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Economia e Finanza

I NUMERI/ I "tweet" contro la ripresa declamata da Renzi

Nei prossimi giorni, dice GIUSEPPE PENNISI, vedremo probabilmente Renzi impegnato a spiegarci che la svolta è arrivata. Ma per il 2016 le premesse non sono buone

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Nei prossimi giorni, si intensificheranno i discorsi del Presidente del Consiglio, e di altri autorevoli componenti del Governo, nel presentare il 2015 come l’anno in cui si è usciti dalla recessione e il 2016 come quello della “vera svolta” che preluderà a un nuovo “miracolo economico”. Come valutarli?

Senza dubbio, dopo circa sette anni, nel 2015 il saggio di crescita del Pil ha avuto un segno positivo (anche se modesto - siamo con la Grecia i fanalini di coda dell’Eurozona - e fragile). Senza se e senza ma, però ci sono importanti chiamate alle urne dal cui esito dipende il futuro del Governo in carica: in primavera (più o meno tarda) si terranno elezioni amministrative in città come Milano, Roma e Napoli, e successivamente il referendum confermativo delle riforme istituzionali. Se il Governo risulterà sconfitto in due delle grandi città sarà un’anatra zoppa per il resto della legislatura. Se perde il referendum elettorale, sarà l’anatra di una natura morta. Dunque, occorre incoraggiare le truppe e presentare loro un sentiero di “attesi” trionfi.

Cosa dicono i numeri? Le previsioni quantitative dell’Istat, dell’Ocse e del Fondo monetario internazionale prevedono una crescita dell’1,3%-1,4% , non molto distanti da quelle sulla cui base il Governo ha impostato la legge di stabilità. I 20 istituti del “consensus” (tutti privati, nessun italiano) sono leggermente meno ottimisti poiché sottolineano la fragilità di stime effettuate senza tener adeguatamente conto dell’incertezza internazionale che plasma queste ultime settimane (principalmente a ragione del terrorismo e di guerra alla porta di casa). Raggelanti le stime di Moody’s : una crescita al massimo dell’1% (non certo l’inizio di un nuovo “miracolo economico”), senza tenere conto dell’elemento incertezza che la abbasserebbe ancora di più.

Occorre sottolineare che la struttura del modello previsione di Moody’s si differenza da quella degli altri. Il suo architrave è un modello dell’andamento dei mercati finanziari da cui si ricavano le prospettive dell’economia reale. Gli altri, invece, sono variazioni del modello di Lawrence Klein che ha come elemento esogeno principale il commercio mondiale e, quindi, le esportazioni.

Questa, quindi, la cornice quantitativa. Non è una cornice decisamente incoraggiante. Si esce, è vero, dalla recessione, ma con una crescita tra l’1% e l’1,4% non si genera occupazione. Anzi, aumenterà ancora la disoccupazione dato che numerosi uomini e donne che, scoraggiati, hanno abbandonato il mercato del lavoro, vi torneranno a cercare occupazione. Se poi cominciano ad avere esiti positivi le misure per il miglioramento della produttività è possibile un decremento netto del numero degli occupati.