BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ L’Europa "rovina" la festa al Def di Renzi

Pubblicazione:mercoledì 9 aprile 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Potremmo chiamarla la sfida dello 0,2%, che è la differenza tra la crescita obiettivo del governo per quest’anno (0,8%) e la stima che trova concorde il Fondo monetario internazionale e l’Unione europea (0,6%). Sembrano pochi due decimali di punto, ma fanno la differenza, sono loro a consentire il rispetto dei vincoli europei e nello stesso tempo una ripartenza della congiuntura. Un’inezia statistica che rappresenta uno psicodramma politico e sociale prima ancora che economico. Il consiglio dei ministri ieri sera ha varato il Documento di economia e finanza, cioè la gabbia di compatibilità dentro la quale si muoverà la politica economica, sapendo bene che tutto si regge su un fragile architrave.

La crescita è una scommessa basata sulla spinta che verrà data dallo stimolo fiscale e dal pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione. A loro volta queste due leve potranno essere azionate senza dilatare il deficit pubblico se verranno rispettati gli obiettivi della spending review. L’una trave tiene l’altra, entrambe reggono l’intero edificio.

Per capire davvero bene come stanno le cose occorre leggere il documento che nei suoi dettagli non è ancora disponibile. Il decreto per il taglio al cuneo fiscale verrà presentato solo il 18 aprile. Quindi siamo ancora agli annunci, dobbiamo basarci sulle parole. Renzi ha detto che il costo da maggio a dicembre sarà di 6,7 miliardi. Le coperture verranno «per 4,5 miliardi dalla spending review e per 2,2 dall’aumento del gettito Iva e dall’aumento al 26% della tassazione sulla rivalutazione delle quote Bankitalia, quindi pagheranno le banche», ha commentato il presidente del Consiglio, confermando il «mantenimento dei parametri europei entro i limiti» di Maastricht, «ma soprattutto il mantenimento del deficit al 2,6%». Dunque c’è un passo indietro, Renzi ha dovuto accettare la legge bronzea dell’Unione? Certo, andare al 2,8% avrebbe significato di fatto sfondare il tetto visto il trascinamento dal 2013. Anche qui c’è uno 0,2% che ricorre come una maledizione.

La revisione della spesa darà quello che aveva detto Cottarelli e non quello che avevano messo in giro i corifei del governo. E da sola non basta per coprire il taglio dell’Irpef. Il resto sarà trovato con un’operazione di tagli e ritagli che assomiglia tanto a quelle del passato e molto poco ai voli pindarici di Renzi. Potremmo dire che se c’è una cosa che non è stata rottamata è proprio la vecchia manovra di bilancio.


  PAG. SUCC. >