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Economia e Finanza

FINANZA/ La telefonata che allunga la vita all’euro

Cresce l’attesa per la sentenza della Corte Costituzionale tedesca sulle OMT’s della Bce che può avere pesanti conseguenze. L’analisi di SALVATORE DOMENICO ZANNINO

I giudici della Corte Costituzionale tedesca (Infophoto)I giudici della Corte Costituzionale tedesca (Infophoto)

Una telefonata allunga la vita. Nel famoso spot Telecom era lo squillo che offriva al condannato un provvidenziale appiglio di fronte a un impaziente plotone di esecuzione. A volte anche le telefonate di un Tribunale dalle parti Karlsruhe a un’istituzione europea possono avere lo stesso effetto. La notizia è quella di una comunicazione informale del Bundesverfassungsgericht (l’Alta Corte Federale Tedesca) alla Bce in ordine allo slittamento del deposito di un’attesa sentenza. Quella che la Suprema Corte tedesca avrebbe dovuto rendere in questi mesi sulla costituzionalità delle Outright Monetary Transactions (OMTs), la possibilità di acquisto, teoricamente illimitato, da parte della Banca centrale europea sul mercato secondario del debito sovrano a breve dei paesi che abbiano sottoscritto i protocolli d’intervento dell’Esm (la tasca europea alimentata da tutti).

Pochi dubbi che una dichiarazione d’incompatibilità con la Grundgesetz (la Costituzione Federale) poteva rappresentare una sentenza capitale per la moneta unica. Sebbene l’Alto Tribunale non possa colpire direttamente il programma, senza la collaborazione tedesca, attraverso l’assunzione pro-quota dell’esposizioni della Bce per il tramite dell’Esm, quel programma sarebbe carta straccia. Le conseguenze non richiedono doti divinatorie. Solo un po’ di memoria della condizione dei mercati prima dell’ormai famoso “whater it takes” di Mario Draghi.

Come nel caso dello spot, la telefonata, non comunica la definitiva grazia al condannato. Lascia lo spettatore alquanto curioso del suo destino che sembra proiettarsi nell’infinito. Quel che è certo è che accanto a questa legittima curiosità, di domande, gli spettatori europei ne avrebbero tante. Come può una Corte Costituzionale di un singolo Paese decidere del perimetro delle attribuzioni di un’istituzione dell’Unione europea , la Bce? Tale compito non spetterebbe, trattati alla mano, alla Corte di Giustizia dell’Unione?

Com’è possibile per un organo giudiziario pronunciarsi non su un atto, ma sulla ventilata possibilità di un’azione? Il programma OMT’s, allo stato, non è altro che un comunicato stampa di 462 parole e una serie di dichiarazioni da parte del presidente della Bce. Peraltro una possibilità d’intervento, mai realizzata, che è stata sufficiente a raggiungere obiettivi impensabili. “Probabilmente la misura di politica monetaria di maggior successo dei tempi recenti”, diceva con orgoglio suffragato dai fatti Mario Draghi. E ancora e andando allo spiccio, com’è possibile che la Corte di un solo Paese possa attentare alla stessa esistenza della moneta unica faticosamente messa in (temporanea) sicurezza dai Governi e dalla Bce?

Qualche risposta “tecnica” e di “cronaca giudiziaria” a queste domande. L’art. 123 (1) del Trattato sul Funzionamento dell’Ue preclude “la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca centrale europea…alle amministrazioni statali, …così come l’acquisto diretto… di titoli di debito...”. È il noto divieto di “monetarizzazione” del debito degli Stati. Se la Bce violi il detto principio e se, più in generale, tramacini dagli argini delle sue competenze con le “sue” OMT’s dovrebbe essere la Corte di Giustizia europea a stabilirlo.