FED E POLITICA/ La verità sull’inflazione svelata dalle bugie di Powell

- Giovanni Ricci

Nella conferenza stampa di mercoledì, Jerome Powell ha rilasciato dichiarazioni piuttosto contraddittorie riguardo l’inflazione

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Jerome Powell (Lapresse)

Nella conferenza di mercoledì scorso, il Presidente della Fed Jerome Powell ha annunciato l’iniziale riduzione della policy easing money con diminuzione programmata degli acquisti netti di titoli del debito pubblico e dell’azionariato per 15 miliardi di dollari al mese a partire da novembre e con termine programmato a giugno 2022, il tutto ovviamente in dipendenza dell’evoluzione della dinamica economica.

Al di la del risultato, tra l’altro ampiamente atteso dai mercati, quello che ha suscitato la maggiore attenzione in chi scrive sono state le esternazioni e le spiegazioni del Presidente della Fed. L’emozione di fondo è lo sconcerto e lo spiazzamento, come trovarsi in mezzo alla nebbia, tale è l’effetto su di me di queste dichiarazioni: contraddizioni che non solo si susseguono, ma, peggio ancora, ognuna di esse è base sequenziale della successiva.

In maniera iconica, il loro svolgersi lineare è il seguente: inflazione elevata – ma transitoria – presenza di strozzature nell’offerta non risolvibili né dalla Fed, né da qualsiasi Banca centrale. Allora, la domanda sorge spontanea, partendo proprio dalla conclusione: qual è l’autorità che le può risolvere?

Senza ombra di dubbio negli Stati Uniti parliamo del Presidente Joe Biden e del Congresso, ma poi, per il resto del mondo, chi è l’autorità che ha quasi il potere magico di risolvere i problemi? I quali, lo si ribadisce, sono “transitori”.

Sappiamo però, come dato certo della cronaca, che un giorno sì e uno no il potentissimo Presidente Usa, uomo più potente del mondo, fa pressioni sull’Opec + per produrre più petrolio, e così facendo dare il la a una calmierata dei prezzi in ogni dove e per ogni settore economico, visto il ruolo di “Big Kauna” del petrolio nell’attuale organizzazione produttiva mondiale.

In sostanza, se il petrolio tornasse magicamente a 45 dollari al barile Wti (prezzo agognato dagli Usa), tutte le tensioni inflazionistiche che stiamo sperimentando in questi giorni, in modalità sequenziale scomparirebbero da ogni mercato: dall’energetico, dall’alimentare, dalla componentistica, dall’organizzazione degli scali portuali, ecc. E tutto questo per una ragione semplice e basilare: se l’energia costa pochissimo, diventa possibile e in breve tempo riorganizzare senza costi o con costi bassissimi qualsiasi filiera produttiva, utilizzando sostituzioni tecnologiche e merceologiche diverse e anche meno qualitative se si vuole. Ma se l’energia costa assai sono dolori di pancia, in quanto la flessibilità scompare e resta solo la rigida mannaia di prezzi che salgono e soluzioni dell’offerta che restano carta morta.

Dunque, con tale scenario a fare da sfondo, il Presidente della Fed Powell parla come se nulla fosse di un problema inflattivo che ancora oggi può giudicarsi ragionevolmente transitorio; le contraddizioni: inflazione elevata ma transitoria, un assurdo nella locuzione stessa, in quanto dato che l’inflazione è un fenomeno generalizzato all’intero corpo sociale, per essere elevata deve essere anche diffusa e quando è diffusa ed è elevata come si può risolvere il problema in maniera transitoria, dato che i danni stanno diventando stratificati e duraturi?

Mistero della finanza (ironico incipit): inflazione transitoria e danni duraturi; non c’è che dire un bel contratto da propinare al cittadino medio. Ma l’investitore istituzionale che pensa?

L’investitore istituzionale dopo le esternazioni di ieri ha compreso finalmente che la situazione è diventata più perigliosa, e infatti i tassi di interesse stanno iniziando a scaldare i motori. Si vendono titoli obbligazionari in eccesso per avere maggiore liquidità che servirà a fronteggiare costi crescenti, ma… “transitori” o “durevoli”?

Dove a mio parere il Presidente Fed si tradisce in modo incontrovertibile è sull’ammissione che la Fed non può fare nulla sulle strozzature dell’offerta, come in effetti non potette nulla con gli shocks petroliferi degli anni Settanta e con l’inflazione che in alcuni anni negli Stati Uniti giunse al 12-13%. Insomma, se il fenomeno inflattivo fosse transitorio in conclamato modo con dipendenza causale dalle strozzature sulla catena dell’offerta, la Fed con i suoi strumenti monetari sarebbe in grado di risolverle, in quanto le immissioni di risorse finanziarie servirebbero proprio a risolvere qualsiasi problema momentaneo industriale e organizzativo.

Facciamo un esempio: carenza di lavoratori agli scali portuali e quindi accumulo di container e merce che non arriva sugli scaffali; bene, un forte incremento retributivo con le risorse aggiuntive della Fed e operatività di nuovo a pieno ritmo, in tal modo, come si vede dall’esempio, il fattore dell’offerta che transitoriamente creava problemi (scarsezza di lavoratori), in maniera quasi immediata e col pieno controllo dello strumento monetario è stato risolto dalla liquidità aggiuntiva della Fed eliminando la strozzatura.

Ma se così dovrebbe essere perché allora non sta funzionando in tale maniera? Perché, ad esempio, c’è un fattore, il Covid-19, ce n’è poi un altro come l’ingolfamento in altri porti del mondo, ancora un altro quale la scarsezza e le disarmonie di stoccaggio di prodotti agricoli, e poi si ci mettono le forniture di semiconduttori, e poi il gas e il carbone, ecc.

Ma ci dobbiamo trasferire di livello, in quanto non è finita qui la lista: la questione di Taiwan e quindi la contesa vera con la Cina su tutti i mari cinesi, e poi ci si mette Putin con la Crimea, l’Ucraina e i diritti umani. Possiamo dimenticarci del ritiro squinternato dall’Afghanistan?

Bene, se questo è un florilegio abbozzato dei problemi al tappeto, se essi fossero transitori nella loro progettabile soluzione, allora la riprova deriverebbe dal fatto che il Presidente della Fed con una marea di dollari in tasca si mettesse in giro per il mondo e con la quantità di dollari indefinita accontentasse tutti. Perché allora questo non avviene, non funziona? Perché in maniera drammatica per la soluzione dei problemi al tappeto non servono i dollari, serve la Politica con la P maiuscola e la tecnologia efficace per darle concretezza (vedi Covid), e dato ciò a me non risulta che il Presidente della Fed abbia il potere con la P maiuscola, e addirittura a livello mondiale.

Cosicché torniamo al punto di partenza: come puoi definire transitorio ciò che non è in tuo potere?Risposta: non lo puoi fare e se lo fai dici il falso e lo affermi sapendo di essere sul filo del rasoio. E il filo del rasoio è l’impero americano con tutta la sua cultura, la sua antropologia, i suoi miti, le sue agenzie.

Si potrebbe dunque ragionevolmente affermare che nelle sue dichiarazioni del pomeriggio del 3 novembre 2021, il Presidente della Fed Powell sia apparso come un ingranaggio, con scarsa capacità elastica e di autonomia, del più vasto complesso dell’impero americano. Detto in altri modi: la stessa politica monetaria è ora di fatto gestita dall’esecutivo americano, col Congresso sempre più aggressivo. Powell è ridotto a portavoce delle istanze più virulenti e contraddittorie tra di loro.

Purtroppo è questo lo Stato dell’arte, in quanto un attore ancora non menzionato, ma che la fa anch’esso da padrone, è la borsa di Wall Street, che dopo il Congresso e la Presidenza Federale è la cosa più iconica per gli americani. Per gli americani Wall Street non è solo la più grande e importante borsa del mondo, è un’istituzione meta politica che ha i suoi diktat. Ecco, il Presidente della Fed è ostaggio e ingranaggio di questi poteri e non ha il potere e l’autorità per fare ora in questo momento il bastian contrario, e come lui il suo collega presidente della Sec. Sec la quale sono mesi che avrebbe dovuto indagare e chiedere la condanna per Elon Musk per tutte le violazioni che sta commettendo e progettando, eppure non viene mosso un dito.

Criptovalute con Bitcoin in testa che si sono iniziate a gonfiare nei valori quando sono iniziati aa marzo 2020 gli acquisti da 120 miliardi di dollari al mese della Fed, e che ora con vento contrario e con inflazione che prima o poi andrà a lambire l’intensità moderata andranno verso il baratro dei valori, con buona pace di tanti incolpevoli e furbetti cittadini normali che ambivano al sogno. Si provi infatti a dare uno sguardo all’oro che oramai sono due mesi che ha quotazioni pre-Covid e pre-acquisti Fed e si provi a ragionare sulla differenza.

Tema di altro intervento, ma per chi scrive ci sono i poteri forti degli Stati Uniti a tenere alto il corso delle criptovalute per erodere quotazioni all’oro, il quale se toccasse i 2.500 dollari a oncia sancirebbe in modo plastico la fine dell’attuale era del dollaro americano come valuta di riserva mondiale.

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