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FINANZA/ I test che fanno tremare l’Europa

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Ieri, verso l’ora di pranzo, nelle sale trading era cominciata a circolare la voce di un possibile downgrade di Moody’s del debito italiano, cui sarebbe seguita anche la revisione al ribasso del rating delle più importanti aziende nazionali. Non è andata così, ma non facciamoci illusioni: a una mia mail in cui gli chiedevo conto della possibilità dell’intervento di Moody’s, Ambrose Evans-Pritchard mi rispondeva così: «Non oggi, ma gli analisti ne stanno parlando in termini generali e lo aspettano». D’altronde, al netto del mio giudizio immodificato e immodificabile sulle agenzie di rating, se qualcuno avesse visto e seguito i contenuti della delirante, prima riunione dei neoeletti a Camera e Senato del Movimento 5 Stelle, un downgrade di almeno cinque gradini è il minimo da attendersi. Ma parliamo di fatti, non di ipotesi future, anche se la sconnessione degli spread italiano e spagnolo, così come i movimenti totalmente divergenti tra Ftse Mib e Ibex e i movimenti dei cds, parlano una lingua davvero pericolosa.

Dunque, vediamo le performance delle principali Borse mondiali ed europee la scorsa settimana e da inizio anno. Milano -3,44% nei sette giorni, -3,67% dal 1 gennaio. Parigi, -0,17% e +1,62%. Madrid +0,10% la scorsa settimana, +0,24% da inizio anno. Francoforte, +0,60% e +1,26%. New York, S&P 500, +0,17% la scorsa settimana e +6,45% da inizio anno. Zurigo +0,63% e +11,43%. Londra, +0,68% la scorsa settimana e +8.15% da inizio anno. Tokyo +1,94% e +11,65%. Insomma, al netto di tutte le chiacchiere, l’Italia è sotto attacco.

Nonostante quei dati da rally siano ovviamente frutto di un doping garantito dalla liquidità delle banche centrali e non da fondamentali economici, l’Italia resta a bocca asciutta: anzi, finisce sottacqua mentre la Spagna, che ieri ha registrato un +1,2% del tasso di disoccupazione tra gennaio e febbraio superando la quota dei 5 milioni di senza lavoro, vede l’Ibex in rialzo, seppur frazionale, da inizio anno.

Ma di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di un’Europa che non esiste, di un continente che nei fatti è ormai imploso: a Parigi la Borsa ha guadagnato oltre l’1,5% da inizio anno e come sia conciata Parigi ve l’ho spiegato due settimane fa. Siamo alla vigilia della tempesta perfetta: esplosione della bolla immobiliare cinese, caos obbligazionario in Europa a causa dei debiti pronti a tornare fuori controllo e Stati Uniti a rischio correzione dei corsi per il sequester obbligato, nonostante le promesse di Ben Bernanke di liquidità come se non ci fosse un domani. Non è un caso che in questo momento, all’instabilità eterodotta ed eterodiretta del Movimento 5 Stelle, vada a unirsi una nuova corrente di pensiero, questa volta in arrivo dalla Germania.

Da Berlino, infatti, arrivano segnali chiari: falchi euroscettici, economisti e ambienti delle industrie esportatrici aprono all’ipotesi chiara che l’Italia possa uscire dall’euro. Lo scenario di un abbandono della moneta unica da parte della terza economia dell’Eurozona non viene escluso e anzi viene delineato con sempre maggiore convinzione da una parte delle istituzioni economiche e politiche tedesche. Certo, parliamo di una minoranza ma cos’era Grillo prima del voto? E anche in Germania, stanno sperimentando il loro laboratorio anti-europeo in vista del voto politico di settembre: la lobby euroscettica e nostalgica del marco si sta infatti riorganizzando in corsa per fondare un nuovo partito dal nome che non lascia dubbi: “Alternative fuer Deutschland”, alternativa per la Germania, già giudicata un successo da Deutsche Bank Research che ieri dedicava alle neonata formazione un’analisi approfondita.



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