FINANZA E TECH/ Così l’Intelligenza Artificiale ci farà pagare di più beni e servizi

- Alessandro Curioni

Elaborando informazioni che noi stessi forniamo gratuitamente, l’Intelligenza Artificiale arriva a farci pagare di più beni e servizi

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LaPresse

Il fascino che ormai esercita l’intelligenza artificiale sull’opinione pubblica sta assumendo contorni messianici. Il mondo è in attesa dell’avvento di nuovi algoritmi capaci di sollevarci da molti dei nostri “pensieri” quotidiani, tuttavia dovremmo fare attenzione a evitare che il “sollevamento” si traduca in una “rimozione” delle attività mentali che ci contraddistinguono in quanto esseri umani.

Non intendo certo fare il retrogrado, sostenendo che queste tecnologie non garantiranno enormi benefici, ma sarebbe utile non smettere di farsi delle domande. Per esempio, potrebbe essere interessante chiedersi chi trarrà vantaggio dalla potenza delle intelligenze artificiali. Se vi dicessi che si tratta di uno dei  trend che nei prossimi dieci anni, almeno secondo molti analisti, porterà gli investitori a guadagnare percentuali in doppia o tripla cifra sul capitale, immagino che iniziereste ad avere qualche sospetto. Questo si dovrebbe trasformare in certezza nel momento in cui scoprite che esistono i cosiddetti sistemi di “tariffazione iperdinamica”.

Si tratta di sistemi che analizzano in tempo reale grandi masse di dati anche destrutturate (quelli che tecnicamente si chiamano “Big Data”) e sulla base di esse decidono il prezzo. Di cosa? Di qualunque cosa: un albergo, un volo aereo, un biglietto del cinema o di un concerto. Naturalmente funziona molto bene per tutti gli acquisti on line, e farà pagare al consumatore il prezzo massimo possibile, perché non dovete dimenticare che le aziende investono non per spirito umanitario ma per legittime finalità di lucro.

A questo punto potreste domandarvi quali informazioni sono utilizzate per un simile “miracolo” e la risposta è… tutte, anche quelle apparentemente insulse. Così il prezzo di un biglietto aereo può variare sulla base del tempo previsto in una certa data in questa o quella città, o gli eventi programmati, ma non solo perché un ruolo importante lo giocano i social media e i relativi post pubblici. È probabile che un concerto che sui social ha prodotto un’ondata di commenti positivi e nelle cui date è previsto bel tempo vedrà lievitare il prezzo del biglietto. Allo stesso modo un “influencer” che racconta come Parigi sia indimenticabile a maggio produrrà una crescita nei costi degli alberghi nel periodo.

Potrei continuare con decine di altri esempi, ma non mi sembra il caso. Piuttosto vorrei sottolineare un dettaglio. Miliardi di esseri umani forniscono gratuitamente informazioni che vengono poi utilizzate per far loro pagare di più prodotti e servizi a cui sono interessati. Non si può certo dire che il destino sia privo di un certo senso dell’ironia.

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