APPELLO ONG SEA WATCH: “MIGRANTI RIFIUTANO IL CIBO”/ Salvini, “porti chiusi, sì solo ai corridoi umanitari”

Sea Watch, il premier Giuseppe Conte: “In Italia 15 migranti”. Scontro tra il Movimento 5 Stelle e il ministro dell’Interno Matteo Salvini. “A bordo rifiutano il cibo”

06.01.2019, agg. il 07.01.2019 alle 18:40 - Niccolò Magnani
Sea Watch
Migranti a bordo della Sea Watch (Twitter, 2019)

Nuovo appello arriva dalla nave Sea Watch, con il capo missione che ribadisce come la situazione a bordo non sia più sostenibile e potrebbe «degenerare da un momento all’altro»: in particolare, l’ultima emergenza riguarda addirittura i pasti somministrati alle 49 persone a bordo delle due navi Ong. «Persone depresse e disperate che iniziano a rifiutare il cibo, e l’acqua. Si teme che possano fare atti di autolesionismo», spiegato il capo missione appena imbarcato sulla Sea Watch 3. Nel frattempo dalla politica ancora oggi, un giorno dopo l’appello di Papa Francesco, non arrivano significative novità: né dall’Europa, ancora in assordante silenzio, né dal Governo italiano con la mediazione di Conte che ancora non accenna ad avere effetto su Salvini: queste le ultime dichiarazioni del Ministro della Lega, «porti chiusi per bloccare una volta per tutte il traffico di esseri umani che arricchisce scafisti, mafiosi e trafficanti, mentre sono i corridoi umanitari via aereo la soluzione per chi scappa davvero dalla guerra». La soluzione del “caso” Sea Watch è tutt’altro che vicina..

LINARDI, “SITUAZIONE DI PRECARIA STABILITÀ”

Possibile svolta sul caso Sea Watch: secondo il Corriere della Sera, il premier italiano Giuseppe Conte ha annunciato che l’Italia è disponibile per accogliere quindici migranti. L’intesa sarà comunicata in giornata dopo le trattative con Germania, Olanda, Francia e Portogallo. Bocciata la linea di Salvini dopo gli scontri al governo degli ultimi giorni. Intervenuta a L’aria che tira, la portavoce italiana dell’Ong, Giorgia Linardi, ha commentato: «Le condizioni che ho trovato a bordo le posso riassumere in due parole: precaria stabilità. Le persone a bordo stanno dimostrando grande resistenza, ma molti di loro vengono da regimi di detenzione. Sanno perfettamente che l’Europa non li vuole e che c’è una trattativa in corso: alcuni di loro mostrano segni di cedimento, ci sono persone che rifiutano il cibo». Prosegue Linardi: «Il 4 gennaio c’è stato il cambio equipaggio, ma la domanda non è quanto possano resistere a bordo ma quanto possiamo prolungare questa sofferenza. La trattativa tra Stati europei è iniziata giorni prima dell’intervento dell’Italia: altri Stati avevano dichiarato la disponibilità a ricevere queste persone. Stando alle dichiarazioni del premier Conte, possiamo considerare anche l’Italia come un Paese pronto ad accogliere». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

TONINELLI: “LEZIONE A UE”

Se non fosse ancora abbastanza chiara la linea di Matteo Salvini, il Ministro degli Interni l’ha ribadita ancora poco fa in diretta Facebook mentre l’odissea dei migranti a bordo della Sea Watch continua senza sosta: «Quanti migranti accogliamo? Zero, abbiamo già dato. Su questa scrivania ho firmato il permesso di arrivare in Italia a centinaia di donne e bambini riconosciuti in fuga da guerre da associazioni serie e che avranno in Italia il loro futuro. Poi basta: per i trafficanti di esseri umani i porti italiani sono erano e saranno chiusi. Grazie a questo traffico gli scafisti comprano armi e droga; io non sarò complice di chi vende a esseri umani per poi comprare armi e droga». Pochi minuti dopo il Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli sembra invece riproporre la proposta del vicepremier Di Maio (non considerando la linea Salvini, ndr) e ribadisce «Siamo pronti a dare una lezione all’Europa accogliendo le donne e i bambini a bordo delle navi Sea Watch e Sea Eye, ma tutta la Ue deve farsi carico del problema, a partire da Germania e Olanda, Paesi le cui bandiere sventolano sulle due imbarcazioni». Per il titolare del Mit, «le Ong come al solito, non hanno rispettato la legge del mare. Addirittura la nave di SeaEye ha mentito sullo stato del barcone dal quale ha prelevato i migranti, che non stava affatto affondando come da essa comunicato. I due interventi sono avvenuti in acque Sar libiche, toccava dunque a Tripoli agire. Ma le due Ong hanno invertito la rotta, ora sono a ridosso delle coste maltesi ed è giusto che sbarchino lì, viste anche le condizioni del mare in peggioramento». Per la portavoce di Sea Watch Giorgia Linardi invece, in conferenza stampa dalla nave vicino Malta, ha ribadito come la situazione sia di profonda emergenza e che comunque «non si possono separare le famiglie, i padri dai figli e dalle mogli».

MIGRANTI SEA WATCH: SALVINI, “ZERO SBARCHI”

La situazione a bordo della Sea Watch3 e della Sea Eye (due navi della Ong tedesco-olandese Sea Watch che da più di 15 giorni tengono 49 migranti nelle acque di Malta senza trovare un approdo sicuro) è sempre più emergenziale, sotto ogni punto di vista. Politico, con lo scontro interno al Governo tra Salvini e Di Maio; europeo, con la Commissione Ue che non trova un accordo con gli Stati Membri per la suddivisione dei poveri 49 rifugiati a bordo delle navi Ong; umanitario, con la crisi di un’Europa che non riesce a trovare un fattore comune per poter provare ad aiutare il destino di poche persone disperate e in fuga da campi di detenzione in Libia (anche se non tutti, va detto). Mentre è attesa una svolta nelle prossime ore con il probabile intervento da “paciere” del Premier Conte (finora assolutamente “silente” sull’ennesimo scontro interno al suo Governo), il Ministro Salvini ha fatto sapere sui propri canali social «Crollo degli sbarchi, meno partenze, meno tragedie nel Mediterraneo. Lo dice l’Onu e lo riporta il Wall Street Journal. L’ho detto per anni e sono contento di averlo fatto: STOP alla mangiatoia sui clandestini, STOP al traffico di essere umani. Io vado avanti». Per Salvini, travolto anche dal caso-scontro con i sindaci in merito al Decreto Sicurezza, le polemiche sono molte e le “spinte” a cambiare la linea dura dei porti chiusi si accrescono: da ultimo, oggi è arrivato l’appello di Papa Francesco.

DOPO L’APPELLO DEL PAPA QUALCOSA SI (S)MUOVE

«Da giorni ci sono 49 migranti a bordo di due navi Ong: rivolgo un accorato appello ai leader europei perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone», ha fatto sapere il Santo Padre dall’Angelus in Piazza San Pietro per la festa dell’Epifania. Qualcosa dopo quelle parole oggi si è mosso, anzi “smosso”: segnaliamo la proposta lanciata dalla Curia di Torino tramite l’arcivescovo Nosiglia, che questa mattina ha comunicato «Voglio dichiarare la disponibilità della Chiesa torinese ad accogliere alcune delle famiglie che si trovano a bordo delle navi Sea Watch 3 e Sea Eye. La nostra Chiesa, come si ricorderà, aveva già offerto questa disponibilità per i profughi della nave Diciotti, nel settembre scorso». La presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, Carla Roncallo, in un comunicato fa sapere che «Da semplice cittadina, anzi, da essere umano, penso sia vergognoso e incredibile che non si riesca a trovare una soluzione per risolvere la terribile situazione di queste persone e che dobbiamo assistere inermi al braccio di ferro tra i vari Stati europei, Italia in primis, giocato sulla pelle di uomini, donne e bambini già stremati dalla loro storia, prima ancora che da questo viaggio». Il pressing politico di Di Maio a Salvini («teniamo almeno donne e bambini», ndr) prosegue con l’Europa però grande assente specie perché i migranti della Sea Watch e Sea Eye sono a pochi metri dalle coste di Malta: «non creerò il precedente facendo sbarcare i 49 migranti dalle due navi. I bulli non vinceranno», è stata la secca risposta del premier maltese Muscat. Qualcosa si è smosso, ma c’è ancora tanto da fare per risolvere una delicatissima situazione sempre più simile al caso Diciotti avvenuto in piena estate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA