DECRETO RISTORI BIS/ Il “passo avanti” che dimentica il prossimo ingorgo fiscale

- Ciro Acampora

Pur con un passo avanti rispetto al precedente provvedimento, il decreto ristori bis presenta dei limiti non trascurabili

Covid Roma
Covid Roma, Via Veneto durante il lockdown (LaPresse, 2020)

Nei giorni scorsi ho ricevuto in chat la cartina dell’Italia che partendo dalla divisione della penisola in zone gialla, arancione e rossa tendeva a colorarsi di rosso. Senza essere profeti si potrebbe pensare che ora tutte le Regioni abbiano interesse a diventare zone rosse. Solo così, infatti, le aziende potranno avere accesso ai contributi e ai benefici previsti dai decreti ristori e ristori bis.

La realtà è ben diversa. Gli italiani vorrebbero che finisse la pandemia per ritornare a lavorare, ad andare a scuola (a discapito del plutonio), a fare sport. Hanno voglia di ritornare a essere umani e, dunque, a essere sociali. La pandemia ha fatto comprendere a tutti che l’economia risente inevitabilmente di chiusure, limitazioni alla circolazione delle persone, ecc. In questo contesto è chiaro che le risorse finanziarie a disposizione sono sempre più insufficienti e per questo l’utilizzo deve essere efficiente e visionario.

Abbiamo accettato di buon grado che nella prima fase ci fosse impreparazione nell’affrontare i problemi della pandemia. Va riconosciuto che dopo la prima fase il Governo aveva cercato di avviare una concertazione partendo dal piano Colao agli Stati Generali. Dei risultati dei due momenti di confronto si è persa ogni traccia fino al decreto ristori bis e questo non è un merito.

Nell’analizzare i due decreti ristoro, non è escluso che alla fine in sede di conversione ne rimanga uno solo, non ci soffermiamo sulle misure introdotte in quanto simili a quelle già analizzate in altro intervento e in gran parte simili a quelle già viste con il decreto rilancio. Va senz’altro sottolineato invece uno degli aspetti previsti dal decreto ristori bis: la previsione del differimento del pagamento delle imposte in scadenza per le zone rosse.

Questo provvedimento riprende una proposta del piano Colao e un’istanza del Governatore del Piemonte Cirio che ha chiesto il differimento del pagamento delle imposte per le aziende colpite nuovamente dal lockdown. La proposta presenta due vantaggi. Il primo è che evita l’ingresso in campo della burocrazia che in tutti i momenti in cui è stata chiamata ad agire ha clamorosamente fatto flop, da ultimo con il click day biciclette. Gli eventi negativi e i ritardi hanno confermato che la nostra burocrazia spesso è un ostacolo che prima o poi dovrà essere affrontato nel segno del piano Colao che proponeva l’introduzione di provvedimenti per far diventare la Pa alleata delle imprese. Il secondo vantaggio è il differimento del versamento delle imposte che consente di lasciare la liquidità nelle casse delle aziende evitando le lentezze di una burocrazia che non smette di essere ostacolo.

Il decreto ristori bis ci piace pensare abbia dato avvio al confronto auspicato per superare la fase autarchica che il Governo ha ostinatamente mantenuto sin qui. Detto ciò il decreto stanzia ulteriori 1,5 miliardi per correre in aiuto delle attività economiche chiuse nelle diverse zone. Sono previsti ancora una volta un indennizzo automatico parametrato in aumento rispetto a quello di primavera e un ripescaggio di alcune categorie tralasciate dall’elenco dei codici Ateco allegato al precedente provvedimento. La platea interessata è quella nazionale delle zone rosse alle quali si dovrebbero poi aggiungere le attività limitate dai divieti locali.

La lotta al virus proseguirà sul piano finanziario con i ristori, in un contesto di tensione sociale altissima. Il nuovo decreto ha tuttavia più di un limite. È carente di ogni previsione per le attività indirettamente danneggiate. Da qui l’esigenza che il Governo dimostri chiaramente cosa sta programmando per la ripresa che prima o poi bisognerà riavviare affinché si passi dal “Ce la faremo” al “Ce l’abbiamo fatta”. Vorremo poi che la burocrazia fosse trasparente negli annunci. A ben guardare, infatti, il differimento delle tasse in scadenza era già previsto dal decreto di marzo per quei soggetti che tra marzo e aprile avevano avuto un calo di fatturato.

Rimane del tutto trascurato poi l’ingorgo fiscale che si sta delineando allorquando dovranno essere ripresi, con aziende chiuse e/o semichiuse, i versamenti dei pagamenti sospesi che si aggiungeranno a quelli già normalmente in scadenza. Agire su questo punto non è semplice e forse si dovranno coinvolgere coloro che al momento non sono stati toccati dalla chiusura delle attività.

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