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Economia e Finanza

IMU E IVA/ Arrigo: c’è un "tesoretto" da 8 miliardi per tagliare le tasse

Di fronte a una crisi che mette sempre più in difficoltà le famiglie, è indispensabile tagliare le tasse. UGO ARRIGO spiega come il governo, a corto di risorse, può farlo

Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto) Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

Il governo italiano si appresta a giocare la sua partita più importante a Bruxelles, ma deve sbrigarsi. La crisi economica, lungi dall’essere superata, continua a stravolgere le abitudini di vita delle famiglie, il cui potere d’acquisto, secondo quanto rilevato dall’Istat, è diminuito nel 2012 del 4,8%. Una caduta di intensità eccezionale, fa sapere l’istituto di statistica, che giunge dopo un quadriennio caratterizzato da un continuo declino: “A questo andamento hanno contribuito soprattutto la forte riduzione del reddito da attività imprenditoriale e l'inasprimento del prelievo fiscale”, si legge nel comunicato. E il governo parrebbe avere l’intenzione di dare un taglio alle tasse, anche se sembrano non esserci le risorse per una manovra di questo genere. Dall’Europa, però, potrebbe arrivare una boccata d’ossigeno: uscire dalla procedura di infrazione, infatti, permetterebbe all’Italia di allentare alcuni vincoli del Patto di stabilità interno per il cofinanziamento nazionale dei fondi europei nel periodo 2013-2015 pari a 12 miliardi. Ad annunciarlo è il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni. Queste risorse, fanno sapere invece dal ministero per la Coesione territoriale, guidato da Carlo Trigilia, devono però essere spese entro il 31 dicembre 2015, altrimenti potrebbero andar perse. Restano però ancora circa 31 miliardi da spendere e il tempo è ormai strettissimo. Queste risorse potranno servire ad allentare la morsa fiscale che pesa sugli italiani? Cerchiamo di capirlo insieme a Ugo Arrigo, professore di Finanza pubblica presso l’Università Bicocca di Milano.

Professore, cosa può dirci innanzitutto di questi fondi regionali europei?

Queste risorse, una volta distribuite e assegnate agli aventi diritto, devono essere utilizzate entro la data indicata dal ministero per la Coesione territoriale, vale a dire entro il 31 dicembre 2015. Uno dei primi aspetti che emerge, a mio giudizio piuttosto sconcertante, è che si tratta di fondi già da tempo disponibili, eppure l’Italia non è mai stata in grado di utilizzarli appieno. Mi sembra assurdo che, anche in periodo di piena recessione, abbiamo evitato di metter mano a questi fondi pur avendoli a disposizione. Questo la dice lunga sulla velocità delle macchine regionali o dello Stato italiano.

Trigilia ha confermato che ci sono ancora 31 miliardi di euro da spendere...

Lo stanziamento complessivo iniziale è stato di 49,5 miliardi, eppure fino a tutto il 2011 ne era stato utilizzato al massimo il 10-11%, non di più. Bisogna adesso capire dove e in che modo queste risorse potranno rendersi effettivamente utili.

Dove crede verranno indirizzate maggiormente?

Tra le finalità dei fondi europei c’è sicuramente lo sviluppo infrastrutturale, quindi diverse opere pubbliche potrebbero essere finanziate con questi soldi e non con quelli provenienti dalle nostre casse. Però, al contrario di quanto si possa immaginare, non incideranno particolarmente sul fronte del bilancio pubblico nazionale.

Quindi, in poche parole, lo Stato non può utilizzare queste risorse per abbassare le tasse?

Credo proprio di no, anche perché questi fondi sono legati sempre a programmi specifici, proprio come le opere pubbliche, e sono vincolati al settore di destinazione e ad alcune regioni in particolare, visto che non tutte possono concorrere ai programmi previsti.

Allora con quali risorse il governo potrà intervenire per diminuire la pressione fiscale?