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INCHIESTA/ Dal dopo-Cuccia al caso Etruria: Fazio e Draghi hanno molto da chiarire...

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Mario Draghi, governatore Bankitalia dal 2006 al 2011 (Infophoto)  Mario Draghi, governatore Bankitalia dal 2006 al 2011 (Infophoto)

Chissà in base a quale criterio i 42 senatori del Pd che hanno proposto la commissione parlamentare d'inchiesta su banche e vigilanza hanno scelto di cominciare dal 2000. La data, in ogni caso, non sembra sbagliata per una "narrazione ufficiale" di come Bankitalia e Consob hanno sorvegliato il sistema creditizio fino al "caso Etruria & C." Il 23 giugno 2000 muore Enrico Cuccia ed è allora, senza alcun dubbio, che la storia bancaria italiana passa da un "prima" a un "dopo", dallo "ieri" all'"oggi".

E' allora che la Banca d'Italia di Antonio Fazio rompe con una doppia tradizione di vigilanza: poco proattiva nello stile e sostanzialmente conservativa degli equilibri esistenti sul mercato fra la cosiddetta "finanza laica" e quella cosiddetta "bianca". A euro già nato, a globalizzazione finanziaria galoppante, sono però categorie datate e in fondo Fazio ne trae per primo le conseguenze quando Mediobanca perde il suo leader storico. Bankitalia ha protetto la Mediobanca di Cuccia fino all'ultimo: frenando le due Opa di UniCredit su Comit e di SanpaoloImi su Bancaroma.

Ma senza più Cuccia - ultimo "intoccabile" perfino da Via Nazionale - il governatore si autodesigna garante del futuro dell'unica banca d'affari italiana: cassaforte delle Generali e del Corriere della Sera e fresca co-vincitrice dell'Opa Telecom. Quando tuttavia la "nuova vigilanza" di Fazio si muove è già tardi: o meglio, Bankitalia si ritrova a giocare - certamente non più da arbitro - una partita già iniziata e forse già decisa.

Vincenzo Maranghi - delfino di Cuccia e amministratore delegato di Mediobanca - ha già "auto-scalato" l'istituto attraverso un gruppo di soci francesi capitanato da Vincent Bolloré (che nell'autunno 2015 è divenuto azionista di riferimento di Telecom). Come soono riusciti Maranghi e i suoi alleati francesi a nascondere l'acquisto del 20% di Mediobanca alla Consob? Ecco una prima domanda che - nel caso - piacerebbe fosse posta dalla commissione d'inchiesta all'Autorità di Borsa: anche se il presidente di allora - l'economista Francesco Spaventa, storicamente legato sia al Pci che ai circoli anglosassoni - è nel frattempo scomparso.

Fazio invece è ancora vivo. E' in silenzio da nove anni: da quando è stato obbligato a dimettersi per un avviso di garanzia per "abuso d'ufficio": per aver vigilato male, in modi controversi, sulla guerra bancaria dell'estate 2005 (AntonVeneta contesa fra l'olandese Abn Amro e Popolare di Lodi; Bnl fra lo spagnolo Bbva e Unipol-immobiliaristi romani; Rcs fra patto Fiat-Mediobanca e "cordata Ricucci"). Condannato due volte in Cassazione, Fazio non ha mai "narrato" per davvero: né quelle vicende, né quelle precedenti e tanto meno quelle successive (il governatore italiano, euroscettico e diffidente della turbo-finanza - aveva lanciato fra i primi l'allarme sui rischi poi deflagrati nel 2008). Fra i capitoli che - forse - la commissione d'inchiesta sarà chiamata a riscrivere spicca comunque certamente la lunga "guerra di Mediobanca-Generali": culminata con la cacciata di Maranghi e la fine dell'istituto e anche delle sue peculiari funzioni di "vigilanza da Milano" sul sistema bancario.


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