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Politica

ELEZIONI 2012/ Brandirali: un voto di "pancia" che ci mette tutti in discussione

Valutando tutti i risultati locali si può dire che si è manifestata una ribellione di massa degli elettori, con le sue più svariate forme. L'analisi di ALDO BRANDIRALI

Beppe Grillo (Infophoto)Beppe Grillo (Infophoto)

Valutando tutti i risultati locali si può dire che si è manifestata una ribellione di massa degli elettori, con le sue più svariate forme. Che si tratti di ribellione si rende evidente dal deciso declino di Pdl, Lega, Pd e Terzo Polo.
Naturalmente non si può dire: una sana ribellione, è stata sana solo dove il candidato ha colto gli umori della sua città. Tosi a Verona, Orlando a Palermo e molti altri. Dico sana per questi casi,  solo perché la ribellione non ha assunto i caratteri della scelta irrazionale.

E non dico antipolitica per Grillo o per altre estremizzazioni del voto contro. Presentarsi alle elezioni non è antipolitica. Però il Movimento cinque stelle predica l’irrazionalità, come liberazione dalle egemonie della maggioranza. Sono anche più semplici sui problemi locali, e dunque colgono il bisogno di votare sui problemi e non sugli schieramenti.
Direi che l’antipolitica si è manifestata con il 6,4% di maggiori astensioni dal voto. Ci avviciniamo al 40% di italiani che non vanno a votare.

Non  fa parte dell’antipolitica neppure  il ferimento del dirigente industriale di Genova.
In questo caso dobbiamo ricordare il cambiamento del terrorismo: si tratta di anarchici insurrezionalisti, e non più di terrorismo politico da Brigate Rosse. Ovvero è più forte la scelta antisociale, rispetto a quella del fiancheggiamento armato di politiche presenti.

Da non dimenticare il movimento NO-TAV, le cui ragioni sono di conservatorismo antisviluppo. Da notare che questo movimento si collega ai violenti manifestanti internazionali vestiti di nero e cultori dell’asocialità.
Nella pentola della ribellione manifestata nella politica sono presenti tanti ingredienti che hanno come solo dato comune il rifiuto della logica dominante. Si può essere d’accordo sullo scardinamento delle egemonie sistemiche nel potere. Ma non si può diventare antisistema sino al punto di preferire il rifiuto dello sviluppo e il rifiuto delle regole di convivenza.

Alla attenzione è dunque posto il problema del cambiamento dei partiti, delle proposte, delle alleanze. Non ha funzionato neppure l’aggregazione del terzo Polo, dunque il problema non è di superare il bipolarismo. Il problema è rendere credibile un rinnovamento.

Siccome non si può pensare che a destra e a sinistra ci si rinnovi per proprio conto, quello che serve è un soggetto rinnovatore che si rivolga a tutte e due le parti, avendo fiducia nella positiva esigenza di rinnovamento chiesta dagli italiani.


COMMENTI
11/05/2012 - Ciao Brandi, ti seguo sempre (paolo intino)

Caro Brandi, come ho avuto modo di ri-capire, conoscendoti, mi sembra che il cuore della faccenda sta in un positivo da porre nella realtà sociale e politica. Non se viene fuori se, poco o tanto, si parte o si giudica con il criterio dell'antagonismo sociale e politico. Io dico che tu sbagli:perciò faccio politica. Qui è il cuore della questione. Per l'ideologia, la politica è il luogo della divisione. Invece, l'esperienza mi dice che io faccio politica perchè ciò che vivo è vero anche per te, lo propongo alla tua attenzione e al tuo giudizio. Tu dimmi chi sei e che vuoi, ma insieme dobbiamo cotruire.Tutto ciò che divide è sbagliato, e la politica non può nascere col piede sbagliato.Così la politica perde il primato e diventa servizio al popolo. Paolo intino

 
09/05/2012 - Il nuovo paradigma della politicità (Salvatore Ragonesi)

Aldo Brandirali cerca lodevolmente di capire l'attualità politica,che si presenta assai frastagliata e mutevole,ma poi,se ben comprendo,non intende fornire uno status politico pieno al movimento grillino e addirittura misconosce la portata straordinaria dell'astensionismo,come se questo non fosse un fenomeno di alta politicità.Credo che sia necessario a chi vuol fare delle analisi adeguate della situazione evitare di escludere dal suo orizzonte visivo e intellettuale taluni fatti che possono disturbare la sua razionalità perché non rientrano nella abituale prospettiva ideologica,e di includerli con sapienza o prepotenza per la forza della loro speciale razionalità.La vera logica della politica richiede di esprimere uno sguardo "totale",dal quale non si possono escludere i fatti sociali più pregnanti e le loro conseguenze sui risultati elettorali e sui dati dell'astensione come autentica rivelazione di modalità politica.Insomma,bisogna riabituarsi a cogliere senza pregiudizi il paradigma della politicità nel senso pieno e non in quello parziale della partiticità strumentale e opportunista.

 
09/05/2012 - per un nuovo partito popolare (Collina Andrea)

partire dal basso... dai comitati di quartiere... dai circoli cittadini e proporsi come risposta politica ai bisogni della gente... s^ risposta politica... facendi ritornare la politica quella che è... non gestione del consenso... non conta dei voti... ma lavoro per il bene comune... a milano come nella periferia della provincia si avanza uno strano tipo di nuovo politico... il politico di base... un movimento politico di base che non fa comizi e proclami... ma silenziosamente lavora nel particolare con negli occhi lo sguardo nell'universale... come fece sturzo in sicilia... come fece de gasperi in trentino... come fecero i padri del patriottismo antifascista cattolico... un nuovo partito popolare