INTRIGHI/ La riunione segreta di Arcore che doveva incoronare Giorgetti e Zaia

- Vincenzo Paolo Cappa

Ad Arcore c’è stata una riunione riservata. Tutti d’accordo con Berlusconi su come usare Salvini per far cadere il governo. Ma il piano è saltato

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Silvio Berlusconi. A sinistra Licia Ronzulli (LaPresse)

La riunione doveva rimanere segreta, ma nella tradizione di Forza Italia il segreto consiste in chi spiffera tutto per primo. E stavolta la gara è stata spietata, visto che a noi sono giunte ben due versioni della medesima riunione segreta, entrambe ad opera di partecipanti tenuti teoricamente al segreto d’ufficio.

Partiamo dalla location: Arcore, villa Fara San Martino, residenza celebre di Silvio Berlusconi da più di trent’anni. L’occasione non era delle più felici: il padrone di casa è scampato a un’occlusione intestinale che ha tenuto col fiato sospeso famiglia, azienda, partito. Poi, come al solito, è intervenuto il miracolo berlusconiano: caso clinico risolto, lui pimpante più di prima e pronto a occupare il video scorrazzando da “Porta a porta” a “Mattino 5”. Nel frattempo però i notabili forzisti hanno costretto il degente appena dimesso a una delle cose che più gli procura l’orticaria: una riunione di partito, con annessa discussione sul che fare prima e dopo la campagna elettorale. Intorno al tavolo di Arcore c’erano i soliti odiosamati consiglieri del Cavaliere: Ghedini, Ronzulli, Gelmini e altri meno noti ma forse più influenti (o almeno più loquaci, per fortuna di noi vecchi giornalisti).

La novità è che stavolta i consiglieri erano tutto d’accordo: “basta con Salvini” poteva intitolarsi la commedia. Persino Ghedini e Ronzulli – considerati vere e proprie quinte colonne di Salvini presso Silvio – questa volta hanno detto che a Salvini bisogna dire basta. I maligni dicono che il Capitano ha lasciato squillare il cellulare dopo aver visto apparire il numero del superavvocato berlusconiano, e che questo abbia provocato un vero e proprio psicodramma. Verità o malizia di corte, chissà.

Certo è che Silvio ha rassicurato la corte con un discorso spietato e cinico da vero caimano: “tranquilli ragazzi” ha detto sfoderando uno dei suoi proverbiali sorrisi “ora dobbiamo attirare Salvini nella trappola della crisi facendo cadere il governo e facendogli intravvedere Palazzo Chigi per via di ribaltone o di nuove elezioni; quando le Camere saranno sciolte, solo allora detteremo le nostre condizioni per una nuova intesa: Zaia o Giorgetti premier, oppure ognuno per conto suo e alleanze dopo il voto”.

Un piano perfetto, non c’è che dire. Peccato che già due dei presenti siano corsi a spifferarlo ai giornalisti e dunque a Salvini. Che si guarderà bene dal far cadere questo governo, di cui detiene una golden share non contendibile.

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