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SPY FINANZA/ La "vittoria" delle banche che può scatenare un'altra crisi

Pubblicazione:lunedì 14 aprile 2014

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Meglio tardi che mai, ammesso e non concesso che questa volta alle parole seguano i fatti. Parlando a margine del meeting primaverile del Fmi a Washington sabato scorso, Mario Draghi ha dichiarato che «a fronte di un ulteriore apprezzamento dell’euro sui mercati valutari, si renderebbero necessari ulteriori misure di stimolo monetario». Alleluia, visto che dal luglio 2012 l’euro è cresciuto del 14% contro il dollaro e questo ha certamente aiutato la creazione dello stato pre-deflattivo in cui ci troviamo oggi. Ma, come anticipato, Mario Draghi da almeno nove mesi minaccia interventi, salvo poi rintanarsi nell’immobilismo sperando che sia la Fed a sgonfiare la bolla globale. E tanto più che il presidente non ha per nulla fornito una soglia del tasso di cambio che potrebbe innescare un’azione da parte della Bce, limitandosi a dire che «i cambi sono uno degli elementi, non l’unico, che influisce sulla stabilità dei prezzi».

Staremo a vedere, tanto ormai siamo abituati alle cronache marziane che ci offre questo mercato da pazzi. Una cosa è certa: chi dà le carte sono sempre gli stessi e, crisi o non crisi, l’atteggiamento non cambia. Due esempi. Il primo riguarda ancora la Grecia e l’emissione del suo bond a 5 anni che ha fatto eccitare tanti osservatori: sapete chi ha comprato un terzo dei 3 miliardi di euro di debito messi all’asta? Hedge funds, mentre il rimanente è stato comprato da investitori da tutto il mondo, metà dei quali però, stranamente, con sede a Londra. Leggi, speculazione pura. Siamo alla follia pre-Lehman, si compra tutto ciò che garantisce un rendimento, tanto si sa che qualcuno interverrà in tempo.

Sabato fonti europee hanno subito gettato acqua sul fuoco dell’entusiasmo, dicendo chiaro e tondo che, nonostante l’ottima asta, Atene avrà ancora bisogno di aiuto finanziario per riuscire a onorare i pagamenti di interessi cui deve andare incontro nei prossimi tre anni: e siccome da qui al 2016 circa l’80% del debito greco sarà in mano alla Bce/Ue e a creditori ufficiali, capite da soli che bisogna garantire quei pagamenti. Insomma, la solita partita di giro. Ecco l’effetto placebo sui mercati: con tutto quel debito in mano a soggetti istituzionali, il rischio default è molto basso. Quindi, si compra col badile nonostante la ratio debito/Pil ellenica sia ancora al 178% e nonostante un haircut sui creditori privati di circa il 70% in termini effettivi. Ma come vi ho detto sabato, già il giorno dopo il bond a 5 anni ha preso 32 punti base di rendimento e perso 1,5 punti sul prezzo: sintomo che magari la domanda ci sarà anche stata, ma tanta parte era meramente speculativa e qualcuno in 24 ore ha già patito una perdita.

Chi? Facile, i fondi pensione e i fondi di investimenti che riguardano la gente come noi, gente normale, i quali si sono fiondati immediatamente a comprare dagli hedge funds. I quali, terranno un po’ di quella carta greca ancora nei portafogli e poi se ne libereranno offrendola a prezzo d’oro al parco buoi un minuto prima dell’arrivo della tempesta. Anche perché, dopo aver patito un calo del Pil del 26% dall’inizio della crisi a oggi, come dimostra il primo grafico, l’economia greca non è affatto in miglioramento, come mostra il secondo grafico, dal quale si desume che investimenti e importazioni di capital goods necessari per far ripartire il sistema sono letteralmente collassati.

 

 


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