo modo viene raramente rappresentata perché richiede ben 42 personaggi in scena; oltre a prevedere, una volta alzato il sipario, “teatro nel teatro”, richiede azione davanti al teatro nel prologo e nel foyer durante gli intervalli. Il succo è che un banale fattaccio di cronaca - un duello per ragioni di corna - viene interpretato in almeno una dozzina di modi differenti quando uno dei protagonisti della vicenda decide di scriverne un play e di metterlo in scena nel teatro più noto della città. In breve, un Rashomon al cubo con una cinquantina d’anni d’anticipo.
Ciascuno a suo modo mi è tornata in mente leggendo i commenti di numerosi giornalisti economici a proposito dell’intesa sullo scudo anti-spread raggiunta a Bruxelles all’alba di venerdì. Come in Ciascuno a suo modo, quale che sia la verità (a proposito delle corna e del duello) uno solo dei vari personaggi sa trarne vantaggio. Almeno nel breve periodo delle due ore e mezza della durata della commedia (annessi e connessi compresi). Costui è il Presidente del Consiglio, Mario Monti, che esce come il grande mediatore e il grande vincitore della lunga notte di Bruxelles.
D’accordo con Spagna, Portogallo, Francia e qualche comprimario (Irlanda e Cipro), ha giocato duro e ottenuto ciò che più voleva: gli interventi dei fondi europei per calmierare, ove necessario, gli spread con acquisti di titoli di Stato e ricapitalizzazione delle banche in maggiori difficoltà. Dato che la Fortuna aiuta gli audaci, in parallelo, sul campo di calcio, la nazionale dell’Italia batteva quella della Germania: un’accoppiata perfetta, utilizzando il lessico dell’ippica.
Lo scudo di Monti - chiamiamolo così - guarda più al fronte interno che all’avvenire di medio e lungo periodo dell’unione monetaria. È chiaro che ove non si fosse raggiunta un’intesa, l’area dell’euro sarebbe finita nel caos; sarebbe rimasta in esistenza una moneta unica per Germania, Austria, Finlandia, Slovenia, Olanda, Lussemburgo e forse Francia, mentre il resto della zona sarebbe stato travolto da insolvenze e da possibili uscite dall’euro per tornare a svalutazioni competitive. Secondo stime, ancora inedite, di William Cline del Peterson Institute for International Economics, il fabbisogno finanziario complessivo di Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia assomma ora a 1.250 miliardi di euro e avrebbe minacciato di crescere velocemente senza un meccanismo per calmierare gli spread.
Occorre quindi riconoscere l'onore e l'audacia alla vittoria al Premier, nonostante la magra figura della nazionale di calcio!
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