IL CASO/ Lo strano Ferragosto di quell’Italia sola che cerca compagnia

- Marco Zacchera

È un Ferragosto anomalo. Quello di un’Italia impaurita, in cui sempre più persone sono in balia degli imprevisti, del caro vita e della solitudine

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(LaPresse)

Questa lunga estate del 2022 si preannunciava già un po’ anomala dopo due anni di Covid. È segnata da un caldo eccezionale ma anche da un clima di incertezza sul futuro economico, sociale, politico di un Paese che è preoccupato, si sente insicuro e quindi ha ancora meno tempo per pensare a chi sta ai margini.

Perfino le solite code in autostrada con milioni di turisti in transito quest’anno passano in seconda pagina, offuscate dalla campagna elettorale, dagli incendi e dal clima impazzito. Come sempre, però, si parla poco dell’“altro” ferragosto, quello silenzioso di milioni di persone che alle vacanze comunque non ci pensano proprio.

La realtà dei tanti italiani che lavorano per le vacanze degli altri, ma soprattutto di chi le vacanze non se le può permettere e che in queste settimane vive le giornate più tristi dell’anno.

Milioni di anziani spesso lasciati ancora più soli dai famigliari, con i servizi sociali ridotti al minimo e i prezzi al supermercato che stanno erodendo le pensioni in modo devastante. Gente che neppure può contare in casa sull’aria condizionata, lusso troppo caro soprattutto quando si è angosciati – come ora – per il proprio futuro.

Basta vedere quanti passano la giornata nelle aree commerciali “dove fa fresco e non si paga”, e in più si possono magari scambiare quattro parole per uscire dal vuoto e la solitudine della giornata. È interessante ascoltare quelle chiacchiere: non sono commenti sul “terzo polo”, piuttosto timore per il prezzo del gas, a sottolineare un’inquietudine profonda per l’autunno imminente.

Peggio ancora vanno le cose per chi addirittura non può fisicamente uscire di casa ed è semplicemente dimenticato, solo, magari lasciato posteggiato per giorni in un angolo di qualche astanteria ospedaliera. La visita ai Dea in questi giorni è devastante, sembrano lazzaretti, anche perché sono in vacanza perfino i medici di famiglia e quindi per qualsiasi bisogno sanitario alla fine è giocoforza presentarsi in ospedale ed attendere per ore.

Nessuno ha proposto che per ferragosto diventi un impegno morale e un simbolo di appartenenza a una comunità visitare almeno una persona rimasta sola proprio in questi giorni, siano anziani vicini di casa, oppure degenti in una Rsa più o meno malandata.

Non è un tema “facile”, né da campagna elettorale o da copertina patinata, eppure è questa la realtà quotidiana di milioni di persone. Una tristezza ed una solitudine che ad agosto diventano ancora più visibili nelle città rimaste più vuote e silenziose (anche se meno di una volta) appena fuori dai luoghi di interesse turistico e dove perfino le aiuole polverose che implorano pioggia sono quest’anno simbolo di una vita stentata e più difficile.

Adottare una persona sola: potrebbe essere un’idea da lanciare sui social e i media di un’informazione che fa finta di non vedere mai le cose sgradevoli, destinate a restare nell’ombra.

Ad agosto tutto invece viene al pettine: mancano servizi e reti sociali adeguate soprattutto nei grandi centri, dove quartieri interi si sono disgregati e dove è venuta meno anche la tacita solidarietà di condominio, quella che era cresciuta in quegli stessi casermoni quando erano abitati da tante famiglie numerose.

Quei bambini di allora si sono fatti anziani, ma non ci sono più giovani dopo di loro, al massimo famiglie immigrate con le quali non è facile incontrarsi, sopportarsi a vicenda e spesso anche solo parlarsi. Non c’è più il circolo Arci o la parrocchia a tenere uniti gli anziani dispersi nel quartiere ed è purtroppo minimo anche il volontariato, soprattutto d’agosto.

È proprio in questi momenti che si tocca con mano come l’Italia sia diventata un Paese di vecchi e di famiglie unipersonali, in pratica di solitari per necessità.

Milioni di nubili e di vedove (la statistica è inclemente) che quasi sempre hanno generato figli unici spesso impossibilitati, nella pratica, ad assistere zie o genitori soli anche volendolo, perché travolti a loro volta dalle necessità, il lavoro, i ritmi della quotidianità.

Ci si salva con i telefonini e whatsApp, moderno surrogato tecnologico dell’incontro e del dialogo. Comunque preziosi e benedetti, nulla hanno a che vedere però con il contatto fisico e personale.

Come quando l’aria è pesante, umida e toglie il respiro prima di un temporale d’agosto, così è la nostra stessa società a boccheggiare, con gli esclusi e gli ultimi che si sentono ancora più soli.

Per questo una piccola proposta diretta alla coscienza di ciascuno: chi può, condivida un’ora con loro, anche un’ora soltanto: una “banca del tempo” per permettere anche a chi è solo di vivere un minimo di ferragosto diverso.

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