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FINANZA/ Così il taglio dei tassi può mettere in trappola Draghi

Pubblicazione:sabato 27 aprile 2013

Draghi Draghi

Le banche centrali, nei momenti di crisi, tagliano i tassi di interesse, abbassando il costo del denaro e aumentando la massa monetaria in circolazione. I “tassi di interesse” a cui si fa genericamente riferimento è l’ECB refinancing rate, ovvero il tasso di interesse a cui la Bce presta soldi a brevissimo termine ad altre banche private. Le banche private troveranno più convenienza quindi a prendere soldi a prestito e a prestarli a loro volta trasmettendo questa massa monetaria all’economia reale (negli scenari fisiologici). Negli scenari patologici come quello attuale, questi denari sono utilizzati per comprare (soprattutto) titoli di Stato e guadagnare dalla differenza del rendimento del titolo di Stato stesso e il costo del finanziamento presso la Bce, ma questa è un’altra storia.

La Bce ha abbassato l’ultima volta i tassi di interesse di riferimento nel luglio 2012 portandoli allo 0,75% in un percorso di tagli costanti che arriva da un 4% del 2008 (ricordiamo con simpatia il rialzo dell’estate del 2008 dal 4% al 4,25%, quando già la crisi era scoppiata). Sin qui nulla di strano: la banca centrale aiuta mercati ed economia in un momento di crisi e porta i tassi a un minimo nella storia dell’Euro. Tenendo conto che in Giappone sono prossimi allo zero da venti anni, la cosa risulta ancor meno eclatante.

È invece eclatante l’azione non convenzionale messa in pratica dalla Bce assieme alle altre principali banche centrali. Parliamo di piani di riacquisto di titoli di Stato (comprano titoli di Stato e iniettano liquidità), finanziamenti alle banche private (programma Ltro, nell’ordine di 500 miliardi a tranche), fondi pronti per il salvataggio di banche private e interi Stati, che hanno portato il bilancio della Bce a 3 mila di miliardi di euro, dai 2 mila del 2011, o dai soli 750 degli anni 2000. Il tasso di interesse di riferimento è quindi solo una piccolissima espressione dello sforzo che sta facendo la Bce per mantenere abbondante (leggi: ridondante) la liquidità disponibile al sistema (leggi: banche private). È meno della punta dell’iceberg, è un qualcosa che non rende l’idea della magnitudo dell’azione della banca centrale degli ultimi 5 anni.

A questo punto, puntare i fari sul possibile taglio di un quarto di punto sino allo 0,5%, atteso nella prossima riunione che Mario Draghi presiederà il 2 maggio, è a mio parere totalmente inutile. Questo probabile taglio è una goccia nel mare, ma con due risvolti sul piano comunicativo e psicologico. Un taglio dei tassi mostra ai meno informati un’azione importante della Bce, una di quelle azioni che anni fa portava i mercati azionari a salire con decisione. Allo stesso tempo, un taglio allo 0,5% ci porta a un livello così vicino a zero che ci fa pensare che non ce ne possano essere ulteriori. Questo taglio è quello che mostra ai mercati che le armi convenzionali son finite, che la trappola della liquidità è oramai innescata e in misura aggravata rispetto a quella di keynesiana definizione.


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