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Economia e Finanza

BANCHE/ Opzione-Fondazioni per Popolari e Credito Cooperativo

La riforma delle Popolari, l'autorifroma del Credito cooperativo e i salvataggi delle banche in crisi richiamano in campo le Fondazioni bancarie. ANTONIO QUAGLIO

Il governatore Bankitalia Ignazio Visco (Infophoto)Il governatore Bankitalia Ignazio Visco (Infophoto)

Per metà ottobre è attesa la ricezione parlamentare in Italia della nuova normativa europea sui salvataggi bancari (bail in). Le regole sulla cosiddetta “risoluzione” delle crisi delle istituzioni creditizie entrerà in vigore l’1 gennaio prossimo e prevede il coinvolgimento di azionisti, obbligazionisti ed eventualmente grandi depositanti (oltre 100mila euro) nella copertura delle perdite derivanti da un dissesto. È prevedibile che il passaggio segnerà un ulteriore incremento d’attenzione - e di accelerazione - per i riassetti bancari in cantiere nel sistema nazionale.

Negli ultimi giorni i riflettori delle cronache si sono accesi sulla Popolare di Vicenza: al centro di un’inchiesta giudiziaria ma anzitutto di un delicato tentativo di stabilizzazione patrimoniale (aumento annunciato da 1,5 miliardi). Sempre nel Nord-est, Veneto Banca si è indirizzata verso un percorso analogo, con una ricapitalizzazione prevista per un miliardo.

Altre grandi Popolari - non caratterizzate da stati di difficoltà - stanno preparando la trasformazione in Spa richiesta dalla recente riforma e studiano possibili aggregazioni, auspicate dalla vigilanza ora condivisa fra Bce e Banca d’Italia. Una situazione paragonabile interessa il Credito cooperativo, che ha chiuso nei tempi previsti il cantiere del progetto di autoriforma e attende ora che Tesoro e Parlamento formalizzino la nuova regulation per la governance delle Bcc: successivamente - a diretto contatto con le autorità di vigilanza - il comparto procederà a riorganizzarsi secondo una struttura a gruppo.

Nel frattempo è in via di approntamento una soluzione di sistema per tre gruppi commissariati: Banca Marche, Banca Etruria CariFerrara. Verrà costituita una holding inizialmente finanziata dal Fondo interbancario di garanzia dei depositi e ad essa sarà conferito il controllo delle tre banche. L’impegno previsto (1,75 miliardi) sarà sostenuto - nei piani - dai sei maggiori gruppi bancari del Paese. Entro un termine orientativo di quattro anni le tre banche dovrebbe essere risanate e ristrutturate, pronte per essere rilevate da altri gruppi.

Le Popolari Spa in evoluzione nelle dimensioni e negli assetti di controllo; la nuova capogruppo del Credito cooperativo; la holding di parcheggio per tre banche regionali in difficoltà: tre situazioni che assai verosimilmente richiameranno in le Fondazioni di origine bancaria. Un caso è già in maturazione: la Fondazione Cariverona è stata apertamente sollecitata da varie parti a intervenire nei riassetti delle Popolari del Nord-est. L’ente scaligero è stato d’altronde uno dei primi a recepire nel proprio statuto le direttrici dell’autoriforma varata dalle Fondazioni dell’Acri e sancita nella scorsa primavera attraverso un “Atto negoziale” presso il ministero dell’Economia.

Le 88 Fondazioni bancarie italiane si sono impegnate a rispettare nella gestione dei propri patrimoni un criterio stretto di diversificazione, in funzione anti-rischio: non più di un terzo degli asset di un ente può essere investito presso un singolo soggetto. Ma - al di là della vigilanza del Tesoro - il regime in via di adozione generalizzata fra gli enti dell’Acri non pone altri vincoli all’investimento se non quello relativo agli strumenti di finanza strutturata.