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Economia e Finanza

ELEZIONI/ Pelanda: 100 miliardi smontano le promesse dei "pifferai"

I margini di manovra dell’Italia in relazione ai vincoli dei trattati europei e dei mercati sono praticamente nulli. Ma in campagna elettorale non se ne parla. L’analisi di CARLO PELANDA

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Quali margini di manovra ha l’Italia in relazione ai vincoli posti sia dai trattati europei, sia dal mercato internazionale che rifinanzia il nostro debito? L’impegno assunto dal Governo italiano (2011) di arrivare al pareggio di bilancio entro il 2013 ha comportato la riduzione di circa 35-40 miliardi di spesa in deficit in pochissimo tempo, con una formula mista di aumento delle tasse e tagli alla spesa. La prevalenza del drenaggio fiscale ha tolto denari per i consumi (-4% nel 2012) alle famiglie e mandato il mercato interno in recessione grave, -2,1% del Pil nel 2012 e -1% proiettato nel 2013.

Tale vincolo, pur irrazionale, non potrà essere modificato da un futuro Governo, perché rende credibile la promessa al mercato di ripagare il debito nel futuro mostrando che non lo aumenterà con cumuli di deficit annui. Ciò impedirà di stimolare la ripresa attraverso investimenti pubblici in deficit. Ma un altro vincolo è peggiore. L’Italia ha siglato l’eurotrattato Fiscal compact che impone la riduzione di un ventesimo all’anno del volume assoluto del debito pubblico, fino al raggiungimento di un rapporto del 60% tra debito e Pil, a partire dal 2014-15.

Nessuno capisce come l’Italia potrà ridurre di circa 40 miliardi all’anno il proprio debito. Inoltre, non si capisce perché mai dovrebbe farlo nel momento in cui blocca l’aumento del debito stesso, via pareggio di bilancio, cosa che ne implica una riduzione implicita del 2%, cioè del tasso di inflazione nominale annuo, equivalente a 40 miliardi che quindi non servirebbe spendere veramente.

La conferma di tale vincolo renderebbe l’Italia un inferno: quasi 90 miliardi all’anno per pagare gli interessi sul debito e altri 40 per ridurne un’aliquota. In prospettiva la cifra scenderebbe, ma per quasi un decennio resterebbe attorno ai 100 miliardi. Sostenibili? Improbabile sia con il metodo di tagliare tanta spesa pubblica e tasse, sia con quello di aumentare ancora le tasse stesse.

In conclusione, qualunque Governo esca dalle elezioni, anche considerando lo scenario migliore di ripresa della domanda globale e dell’Eurozona, non potrà stimolare e/o stabilizzare l’economia italiana se non sarà capace: (a) di attutire i vincoli esterni; (b) di ridurre il debito vendendo patrimonio pubblico e non con denari fiscali.


COMMENTI
11/02/2013 - debito e patrimonio (Paolo Bini)

di debito contro patrimonio pubblico parla Oscar Giannino, e diffusamente.

 
11/02/2013 - e se si riuscisse a far comprendere ai paesi UE.. (antonio petrina)

E se si riuscisse a far comprendere agli eurocrati che D/Y è un rapporto che vale solo nei periodi di sviluppo e che in periodi di grave recessione ,come dalla legge n 243/2012 sul pareggio di bilancio ,si facoltizza il nuovo governo che uscirà dalla elezioni del 24/25 febbraio, a proporre alla CEE gli scostamenti degli obiettivi programmatici strutturali di finanza pubblica con relativo piano di rientro ( cfr. art 6,L.243 cit.), destinando le risorse disponili a tal uopo ? Le agende stabiliscono le priorità di intervento ed utilizzo delle predette risorse : patrimoniale o risparmi della spesa pubblica /minori consumi. Tertium don datur!

 
11/02/2013 - ottima considerazione (maria gonano)

Certamente l'esperienza fatta ieri col banco farmaceutico è illuminante. Entra in farmacia un anziano pensionato,si vede che ha pochi soldi, torna indietro e dice " quello che posso una cibalgina a quelli lì" (per i bisogni della povera gente).Mi trovo in sintonia con quanto sostenuto da Pelanda a proposito delle promesse dei "pifferai" Leo Aletti (lascio a voi cogliere il nesso)