SPY FINANZA/ Tassi, dollaro e dazi, la “svolta” che spazza via l’Ue (e l’Italia)

- Mauro Bottarelli

Da agosto tutto è cambiato: 37 Banche centrali hanno tagliato i tassi. E la competitività dell’industria manifatturiera Usa è ai minimi. La marea sta salendo

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Matteo Renzi. Sullo sfondo, Matteo Salvini (LaPresse)

A mio modesto avviso, il senatore Matteo Salvini ha compiuto un unico, enorme errore. E non è stato quello di fidarsi della rassicurazioni del Pd rispetto alle urne come unico sbocco possibile, in caso avesse aperto la crisi. A fregarlo è stato un vecchio tarlo della destra, quella non liberale e che ancora lotta con certi rigurgiti: scambiare la coerenza a tutti i costi per un valore assoluto, quando invece è spesso soltanto l’incapacità (o la non volontà) di ammettere errori nelle valutazioni passate.

Il senatore Salvini ha visto il suo ego politico gonfiarsi a dismisura in parallelo con i sondaggi e, come si dice in gergo, “c’è restato sotto”: comprensibile, perché prendere un partito al 4% e portarlo nel giro di pochi anni al 38% che aveva sfiorato, in base ai sondaggi, prima del famoso comizio di Sabaudia, può far girare la testa e annebbiare il giudizio. Francamente, lascio ad altri le battutine di dubbio gusto su mojito e bikini scollacciati al Papeete come ragione del suo errore madornale: la cosa, anche se non lo sembra, è decisamente seria.

Il senatore Salvini doveva capire che il sovranismo, inteso come formula “nazionale” per la nuova Lega, nasceva già con il fiato corto tipico delle avventure di rottura, degli amorazzi estivi, tanto travolgenti quanto destinati a repentini epiloghi con i primi temporali di settembre. Invece, si è fatto prendere la mano dal risultato delle Europee.

Eppure, qualche dubbio avrebbe dovuto coglierlo. Viktor Orbán non solo è rimasto bellamente nel Ppe, ma ha anche piazzato un suo fedelissimo fra i vice di Ursula von der Leyen. La Fpö austriaca, dopo il caso Strache, è rimasta nel suo bozzolo e Sebastian Kurtz si prepara a capitalizzare nel voto anticipato che attende l’Austria fra qualche settimana. In Germania, AfD ha sì raccolto una valanga di voti in Sassonia e Brandeburgo, ma non ha vinto: al timone restano Cdu e Spd, così come a Berlino. Di fatto, poco più che testimonianza.

Ma soprattutto, visto che appariva la leader a lui più vicina politicamente, avrebbe dovuto subodorare qualcosa dalla sparizione, degna dell’intervento di Federica Sciarelli, della vincitrice delle Europee in Francia, ovvero quella Marine Le Pen che con la sua nuova ed ennesima creatura politica ha battuto per un’incollatura il partito di Emmanuel Macron. Il quale, però, forte del consenso di sponda regalatogli dai “gilet gialli”, resta stabilmente all’Eliseo e anzi più ago della bilancia europeo che mai. La Le Pen, invece, è sparita. E non solo a livello estero, anche in patria è totalmente avulsa dal dibattito che conta.

E Vox in Spagna? Conta zero, le decisioni politiche, in primis il ritorno o meno alle urne, passano da Psoe e Podemos, con il Partito Popolare che non ci pensa nemmeno a un’alleanza organica con i sovranisti di destra. Una sorta di quarantena post-Europee. Che il senatore Salvini non ha colto, certo com’era che sarebbe bastato continuare a mostrare i muscoli e la faccia cattiva alle Ong per campare politicamente di rendita.

Non è andata così, voleva suonare ed è rimasto suonato da quella che, a suo avviso, è una congiura di Palazzo. Ma bastava guardare i sondaggi e l’aria che tirava in casa Pd, per capire quale sarebbe stato l’epilogo. Perché dico che il senatore Salvini ha peccato di abuso di coerenza? Perché il mondo è cambiato. E non dal referendum sul Brexit. E non dall’elezione di Trump. E non dalle Europee. Dall’inizio di agosto in poi.

Guardate questo grafico.

Fa parte dell’ultimo studio della Reuters: nel mese di agosto appena concluso, 37 Banche centrali di altrettanti Paesi emergenti hanno tagliato i tassi d’interesse. Il numero massimo dalla crisi del 2007-2008: panico generalizzato da tonfo in arrivo. Qualche nome? Messico, Paraguay, Serbia, Egitto, Indonesia, Filippine, Cile, Thailandia, Hong Kong fino al Pakistan e alla Repubblica Ceca. Ben 37 interventi al ribasso su altrettanti mercati emergenti, alcuni dei quali ritenuti cardini dell’economia globale, in quanto “nuova frontiera”. La Tunisia, ad esempio. O la Turchia.

Signori, quanto sta per arrivarci addosso non ha precedenti. Ma il senatore Salvini si affida troppo ai social, ai tweet, agli algoritmi per i like e poco ai consiglieri politici seri. Quelli che, magari, sanno poco di trend virali, ma molto di macro-economia.

In un mondo come quello in cui viviamo, la coerenza del Don Chisciotte che va alla guerra contro l’Ue, ad esempio, non è un valore: è un suicidio annunciato. È una follia. Tocca dialogare, abbozzare, giungere a compromessi: perché l’onda che sta per infrangersi la si regge soltanto se si è chiusi in un palazzone di venti piani con contrafforti rinforzati. La capanna da surfista romantico sulla spiaggia del sovranismo fa molto figo elettoralmente parlando, ma ti porta verso un decesso garantito, non appena sale la marea. E la marea, silenziosamente, sta salendo.

Ce lo dimostrano questi due grafici presenti nell’ultimo report di Société Générale.

Cosa ci dicono? Si tratta del cosiddetto indice ECNI, ovvero il Newsflow Indicator relativo alle condizioni macro globali. Bene, l’ultima volta che aveva raggiunto questo livello, subito dopo il mercato si è schiantato. È successo prima dello scoppio della bolla dotcom del 2001 e di quella immobiliare del 2008: la riga grigia che, stando alle metriche passate, ora dovrebbe andare in picchiata verso un re-couple al ribasso con quella rossa, rappresenta la tracciatura della produzione industriale nel mondo. Ecco la magnitudo di cosa ci aspetta, con ottime probabilità.

E il secondo grafico è ancora peggiore, perché isola l’industria manifatturiera statunitense come linea grigia, mentre l’ECNI in rosso già oggi non è distante dai suoi minimi record: quanto aspetterà, quanto potrà aspettare Donald Trump prima di intervenire con uno shock vero e proprio, avendo a che fare con una campagna elettorale che sta per entrare nel vivo? E con un euro che già oggi è ai minimi di 1,10 sul dollaro, livello di competitività che fa letteralmente impazzire la Casa Bianca? Quanto attenderà ancora The President prima di mettere in campo l’artiglieria pesante, sia a livello di svalutazione monetaria – su cui può intervenire con poteri speciali in grado di scavalcare anche la Fed, se necessario ed emergenziale – che di coinvolgimento a pieno titolo dell’Ue nella guerra tariffaria in atto, magari cominciando dal comparto automobilistico, che azzopperebbe del tutto la Germania?

Il senatore Salvini, prima di trincerarsi dietro la coerenza di chi non teme nessuno e non ha bisogno di nessuno, dovrebbe riflettere. E leggere qualche dato, oltre che i record di visualizzazioni dei suoi post, garantiti da La bestia. Avrebbe forse evitato il suo suicidio politico agostano e, cosa più importante, evitato agli italiani un governo di curatori fallimentari, quando avrebbe avuto bisogno di una controparte affidabile per rivendicare le istanze del Nord produttivo di fronte a una crisi economica e industriale che si preannuncia senza precedenti.

E invece, avremo il governo meno “nordista” forse di sempre, un suicidio ulteriore del nostro Paese. E tutta benzina nel motore del risentimento dei ceti produttivi e delle istanze di autonomia.

Attenzione alla mia previsione di qualche anno fa: ciò che Umberto Bossi non riuscì a ottenere politicamente, potrebbe nascere giocoforza dalle macerie della prossima recessione. I grafici parlano chiaro. E difficilmente sbagliano, salvo miracoli alla Whatever it takes. Ovvero, europei.

P.S. Al ministero di Economia e Finanze, un professore associato di Storia contemporanea ma che suona benissimo la chitarra. Alla Sanità, un laureato in Scienze politiche ma che, essendo di LeU, garantisce 4 voti fondamentali al Senato (e pare faccia anche una discreta amatriciana). Agli Esteri… vabbè, nemmeno Woody Allen si sarebbe azzardato a tanto. Pensavo di aver toccato il fondo, invece la strada è ancora lunga. C’è da scavare tipo talpe o trivelle, probabilmente è una sorta di silenziosa redenzione di cui capiremo il senso profondo più avanti. Una cosa è certa, al netto degli errori commessi: se il senatore Salvini non è del tutto impazzito, si metterà in un angolo coi proverbiali pop-corn renziani e arriverà al 50% senza nemmeno muovere un dito. Perché se questo can-can è stato messo in piedi per depotenziare e porre in quarantena democratica la Lega, al netto della lista dei ministri che è stata partorita, il ritorno al voto sarebbe certamente risultato più efficace all’ottenimento dello scopo…

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