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CRISI/ Saranno Tremonti o i comuni il miglior alleato della famiglia?

Pubblicazione:mercoledì 1 settembre 2010

Giulio Tremonti (Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Imagoeconomica)

L’Italia non è un paese per famiglie. Nonostante l’inesorabile rilevanza pubblica del principale ambito sociale di educazione e cura della persona, chi decide di metter su famiglia lo fa a suo rischio e pericolo, perchè la spesa sociale finisce quasi integralmente a invalidi e pensionati. Qualche giorno fa ce lo ha ricordato un documento del ministero dell’Economia: lo Stato spende solo l’1,2% per le politiche famigliari, meno della metà di quel che si spende in Francia o in Germania, un terzo in meno rispetto alla Danimarca.

Ancora una volta ci troviamo a fare i conti con la più clamorosa contraddizione del nostro Paese, in cui la cultura familista, più o meno morale, lucida da decenni la retorica dei politici di ogni colore, salvo poi tradursi in rari e stiracchiati provvedimenti, buoni per qualche campagna elettorale ma di scarsa utilità per chi ogni giorno, 365 giorni all’anno, si prende la briga di fare figli, tirarli su, farli studiare, farli diventare uomini.

Le politiche pubbliche non possono fare molto per restituire ai giovani la voglia e la speranza di metter su famiglia, o per evitare che i matrimoni si rompano con tutte le conseguenze che ne discendono. Quello che possono fare è invece sostenere quelli che la famiglia hanno voglia di metterla in piedi, chi decide di far nascere dei bambini e di farli studiare, chi si tiene in casa persone disabili o anziani non autosufficienti.

 

 

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