CONSUMI/ Effetto Covid: crescono dell’8% le vendite di alimenti per cani e gatti

- Manuela Falchero

Secondo una ricerca la pandemia ha fatto lievitare il mercato dei prodotti per animali domestici, facendo arrivare il fatturato a 2,4 miliardi

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Cani e gatti non regalano solo affetto e coccole ai padroni. Rappresentano anche un vitale e dinamico segmento dell’alimentare. Lo documentano i dati rilasciati dalla XIV edizione del Rapporto Assalco-Zoomark, la pubblicazione annuale di Assalco, l’Associazione Nazionale tra le Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia, recentemente presentata a Zoomark International, il Salone internazionale b2b dei prodotti e delle attrezzature per gli animali da compagnia organizzato da BolognaFiere.

Il Rapporto scatta una fotografia incoraggiante del settore: sulla base dei dati elaborati da IRI Information Resources, tra luglio 2020 e giugno 2021, in Italia il mercato dei prodotti per l’alimentazione di cani e gatti ha sviluppato nei canali principali della distribuzione un giro d’affari pari a 2,3 miliardi di euro, in crescita del 6,4% a valore rispetto all’anno precedente. E sommando a questo dato il valore generato dai canali emergenti, tra cui i Petshop della GDO e le vendite online fatte attraverso le piattaforme dei gruppi della GDO e grazie ad Amazon, il fatturato complessivo arriva a 2,4 miliardi di euro, mettendo così a segno un incremento del +8%.

La crescita si deve inserire – dice sempre il Rapporto – in un contesto pandemico che ha contribuito a far aumentare l’attenzione per gli animali d’affezione e a diffondere la consapevolezza dei tanti benefici fisici e psicologici che i pet portano in famiglia. Una consapevolezza da cui, probabilmente, prende le mosse la crescita della popolazione: Euromonitor stima infatti che in Italia vivano oggi oltre 62 milioni di animali d’affezione, di cui quasi 30 milioni di pesci, più di 16 milioni di cani e gatti, circa 13 milioni di uccelli e oltre 3 milioni e mezzo tra piccoli mammiferi e rettili. Un aumento avvalorato anche dai dati di Gfk, che rileva quasi 1 milione in più di famiglie acquirenti di prodotti per pet, e dalla crescita del 15% delle adozioni di cani e catti registrate da Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) nella fase acuta dell’emergenza sanitaria nel 2020 rispetto all’anno precedente. Ma non solo. Secondo una ricerca commissionata da Assalco a Wamiz, sito specializzato nel campo degli animali da compagnia, infatti, il 33% di chi possiede uno o più pet ne ha acquistato o adottato almeno uno nell’ultimo anno e mezzo, ovvero dopo lo scoppio dell’emergenza sanitaria.

L’indagine, realizzata con l’obiettivo di indagare il nuovo rapporto uomo-pet, ha evidenziato anche che il possesso degli animali d’affezione è un fatto trasversale e non limitato a uno specifico gruppo sociodemografico, se non per il genere: oltre l’80% di chi ha risposto di avere un pet è infatti donna. L’età è abbastanza eterogenea, con un picco del 27% nella fascia compresa tra i 45 e i 54 anni. Ed è equamente ripartito il domicilio dei rispondenti, che nel 30% dei casi vivono nelle regioni del Nord-Ovest. Quasi la metà (49%) infine risiede in centri urbani con meno di 40 mila abitanti, il 55% vive in appartamento in condominio e il 35% ha un nucleo familiare composto da 2 persone.

“Nell’anno dell’emergenza sanitaria – afferma Gianmarco Ferrari, Presidente di Assalco – la relazione con i pet ha acquisito ancora più valore. Gli animali d’affezione sono membri delle famiglie in cui vivono e danno tanto ai loro proprietari che, a loro volta, sono particolarmente attenti alla loro alimentazione e alla loro salute. In tempo di pandemia, gli italiani hanno apprezzato ancora di più il grande valore degli animali da compagnia, che in alcuni casi si è rivelato essere l’unico contatto fisico possibile, interagendo maggiormente con i propri pet e volendoli gratificare con alimenti e accessori studiati apposta per le loro esigenze. Inoltre, abbiamo assistito a un incremento delle adozioni, legate al desiderio di alleviare la solitudine e favorire il benessere delle persone più vulnerabili, come i bambini, gli adolescenti e gli anziani”.

E da qui l’appello dell’Associazione: “Poiché gli alimenti e le prestazioni veterinarie sono essenziali per chi vive con un pet e se ne prende cura – dice Ferrari -, torniamo a sottolineare l’incongruenza di applicare a questi prodotti e servizi l’aliquota Iva pari al 22%, la stessa dei beni di lusso. Auspichiamo che il carico fiscale che grava sulle famiglie italiane, che ricordiamo essere pari a più di 3 volte quello a cui sono sottoposti i proprietari tedeschi, possa essere finalmente alleggerito, collocando il pet food e le prestazioni veterinarie nello scaglione dell’Iva agevolata al 10%”.

Una posizione condivisa anche dall’on. Michela Vittoria Brambilla: “Tagliare l’Iva sui prodotti e sui servizi necessari per mantenere un animale da compagnia non è solo giusto, è utile” ha dichiarato Brambilla, annunciando che l’Intergruppo presenterà un pacchetto di emendamenti alla legge di bilancio per ridurre gli oneri fiscali indiretti sui proprietari di animali d’affezione. “A favore – conclude Brambilla – concorrono oggi l’esperienza della pandemia, l’espansione del settore, che anche a fronte di tagli fiscali continuerebbe a generare ragguardevole gettito, e l’occasione storica di una riforma fiscale”, da realizzare congiuntamente al Piano nazionale di ripresa e resilienza.

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