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FINANZA/ 2. Lo zampino della Bce dietro il "miracolo" dei Btp

Pubblicazione:venerdì 30 novembre 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 30 novembre 2012, 16.13

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La tempesta speculativa che aveva costretto il precedente Governo ad abdicare pare aver le armi spuntate. Nell’asta di Btp a 5 e 10 anni di ieri, i rendimenti sono scesi ai minimi dall'autunno 2010.  In particolare, sono stati collocati 3 miliardi di euro di Btp a 5 anni, con un rendimento al 3,23%, (in calo rispetto al 3,80% della precedente asta) e 2,982 miliardi di Btp a 10 anni, con tassi al 4,45% (4,92% nell’asta precedente). Lo spread con i Bund tedeschi, infine, ha veleggiato attorno ai 313 punti base. E’ un episodio fortuito, o stiamo per tornare a consolidarci? Lo abbiamo chiesto a Mario Seminerio, economista e autore di Phastidio.net.

 

Cosa sta succedendo?

 

La volatilità sui titoli di Stato sta scendendo parecchio, grazie, soprattutto, all’"ingombrante" presenza della Bce, che sta tagliando le unghie alla speculazione. A questo si deve aggiungere il fatto che i nuovi aiuti alla Grecia, benché non siano risolutivi e per nulla efficaci, dimostrano quantomeno la volontà politica di tenere il Paese ancorato all’Unione europea. Tale volontà è stata espressa, tra gli altri,  dal premier olandese. Che, di recente, si è detto convinto del fatto che Atene potrebbe avere ben presto bisogno di altri aiuti finanziari. Una cosa ovvia. Ma, fino a poco tempo fa, avrebbe aggiunto: «Di sicuro, non saremo noi a darglieli».

 

Da cosa dipende questo cambio d’impostazione?

 

Anche in paesi piuttosto rigidi, e con una cultura finanziaria non particolarmente sofisticata, si sta affermando l’idea secondo cui non appena chiunque dovesse uscire dall’euro, si produrrebbe immediatamente un effetto domino tale da travolgere tutti gli altri.

 

Non crede che, semplicemente, abbiano il timore che i titoli greci detenuti nei propri portafogli non vengano più restituiti?

 

Non direi. Da questo punto di vista si sono sistemati. A marzo c’è stata la ristrutturazione del debito in mano alle banche private e, in precedenza, chi voleva coprire il rischio lo ha fatto. Abbiamo, invece, uno stock di 320 miliardi di debito greco in larghissima parte detenuto dai contribuenti europei. I governi, a questo punto, devono fare buon viso a cattivo gioco. E capire che non potranno rivolgersi loro dicendo che puniranno - peraltro senza un reale motivo  - la Grecia, causando la perdita dei loro investimenti. D’altro canto, è evidente come ci sia un pressing costante da parte degli Usa e del Fmi, specialmente sulla Germania, per far sì che tutto resti in equilibrio. Non è un caso che non ci siano più state richieste esplicite di cacciata dall’euro da parte di nessuno.

 

Tutto ciò, quindi, ha prodotto l’abbassamento degli spread?


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