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ALITALIA/ Lo strano "appello" di Colaninno che sfida Air France

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Secondo un aforisma andreottiano, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. E c’è chi, pensando male, ritiene che gli strascichi del caso Parmalat avranno delle ripercussioni anche su Alitalia. Non tanto perché anche in questo caso c’è di mezzo un’azienda francese (Air France) che potrebbe (e avrebbe potuto già tre anni fa) mettere le mani su un’impresa che in molti reputano (al pari del latte) un asset non irrilevante del sistema Italia, quanto per il fatto che il Governo ha dato vita a un “fondo strategico” con la Cassa depositi e prestiti (Cdp) pronta ad assumere “partecipazioni in società di rilevante interesse nazionale - che risultino in una stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività - che possiedono i requisiti previsti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanarsi” (art. 3 dello Statuto della Cdp approvato l’11 aprile scorso).

Decreto che non è ancora arrivato e che non è detto che arrivi a breve. Il “fondo strategico” era infatti nato come tentativo di osteggiare la “scalata” di Lactalis su Parmalat, potendo anche fornire supporto alla cordata italiana che non si è poi materializzata. Ma ora che la partita sull’azienda di Collecchio sembra essere definitivamente chiusa dall’Opa francese, che ragione c’è di regolamentare l’utilizzo di un fondo strategico apparentemente senza più scopo? Giuseppe Pennisi, su queste pagine, ha provato a spiegare che di obiettivi ben più importanti del latte l’iniziativa di Tremonti ne avrebbe anche, ma c’è chi non ha mai nascosto che l’attività del fondo strategico potesse andare ben oltre Parmalat, giungendo appunto ad Alitalia per dare supporto agli imprenditori “patrioti” che hanno dato vita a Cai.

Un’ipotesi che è stata in qualche modo confermata dalle dichiarazioni di Roberto Colaninno, presidente di Alitalia in un’intervista ad “Affari&Finanza”, supplemento economico de La Repubblica, del 18 aprile scorso (quando ancora la partita su Parmalat era ancora aperta). Già il titolo è eloquente: “Alitalia non sarà francese”. L’incipit, poi, è la secca domanda del giornalista Marco Panara “Alitalia diventerà francese?” con Colaninno a spiegare che non ci sono patti o impegni a vendere ad Air France e che non prevede al momento nulla del genere. Molto interessante anche il titolo del “giro” in seconda pagina: “Non vendo Alitalia ai francesi ma non dovete lasciarci soli”. Dopo un annuncio da “patriota”, si passa quindi a un appello.

Ed è qui che salta fuori il fondo strategico. Panara è molto diretto: “In pratica Alitalia avrà bisogno di soldi, il nuovo fondo creato da Tremonti con la Cassa depositi e prestiti sembra cadere a fagiolo”. Guardate bene le parole che usa Colaninno per rispondere: “Alitalia non ha bisogno di risorse per coprire le perdite, quelli li ha, ma per crescere, e allora ben vengano investitori orientati allo sviluppo a lungo termine. Se una azienda è capace di creare valore attrae investimenti da ogni parte del mondo, e l’Alitalia è sulla strada di farlo”.



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COMMENTI
07/05/2011 - Che ridere!!!! (Guido Gazzoli)

In parole povere adesso si giustifica l'intervento della CDP per salvare ALITALIA. Mi si speghi cosa è servita la manovra di 3 anni fa se non a "salvare" AIRONE ( e il suo debito con INTESA)e buttare a mare 13000 dipendenti...ossia più della metà della forza lavoro. Guido gazzoli

 
06/05/2011 - a Juanfran Valerón (alberto servi)

Che il fondo strategico CDP sia stato tardivamente pensato per evitare l’iniziativa di Lactalis contro Parmalat è nella realtà delle cose. Non disponiamo di difese contro scalate ostili come i francesi con il loro Fonds stratégique Purtroppo in Italia non c’è una coscienza nazionale sviluppata. Contesto che l’utilizzo del fondo strategico della CDP sia senza scopo. Potrà forse in futuro limitare qualche altra scalata. Quanto al futuro della nuova Alitalia sono dell’avviso che il solo Colaninno abbia i numeri per una gestione dignitosa. L’aver lasciato crescere fino altre 10.000 il numero degli esuberi, la folle filosofia di considerare la Compagnia una agenzia di collocamento, la scelta di personaggi travestiti da amministratori a gestirla, la connivenza dei politici, e l’abbandono di Malpensa malgrado il piano Burlando-Cempella sono le cause del fallimento. Ricordo che Malpensa raccoglie il 70% traffico nazionale fatto per la gran parte di voli lungo raggio , i soli in grado di garantire una resa economica accettabile. Nelle mani dei francesi saremmo un semplice feeder per Parigi in concorrenza con le low cost dove di rese economiche non se ne parla. A portarli in tutti gli angoli del mondo ci penserebbe l'Airfrance.

 
06/05/2011 - Juanfran Valerón (alberto servi)

Juanfran Valerón si domanda a che serve ora che l'OPA della Lactals ha avuto successo. Juanfran Valerón vorrebbe forse che ci facessimo trovare impreparati per la prossima aggressione ? Ricordo il nostro ing.Carlo De Bartolomei quando voleva la Societè Generale. Fu preso a calci in bocca dai cugini francesi. Ben vengano quindi le difese per tenere lontane mire contro i tentativi di possesso delle nostre realtà industriali pù affermate.

RISPOSTA:

Caro Servi, non sto dicendo che il fondo strategico non abbia funzioni in futuro, anzi, il mio articolo vuol cercare di spiegare che potrebbe essere usato anche per Alitalia (e ho anche rimandato all'articolo interessante di Giuseppe Pennisi). In ogni caso, non si può non ritenere che questo fondo sia stato creato ad hoc per parmalat (visto i tempi affrettati). Perché non pensarci prima, visti i precedenti che anche lei cita (senza dimenticare il caso Enel-Suez)? Tuttavia, non si può trascurare un piccolo dettaglio: il fondo non ha fermato Lactalis. Come vede, serve ben altro per non farsi "prendere a calci in bocca dai cugini francesi". (JFV)