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PAGELLA PDL/ Il programma di Berlusconi (senza la Lega) ottiene la "lode" dell'Oxford Economics

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Silvio Berlusconi  Silvio Berlusconi

ELEZIONI 2013. E' il momento del programma del Popolo della Libertà, ovviamente solo per quanto riguarda i temi più strettamente legati all'economia. "Intervento di forte riduzione della spesa pubblica, per un risparmio di almeno 16 miliardi all’anno. Riduzione di una quota pari al 3% delle attuali. Tax expenditures. Ogni legge di spesa deve avere una scadenza (Sunset legislation). Questo programma è il nostro impegno nella legislatura 2013-2018 per promuovere lo sviluppo, la crescita e la modernizzazione del Paese. In 5 anni, rapporto debito-Pil sotto quota 100%", nulla di nuovo rispetto al passato ma il merito di come intervenire per reperire le risorse necessarie, arriva dopo.

"Attacco complessivo al debito pubblico da 400 miliardi, basato su: vendita di immobili pubblici; messa sul mercato anche di partecipazioni azionarie pubbliche sia statali che locali; valorizzazione delle concessioni demaniali; convenzioni fiscali con la Svizzera per le attività finanziarie detenute in quel Paese. Tendenziale dimezzamento degli oneri del servizio del debito in 5 anni. Costituzione di un grande fondo obbligazionario a cui lo Stato conferisca parte del suo patrimonio pubblico. A tutela degli interessi nazionali, rigoroso criterio di reciprocità con gli altri Paesi, per evitare attacchi a danno delle aziende strategiche; privatizzare sì, svendere no", d'accordo su tutta la linea, soprattutto la frase finale che pare assolutamente assente nel programma di Mario Monti. Inoltre, l'accordo con la Svizzera - da tutti sbeffeggiato per una questione di tempistica di rientro dei capitali - rimane comunque una caposaldo da perseguire, esattamente come fatto da governi non proprio stolti come quelli di Germania e Regno Unito. Certamente non garantirà copertura totale ma nemmeno chi promette di finanziare taglie investimenti con l'aleatorità della lotta all'evasione fiscale, pare particolarmente pragmatico.

"Dimezzamento dei costi della politica: abolire il finanziamento pubblico dei partiti (nessun fondo pubblico ai partiti); dimezzare tutti i costi della politica", più facile a dirsi che a farsi, visto il flop totale della spending review ma è il classico punto su cui si deve dare fiducia e vedere in corso d'opera. Certo, se si continua a farsi dettare legge dalla Lega Nord su temi come l'abolizione delle Province, si parte male. "Più Europa dei Popoli, meno euro-burocrazia. Superamento di una politica europea di sola austerità; accelerazione delle quattro unioni: politica, economica, bancaria, fiscale; attribuzione alla Bce del ruolo di prestatore di ultima istanza, sul modello della Federal Reserve americana; euro-bond e project-bond per una rete europea di sicurezza e di sviluppo; esclusione delle spese di investimento dai limiti del patto di stabilità europeo; elezione popolare diretta del Presidente della Commissione europea e ampliamento della potestà legislativa del Parlamento europeo; costituzione di una agenzia di rating europea; centralità dell’Italia nella politica Europea, nella Alleanza atlantica, nel dialogo euro-mediterraneo, nel rapporto con l’Est". Come ho detto anche riguardo il programma di "Scelta civica", non credo affatto che l'Ue resisterà a lungo nella forma attuale, quindi ritengo alcune battaglie assolutamente di retroguardia rispetto ad altre priorità ma non si può non notare la differenza netta in tema di Europa tra Pdl e Monti, visto che revisione dello statuto della Bce, agenzia di rating europea, esclusione delle spese di investimento dai limiti del patto di stabilità europeo ed elezione popolare diretta del Presidente della Commissione europea, sono temi a mio modo di vedere non più rimandabili.



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