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DALLA GRECIA/ Orgoglio o portafoglio: il dilemma che spiega le "figuracce" di Tsipras

Pubblicazione:sabato 14 marzo 2015

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

"Una parte del nostri partner sospetta che la Grecia non procederà con le riforme. Ma noi siamo qui per chiedere la collaborazione dell'Ocse per queste riforme", ha dichiarato il primo ministro Alexis Tsipras dopo l'incontro di mercoledì con il Presidente dell'organizzazione. Una visita agli archivi: nel 2013 anche il governo Samaras aveva cercato la sponda dell'Ocse per avviare alcune riforme. Allora, Syriza, all'opposizione, aveva dipinto questa iniziativa come la "demolizione dello Stato sociale" e come il "libro nero del neo-liberismo". 

L'Ocse, è bene ricordarlo, aveva proposto a Samaras, tra le altre, la riforma della Pubblica amministrazione. In sintesi: applicare le disposizioni del diritto privato al rapporto di pubblico impiego e assegnare alla Pubblica amministrazione-datrice di lavoro gli stessi poteri di gestione del rapporto tipici del datore di lavoro privato. Ma toccare il settore pubblico significa smantellare il potere clientelare. Così come non si possono demolire i privilegi delle professioni chiuse, dei cartelli alimentari, della distribuzione, degli oligopoli, e altro ancora. E anche su queste riforme aveva insistito, nei suoi "consigli" l'Ocse. Proposte respinte da Samaras. Resta da sapere quali "consigli" accetterà Tsipras. A meno che anche questa sia una manovra diversiva.

Nonostante i termini dell'accordo siano chiari - prima la verifica dei conti, poi lo studio della ricaduta economica delle riforme e in seguito il finanziamento - da Parigi il primo ministro ha continuato a provocare - forse a pararsi il fianco sinistro - sulla necessità del taglio del debito e sull'ipotesi che "se non ci sarà l'erogazione del prestito vorrà dire che qualcuno vuole minare l'accordo, quindi esso non sarà in grado di procedere in modo costruttivo ed efficace". Chi è quel "qualcuno"? Ovvero il nemico alle porte - o aspettando i "barbari" (per i greci classici sono coloro che parlano una lingua che non ha senso per chi ascolta), evocando il capolavoro di Konstantinos Kavafis?

La retorica "nazionalista" di Alexis Tsipras - di un suo ministro: "La Grecia non è una Repubblica delle banane tantomeno un 'dipendente' della Troika" e del grande compositore Mikis Theodorakis: "La Grecia è un Paese indomito", e di altri - riporta alla mente l'epopea di Andreas Papandreou nel 1981. Era un indizio che si stava concretizzando anche durante la campagna elettorale di Syriza. Ieri la sinistra ha vinto con la "speranza", allora per il "cambiamento". Ieri per una "Europa che cambia", allora per una Grecia "sovrana", svincolata dalle influenze straniere. Gli slogan vincenti di Papandreou furono due: "Mec e Nato lo stesso sindacato" e "Fuori le basi Nato dalla Grecia". Quelli di Tsipras: "La Troika è morta" e "Libertà di decidere il nostro futuro”.


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