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GEO-FINANZA/ Le "crepe" dell'Europa che smontano la ripresa italiana

Pubblicazione:lunedì 16 febbraio 2015

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Se fotografassimo dall’alto l’Europa vedremmo che è minacciata sia da aggressioni esterne, sia da tendenze disgreganti interne. Minacce esterne: estensione dello Stato islamico, complicata dalla perdita dell’alleanza con la Turchia in via di islamizzazione; pressione verso Ovest da parte della Russia; penetrazione condizionante della Cina via investimenti negli snodi dell’economia europea, dove Mosca e Pechino, pur nemiche in prospettiva, ora convergono nel progetto di creare un blocco euroasiatico che includa un’Europa occidentale indebolita, staccandola dall’America. La coerenza dell’Eurozona (19 nazioni) è minacciata da movimenti che imputano alla gestione rigida della moneta unica l’impoverimento e che o chiedono soluzioni incompatibili con i trattati (Syriza in Grecia, Podemos in Spagna) oppure invocano la dissoluzione dell’Eurozona e il ritorno alla sovranità economica, per esempio il Front National in Francia, la Lega, pur con maggiore prudenza, in Italia e il crescente movimento Alternative für Deutschland, con simpatie per il progetto euroasiatico, in Germania. Anche l’Ue (28 nazioni) è a rischio di perdere pezzi, per esempio il Regno Unito.

Il progetto di un’Europa in espansione verso Est e nel Mediterraneo, con scopi di terapia stabilizzante contro il disordine, fondato su un’idea di Unione europea come potenza economica a elevato consenso e ricchezza interni, appare, se non finito, in via di implosione. Il trasferimento di tale scenario (geo)politico a quello economico porta a modificare in peggio le probabilità di ripresa e sviluppo futuro delle nazioni europee, in particolare dell’Italia, tra le più esposte ai nuovi rischi.

Da un lato, i governi stanno accorgendosi del problema e da qualche settimana mostrano un’inusuale eurocollaborazione tra loro, perfino quello tedesco più pragmatico e attivo. Dall’altro, sta emergendo una domanda: ha l’Europa occidentale da sola massa geopolitica e risorse sia economiche che militari sufficienti per resistere alle minacce esterne e riassorbire le divergenze interne? Secondo me, e parecchi altri analisti, no.


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