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Economia e Finanza

FINANZA E GIUSTIZIA/ Per i pm la prateria dei crac bancari è inesplorata e silenziosa

Su Popolare Vicenza, le inchieste giudiziarie sono in corso da mesi senza esiti e in totale silenzio: proprio quando l'Anm rivendica il ruolo democratico dei magistrati. NICOLA BERTI

Piercamillo Davigo, presidente Anm (Infophoto)Piercamillo Davigo, presidente Anm (Infophoto)

I vertici della "vecchia" Popolare di Vicenza sono sotto indagine da otto mesi, ma il disastro della banca è stato raccontato praticamente solo dalle cronache finanziarie. Dalla Procura di Vicenza non è uscito finora un solo verbale, un solo brandello d'intercettazione, una minima indiscrezione. E in ogni caso, di fronte a 114mila proprietari di azioni che in due anni hanno visto il loro valore tagliato da 62,5 a 0,1 euro, gli inquirenti indagano ancora ufficialmente solo per "ostacolo alla vigilanza" e "aggiotaggio": nulla che riguardi ipotesi di reato vicine alla bancarotta, perché a Vicenza questo è accaduto sul piano finanziario.

Ad Arezzo la Banca dell'Etruria è stata commissariata 15 mesi fa ed è stata infine "risolta" lo scorso novembre. Da allora la Procura locale ha aperto numerosi fascicoli d'inchiesta e "avvisato" numerosi esponenti degli ex vertici. Ma sugli sviluppi delle indagini si sa poco: si è saputo qualcosa di più sugli accertamenti disciplinari avviati dal Csm sullo stesso procuratore capo di Arezzo, fortemente sospettato di attenzioni particolari verso il milieu politico-fin anziario locale, In ogni caso, mai che sui media sia comparso uno scampolo di intercettazione o di verbale d'interrogatorio riguardante, ad esempio, l'ex vicepresidente dell'Etruria Pierluigi Boschi, padre dell'attuale ministro delle Riforme. È stata data in pasto qualche polpetta riguardante i rapporti fra gli ex vertici Etruria e malavitosi più o meno in colletto bianco, più o meno già noti, più o meno borderline fra la Toscana, Roma, la Calabria, la Sardegna.

A Siena il caso Mps si è aperto - dal punto di vista giudiziario - nel febbraio 2013, ma si è formalmente chiuso poco più di un anno dopo. L'ex presidente e alcuni dirigenti sono stati indagati, processati e condannati per aver nascosto alla vigilanza della Banca d'Italia le condizioni reali di operazioni strutturate di indebitamento. A lato è emerso un piccolo giro di malversazioni da parte di un gruppo di funzionari sulle operazioni in cambi (la cosiddetta "banda del 5%"). Nel frattempo Mps è in situazione paragonabile da quella in cui si è ritrovata la Popolare di Vicenza: il Tesoro italiano ne è già azionista ed è probabile che estenda la parziale "nazionalizzazione".  E per la verità il Monte non è una banca "stabile" dal 2007: da quando comprò per 9,3 miliardi l'AntonVeneta dal Santander, pagandola infine 10,1 miliardi al lordo di tutte le "spese d'intermediazione".

Dopo quasi 9 anni, la crisi a Siena, è irrisolta, forse aggravata, nonostante due aumenti di capitale. E in 9 anni la Procura locale non ha mai indagato sui come e sui perché di una crisi bancaria che è già costata molto al sistema-Paese, anche senza essere deflagrata: basti pensare alle decine di sedute "nere" in Piazza Affari zavorrate dal titolo Mps; oppure all'esordio scurissimo dell'Unione bancaria per il sistema italiano, con il Monte "peggior banca dell'eurozona" nell'ottobre 2014.