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FINANZA/ La "balla" che ci tiene ancora prigionieri dell’euro

Pubblicazione:lunedì 13 maggio 2013

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“Folle chi pensa di poter fare ameno dell’Euro. L’uscita dall’Euro per l’Italia potrebbe rappresentare un calo del Pil del 30%. Sarebbe come fare un passo indietro di 20 o 30 anni”. Queste sono state le parole del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, in occasione di un incontro dedicato all’Europa svoltosi all’Università Bocconi di Milano. Ci sarebbe da chiedersi dove abbia preso tanta scienza. Lo ha detto lo stesso Squinzi, confermando l’esattezza delle cifre: “Questa è una elaborazione del centro studi Confindustria”. Andiamo bene! Viene il sospetto che tali studi tengano conto degli interessi prevalenti dei grossi gruppi industriali presenti all’interno di Confindustria, piuttosto che della totalità delle imprese, che in Italia sono prevalentemente medie e piccole. Ai grossi gruppi industriali, l’euro fa sicuramente comodo, soprattutto se questo aiuta i loro fatturati sulla pelle delle piccole imprese. Ma non sembra si tenga molto in conto il benessere del popolo intero. Perché le cifre in tal senso raccontano tutta un’altra storia.

Anzitutto, di fronte alla crisi internazionale, ormai è evidente che l’euro non ha costituito un valido baluardo, né una difesa. Anzi, proprio l’Euro, con le rigidità tipiche di una moneta unica imposta su un’area così vasta, ha ovviamente favorito i più forti e reso più fragili i più deboli. Cioè l’Euro ha amplificato i problemi e ha diffuso su tutti le proprie intrinseche fragilità. Ma lasciamo da parte un momento giudizi pure ovvi. Cerchiamo di far parlare i numeri.

Il grafico a fondo pagina viene da sito ufficiale (Statistical Data Warehouse) della Banca Centrale Europea, e le due linee del grafico rappresentano la variazione di Pil dei 17 paesi che utilizzano l’Euro (linea rossa) e e quella dei 27 paesi che sono nell’Unione europea ma non utilizzano l’Euro, poiché hanno ancora la loro moneta nazionale. Come si vede chiaramente dal grafico, la linea rossa è costantemente sotto (tranne rare eccezioni) la linea blu. In altre parole, i paesi periferici dell’Unione europea sono cresciuti più di quei paesi che invece hanno adottato l’Euro. E la differenza, già presente quando c’era il “serpentone” monetario, cioè la fascia di oscillazione ristretta tra i cambi monetari, diventa marcata dall’introduzione della moneta unica nel 2001. E una differenza costante, che si mantiene nel tempo, vuol dire un divario che aumenta sempre più. Questo dicono i numeri ufficiali, pubblicati dalla Banca centrale europea, non le chiacchiere.

Poi sarebbe utile sapere in base a quali ipotesi il Pil dovrebbe calare del 30%. Ragioniamo un attimo: la moneta non dovrebbe essere uno strumento neutro di misura del valore? Il valore non dovrebbe essere quello dei beni, quello della produzione reale di beni e servizi? Allora, perché, cambiando moneta, il valore di tali beni dovrebbe calare del 30%? Perché mai la qualità dei prodotti o la loro appetibilità sul mercato dovrebbe calare del 30%? Prima di lanciarsi in tali ardite affermazioni (“il Pil calerebbe del 30%”), bisognerebbe almeno avere l’umiltà di imparare qualcosa dalla storia. E senza andare lontanissimo nel tempo e nello spazio, si potrebbe ricordare quello che è stato della cosiddetta “unione monetaria latina”.

 


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COMMENTI
13/05/2013 - euro vs popolo (Diego Perna)

...Ma non sembra si tenga molto in conto il benessere del popolo intero. .....E questo é purtroppo normale, da quand' é che chi decide avendone il potere lo la a favore del popolo.Popolo e potere sono due elementi inconciliabili, non c' é da stupirsene. Altro fatto é prenderne coscienza, ma sará un lavoro lungo e difficile perché anche la comunicazione é decisiva ed é purtroppo anche questa tutta a favore dell' euro e di chi lo ha voluto, che certo non é il popolo. Io che sono sempre piú d' accordo con i suoi articoli, proprio perché vivo del mio lavoro in modo stringente, nel senso che se non costruisco un - oggetto- non guadagno , e se sono ammalato non lavoro ecc. ecc. , capisco quindi sino al midollo il valore che dovrebbe avere il lavoro , concetto combattuto da piú fronti, proprio per devalorizzarlo. Un artigiano ha la coscienza di cosa ha fatto l' euro al proprio lavoro ma per altri é impossibile, e lo vedo nelle discussioni con i miei amici, capirlo, anche perché tutti hanno paura di perdere un poco del loro presunto benessere. Buona giornata grazie