BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

RENZI 2/ La carta pronta a palazzo Chigi

Pubblicazione:domenica 3 aprile 2016

Infophoto Infophoto

Che fine settimana terribile per il povero Renzi. Le repentine dimissioni di Federica Guidi non riescono a esorcizzare gli spettri che danzano attorno a palazzo Chigi. Mentre l’inchiesta in Basilicata sta trasformando un referendum di per sé inutile e incomprensibile come quello del 17 aprile in una prova di forza anti-renziana dentro e fuori il Pd. Non solo, Michele Emiliano non nasconde il suo vero obiettivo: il referendum istituzionale dell’autunno, capeggiando la rivolta delle regioni contro il nuovo centralismo.

Intanto i sondaggi sulle amministrative mostrano che non solo a Roma, ma anche a Milano i candidati renziani sono tutt’altro che certi di vincere. Si era capito già da tempo e noi lo avevamo segnalato che Renzi aveva bisogno di un cambio di passo, anzi di una vera e propria ripartenza. Solo lui ha fatto finta di non saperlo: per arroganza o al contrario perché si rende conto di aver finito le cartucce? Pur riconoscendo, come tutti, che Renzi non ama certo l’autocritica, propendiamo per la seconda spiegazione.

I dati che vengono dall’economia sono senza dubbio i più allarmanti e confermano che il governo sta esaurendo la sua spinta propulsiva. Un peccato perché non si vedono alternative credibili e si rischia di ricadere in quella rissosa instabilità che provoca ingovernabilità, il vero male oscuro del Paese. Ma nessun osservatore obiettivo può ignorare la realtà.

La frenata dell’occupazione brucia in modo particolare perché tocca l’efficacia della più importante riforma renziana, il Jobs Act. È vero come scrive Il Sole 24 Ore che senza crescita non c’è lavoro, ma una certa narrazione governativa aveva fatto credere il contrario. D’altra parte, per rilanciare la crescita Renzi non ha molti spazi di manovra. La spinta dell’export si affievolisce e la domanda interna non decolla. Si sente dire, soprattutto dai sindacati, in particolare dalla Cgil, che bisogna rilanciare gli investimenti pubblici, ma con quali risorse se gli stessi sindacati resistono a ogni riduzione della spesa corrente? Gli industriali privati protagonisti di una sorta di sciopero degli investimenti, chiedono una riduzione del carico fiscale sul lavoro per abbassare il costo del lavoro per unità di prodotto. Un’esigenza giusta, ma anche in questo caso, nel bilancio pubblico non c’è trippa per gatti.

Il ministro Padoan si è lanciato in una battaglia teorica in punta di dottrina per contestare i criteri con i quali l’Unione europea calcola l’output gap, cioè la differenza tra il prodotto lordo effettivo e quello potenziale. Probabilmente ha ragione lui che se ne intende, più dei burocrati di Bruxelles, ma in concreto che cosa può ricavarne? Un margine esiguo, qualche decimale di deficit in più. Nulla di risolutivo. Non può certo farne l’asse del Documento di economia e finanza che delinea la cornice della prossima Legge di stabilità.


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
03/04/2016 - Renzi 2... se diventa capace di un bagno di umiltà (ALBERTO DELLISANTI)

Altrimenti non ce la può fare. Per quanto tempo rimarrà a galla nella conosciuta versione di uomo solo al comando? Arrogante, spavaldo, presuntuoso, bauscia in salsa toscana(salsa più forte!)dopo che avevamo già ingerito per anni la salsa semiliquida dello spaccone di Arcore. Berlusconi non ha mai riconosciuto ad altri qualità superiori alle sue (penso nemmeno a un Putin, tanto per stare nel mondo degli statisti, e di uno statista effettivo, quale lui ancora stima nel Numero Uno di Russia). Sono tra quanti riconoscono a Renzi grande energia,velocità di riflessi, voglia di farsi il mazzo, poliedricità della materia grigia. Doti essenziali per chi si collochi a Number One. Il Fiorentino le ha. Ma è ossessionato dal Potere, dall'idea che lo si può perdere. Quindi dall'idea di assicurarselo blandendo il consenso (con mani bucate) e varando cervellotiche riforme(squilibrate,divisive). Se è intelligente fino in fondo, smetterà di rischiare di perdere il posto. Capirà l'urgenza di un tuffo nell'umiltà. Orbene! si scoprirà Direttore d'Orchestra di talento. E non un dispotico pilota di presunta formula uno. Mettendo nelle seconde file le valide Maria Elena (non più Principessa), i Gianluca,l'usurato Angelino, le Deborah(anche se hanno il fantastico cognome Serracchiani,che fa pensare al primo della classe, però per smisurata ambizione, non per bravura negli studi). Chiamando ai Ministeri di gran vaglia i non pochi cervelli italiani che ne sono all'altezza.