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FINANZA/ Pelanda: agli Usa "conviene" scatenare una nuova crisi

Per CARLO PELANDA, il Congresso può essere tentato di fare saltare l’accordo sul tetto del debito, anche per svalutare il dollaro favorendo le esportazioni dei prodotti americani

Barack Obama e Jacob Lew (Infophoto) Barack Obama e Jacob Lew (Infophoto)

«Un mancato accordo sul tetto del debito negli Stati Uniti provocherebbe una nuova crisi mondiale, ma comporterebbe effetti interni positivi. I Repubblicani potrebbero quindi essere tentati di mandare a monte il compromesso e fare crollare le Borse di tutto il Pianeta». Ad affermarlo è Carlo Pelanda, professore di Politica ed Economia internazionale nell'Università della Georgia. Jacob Lew, segretario Usa al Tesoro, ha scritto una lettera al presidente della Camera, John Boemer, nella quale afferma che se il Congresso non riuscirà a trovare la quadra sul tetto del debito entro il 17 ottobre, il governo federale non riuscirà più a pagare gli stipendi, le pensioni e l’assistenza medica.

 

Professor Pelanda, davvero il Congresso Usa potrebbe non trovare l’accordo e gli Stati Uniti andare in default?

Innanzitutto va fatta una precisazione. Ciò di cui stiamo parlando non è il rischio default, ma il fatto che l’amministrazione pubblica degli Stati Uniti potrebbe non riuscire più a pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici per un mese o due. Sono due cose completamente diverse.

 

Ma si tratta di un rischio reale o soltanto di una provocazione del segretario Lew per invitare il Congresso a trovare una soluzione?

Il rischio è reale, perché nel sistema americano se l’amministrazione pubblica non ha i soldi e non può indebitarsi, smette di pagare gli stipendi anche se magari per un periodo di tempo limitato. La lettera del segretario Lew è un atto dovuto, in quanto avverte il Congresso sulla reale situazione e assegna un termine affinché la politica faccia il suo dovere.

 

Quale luce getta questa lettera sulla politica economica americana che è stata capace di portare la nazione fuori dalla recessione?

La cultura americana per quanto riguarda la politica economica e monetaria è più pragmatica di quella europea, in quanto comprende che di fronte a una crisi diventa necessario azionare la leva inflazionistica ed espansiva. Gli Stati Uniti sono quindi cresciuti e hanno portato il mondo intero fuori dalla crisi, mentre l’Eurozona ci è rimasta perché ha alzato le tasse e ha mantenuto la liquidità troppo ristretta. Obama avrebbe però potuto fare meglio, mentre invece ha ridotto il potenziale di crescita. Poteva essere un boom, ma la Casa Bianca ha lasciato una grande incertezza fiscale.

 

Torniamo al dibattito in seno al Congresso. Quali sarebbero le conseguenze di un mancato accordo?