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ENEL-MPS-RAI/ Le "cantonate" di Stato per accontentare l'Ue (e i partiti)

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«La privatizzazione delle quote Enel non risponde né a un elementare principio di convenienza finanziaria, né a un piano economico di ampio respiro, ma è solo una risposta momentanea per mettere a tacere i rimbrotti della Commissione Ue per qualche mese». Lo afferma Antonio Maria Rinaldi, docente di Finanza aziendale all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara e professore straordinario di Economia politica alla Link Campus University di Roma. Ieri il ministero dell’Economia e delle Finanze ha annunciato l’avvenuta cessione del 5,74% del capitale Enel, per un valore complessivo di 2,2 miliardi di euro. Mentre il giorno prima la Commissione Ue aveva dato il via libera incondizionato alla Legge di stabilità 2015 dell’Italia.

 

È un caso che l’annuncio sulle quote Enel arrivi nello stesso giorno in cui l’Ue approva la nostra manovra 2015?

La vendita delle quote Enel rientra nelle politiche deflazionistiche cui noi dobbiamo sottostare per vincoli esterni. Il governo si è impegnato a un processo di privatizzazioni tale da potere reperire risorse per abbattere il debito pubblico. A parte questo, non c’è nessuna correlazione diretta con l’ok alla Legge di stabilità.

 

A che cosa serve reperire 2,2 miliardi su un debito pubblico da 2mila miliardi?

Non serve a nulla, perché è una goccia nel mare magnum del nostro debito che andrebbe affrontato in un altro modo, innanzitutto con la crescita. Nella misura in cui c’è crescita, il rapporto debito/Pil diminuisce automaticamente.

 

Questa operazione consente comunque un miglioramento dei conti pubblici?

No. La privatizzazione delle quote Enel non tiene conto di un elementare principio di convenienza finanziaria: siamo sicuri che la vendita di partecipazioni come l’Enel sia conveniente per lo Stato, visto che il rendimento dei dividendi è superiore rispetto al costo del debito che si va ad abbattere? A mio avviso la risposta è no, si stanno vendendo delle partecipazioni i cui rendimenti in termini di dividendo sono superiori. A ciò si aggiunge un discorso di convenienza strategica.

 

In che senso?

Si vanno ad alienare delle partecipazioni scendendo sotto al 30%, rendendo quindi più appetibile l’eventuale formazione di maggioranze relative.

 

Il Tesoro vende quote Enel e intanto entra nell’azionariato del Monte dei Paschi di Siena. Non le sembra strano?


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COMMENTI
27/02/2015 - Povero Monti (Giorgio Allegri)

Avrà sicuramente pianto come la collega Fornero! Ma Draghi per caso non c'entra niente?

 
27/02/2015 - Risposta spontanea (Giuseppe Crippa)

I derivati sono stati accesi a partire dagli anni ’90 e Monti è stato costretto a ristrutturarli (e non ad accenderne di nuovi) nel 2012. Quindi la risposta è: Tre!

 
27/02/2015 - Tremonti o Monti? (Giorgio Allegri)

La domanda sorge spontanea...

 
27/02/2015 - Una corazzata potemkin (mario schi)

Effettivamente non riesco a meglio descrivere: si tratta della fantozziana corazzata Potemkin. Cosa ci possiamo fare non c'è in casa nessuno e se c'è qualcuno ... chiamaiamo la polizia visto che i manicomi sono chiusi

 
27/02/2015 - Un uomo solo al comando? (Giuseppe Crippa)

Non mi colpisce negativamente il fatto che il prof. Rinaldi si permetta di dire che pochi hanno capito che non si trattasse di vendere la RAI quanto che ometta di dire quali sono stati i governi (o per la precisione i ministri dell’economia e delle finanze) che hanno acceso i derivati per far fronte ai quali è stato necessario accantonare il citato fondo di 40 miliardi. Mi permetto poi di ricordare ad Allegri (oltre al cognome Tremonti) che il governo Renzi è composto da 15 ministri e 44 sottosegretari.

 
27/02/2015 - Grazie (Giorgio Allegri)

Grazie caro Rinaldi, finché ci saranno persone come lei pronte a sfidare i luoghi comuni per cui deve esserci un uomo solo al comando per obbedire ai diktat esterni ci sarà ancora qualche speranza. Ma temo che il Paese abbia ormai poche chance di non finire in pasto alla turbofinanza.