BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPILLO/ Le "toppate" di Giavazzi sull'immigrazione

Pubblicazione:

Francesco Giavazzi (Infophoto)  Francesco Giavazzi (Infophoto)

Bisogna riconoscerlo, Giavazzi ha il merito della chiarezza. In un suo pezzo su Il Corriere della Sera, il celebre economista ripete e argomenta il ritornello per cui "i migranti sono un'opportunità", un'affermazione che sembra tanto ragionevole e tanto caritatevole, ma di un tipo di carità di cui si parla sempre a sproposito perché non si tiene conto degli aspetti problematici, soprattutto se questi riguardano "gli altri", cioè la gran parte del popolo.

Circa un anno fa, quando già l'immigrazione era un problema rilevante, ma prima del flusso spaventoso del 2015, Massimo D'Alema dichiarava allegramente che "abbiamo bisogno di almeno 30 milioni di immigrati". Si poteva immaginare allora che fosse la battuta esagerata di un politico che, finito fuori da ogni carica e direzione, cercasse un pochino di visibilità. Perché, solo a spanne, visto che i disoccupati in Europa sono circa 26 milioni, pensare di importare altre 30 milioni di persone a lavorare vuol dire far esplodere le tensioni sociali in maniera drammatica. E tutto questo porterebbe solo a costringere le persone, che oggi non si rassegnano a uno stipendio da fame, ad accettarlo perché altrimenti quel lavoro lo prende un altro. 

Per comprendere il potenziale esplosivo di questa situazione, basti considerare che le cifre sui disoccupati non dicono quanto la realtà sia drammatica; secondo Eurostat, occorre considerare che vi sono quasi altri 9 milioni di disoccupati diventati inattivi e altri 9 milioni che lavorano part time ma lavorerebbero a tempo pieno. Quindi in totale vi sono 44 milioni di persone in difficoltà lavorativa. Non c'è lavoro, ma secondo D'Alema abbiamo bisogno di almeno 30 milioni di immigrati. Non 30 milioni, ma almeno 30 milioni.

Era un'infelice battuta? Nient’affatto. Era ed è un piano ben preciso, tanto che (l'ho già scritto su queste pagine) Gozzi ha ripetuto in diverse occasioni (l'ultima volta il 12 novembre, proprio il giorno prima che degli immigrati portassero a termine le stragi di Parigi; che tempismo!) che l'Europa per il 2050 ha bisogno di 40 milioni di lavoratori. Quindi gli "almeno 30" sono stati aggiornati a 40 milioni di lavoratori. Facendo anche questa volta due conti facili facili, importare 40 milioni di lavoratori in 24 anni vuol dire far arrivare più di 1,5 milioni di lavoratori ogni anno per 24 anni! E non basta, perché se questi lavoratori portano pure famiglia, tutto fa pensare che dovrebbe trattarsi di far arrivare circa (oppure oltre?) 100 milioni di persone.

Nonostante queste cifre da delirio, che storicamente trovano riscontro solo nelle migrazioni forzate di massa di un certo Stalin, la favoletta secondo cui "l'immigrazione è un'opportunità" continua a essere spacciata, ora anche dall'economista Giavazzi. La scusa è sempre la solita: siccome in Europa abbiamo il crollo della natalità, per sostenere il sistema pensionistico occorre che vi siano nuovi lavoratori. Questo intanto mette in luce che la storiella per cui lo Stato previdente mette da parte una fetta del nostro stipendio per poi restituircelo con la pensione è un'altra favola. Tanto è vero che se oggi tutti si licenziassero e smettessero di pagare le tasse, lo Stato immediatamente non avrebbe i soldi per pagare le pensioni ai pensionati di oggi, quelli che dovrebbero avere un tesoretto da parte. 


  PAG. SUCC. >


COMMENTI
01/02/2016 - Questo è il pensiero “progressista” bellezza! (Carlo Cerofolini)

Perché meravigliarsi, questo è il pensiero “progressista” che, purtroppo, lotta e vive insieme a noi e va pure per la maggiore bellezza!