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DIETRO LE QUINTE/ Così Berlusconi e le coppie gay "preparano" il nuovo centro

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Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini (Foto: Infophoto)  Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini (Foto: Infophoto)

Se vi capitasse di non riuscire a capire che cosa ha in mente Silvio Berlusconi non traetene frettolose conclusioni a danno della vostra autostima. Siete in buona compagnia: nemmeno quelli che hanno maggiore dimestichezza col Cavaliere lo hanno ben chiaro e l’impressione in definitiva è che non lo sappia nemmeno lui, fino in fondo.

Raccontano di un Berlusconi pubblicamente prodigo di incoraggiamenti per Angelino Alfano e leale con Monti, che poi in privato si fa convincere dagli ultrà alla Brunetta-Santanché e compulsa i fedelissimi: “Tu con chi stai, con me o con i traditori?”. Dove i traditori sarebbero quelli che prendono per buono quello che lui stesso ha a più riprese dichiarato (senza esserne convinto, evidentemente) e cioè di voler lasciare, rinunciando alla ri-candidatura a premier. Di fatto, insomma, il Cav coltiva segretamente l’idea di uno spacchettamento del partito, il fu-Pdl, in due o tre tronconi anche se forse è solo un modo per prendere tempo, continuando a dare ragione un po’ a tutti: ex An, pasdran berlusconiani – quelli che lo hanno rovinato, creandogli una cortina fumogena intorno a coprire la realtà – e fautori del Ppe guidati da Angelino Alfano con i vari Frattini, Lupi e Mario Mauro al fianco.

Aspetti comici e tragici si intrecciano. Se non fosse che in ballo c’è la concreta e serissima problematica della rappresentanza dei moderati - brutta parola che in definitiva si riferisce alle persone di buon senso, famiglie e piccoli imprenditori, amanti più della concretezza della vita che dei furori ideologici - ci sarebbe di che ridere, come induce ad esempio il bel pezzo di Monica Guerzoni del Corriere sul matrimonio di Susanna Petruni, simpatica giornalista Rai che non ha fatto in tempo ad acquisire la direzione di una testata del servizio pubblico per sopraggiunta disgrazia politica dello sponsor di Arcore. Uno scenario fatto di barzellette non nuovissime accanto a proclami politici discutibili. Ad esempio lo “stato di polizia tributaria” e la tassa “patrimoniale” aborriti dal Cavaliere sono, è vero, realtà distanti anni luce da una visione liberale, ma Berlusconi – populismo a parte – dovrebbe rendersi conto che non è più tollerabile che la tassazione insegua solo i soliti noti, cioè quelli che non hanno modo di portare i capitali all’estero o di nascondere i propri possedimenti dietro scatole cinesi complicatissime. Qualcosa, insomma, si dovrà pur inventare per far quadrare i conti, e se ci avesse pensato Berlusconi prima con maggiore decisione, sfidando l’impopolarità, non saremmo a questo stato di cose con le misure drastiche che ormai la situazione richiede. E poi, giusto per ricordarlo, le armi improprie messe in campo da Equitalia, ora nel mirino del Cavaliere, le ha approvate proprio lui, o comunque il suo governo.



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