BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Banche, i guai di Italia, Spagna e Grecia

Pubblicazione:martedì 4 febbraio 2014

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Siamo messi male, cari lettori. Sempre peggio. E non lo dice il sottoscritto ma la Bce, comunicandoci le nuove linee guida per gli stress test. Le banche europee sottoposte alla verifica dello stato patrimoniale e delle ratio per le quali emergerà una mancanza di capitale nello scenario base dovranno ricapitalizzare nel più breve termine, mentre se la carenza di capitale fosse evidenziata nello scenario avverso l’aumento di capitale potrebbe essere richiesto in un arco di tempo più esteso, sulla base di un piano concordato. È quanto ha spiegato ieri la Banca centrale europea, precisando che completerà la messa a punto della metodologia con cui verrà condotta la verifica sulla qualità degli asset in bilancio delle banche nelle prossime settimane e la renderà pubblica entro la fine di marzo.

Il vice presidente della Bce, Vitor Constancio, ha assicurato che l’elaborazione delle metodologie è a buon punto: «Le banche stanno terminando i preparativi per una valutazione complessiva e stanno rafforzando i loro bilanci, il che è uno sviluppo che accogliamo con favore». Dunque, non solo le banche italiane hanno potuto beneficiare del regalino di Stato passato sotto il nome di decreto Imu-Bankitalia, ma adesso hanno anche l’alibi di tempi più lunghi per ricapitalizzare. Come se questo non bastasse, poi, sono stati previsti haircut su titoli di Stato in “available for sale”, ma nei paesi in cui è autorizzata la sterilizzazione della riserva negativa (come in Italia) non ci saranno impatti negativi sul capitale. Detto fatto, un altro regalino, in questo caso per Mps, la cui riserva nel terzo trimestre 2013 era ancora negativa per circa 1,4 miliardi di euro.

Insomma, una presa in giro, questi stress test a occhio e croce li passerebbe anche la lavanderia dei Jefferson. Ma sapete qual è la verità? Provo a dirvela in parte io. Guardate il grafico a fondo pagina: ci mostra, plasticamente, l’aumento delle sofferenze del Banco Popular spagnolo. E, attenzione, a differenza delle banche italiane, quelle spagnole non calcolano gli incagli, ovvero i prestiti a rischio ma con buone possibilità di essere recuperati, nella ratio dei cosiddetti non performing loans, contabilizzano quelli che ormai non hanno più speranza. Bene, da quando per legge le banche spagnole non possono più raccontare bugie, essendo state salvate con soldi europei, saltano fuori cifre interessanti: tipo che nell’ultimo trimestre, le sofferenze del Banco Popular sono salite del 19,6% rispetto ai tre mesi precedenti, arrivando a 21,2 miliardi di euro di «prestiti su cui dubitare per ragioni soggettive». Significa avere una ratio di sofferenze sul totale del 14,27%, un record assoluto. E questo con l’indice Ibex della Borsa di Madrid che correva, fino alla scorsa settimana, come un treno.

La Bce lo sa e corre ai ripari con manovre come quella annunciata ieri. Ma soprattutto, Draghi sa ciò che io vi dico da mesi ormai: la Grecia non solo non è salva, ma sta per presentare un altro conto. Salato. Lunedì della scorsa settimana, infatti, terminato il vertice dei ministri delle Finanze dell’Ue, a Bruxelles si è tenuta una riunione segreta cui hanno partecipato funzionari di primo livello del Fmi, della Commissione europea, della Bce, dell’Ue e dei governi tedesco e francese. Motivo dell’irrituale riunione? La Grecia, appunto. Per l’esattezza, due questioni che spaventano.

Primo, come riuscire a obbligare il governo ellenico a proseguire con riforme strutturali impopolari. Secondo, ciò di cui vi parlavo già lo scorso autunno: la necessità di 5-6 miliardi di euro per finanziare i costi dello Stato greco per la seconda metà del 2014. Soluzioni raggiunte? Nessuna.

 


  PAG. SUCC. >