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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Letta può "scappare" dai diktat europei

Uno dei primi temi con cui si deve confrontare il nuovo Governo (sempre che Letta sciolga la riserva) riguarda la politica di bilancio. L’analisi di GIUSEPPE PENNISI

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Uno dei primi temi con cui si deve confrontare il Governo (se, come ci auguriamo, Enrico Letta scioglierà la “riserva” in modo positivo) è in che misura occorre perseguire una politica di austerità per raggiungere l’equilibrio strutturale di bilancio (richiesto dalla normativa europea e italiana) ove non nel 2013 (come inizialmente proposto) almeno nel 2014 (come previsto nel Fiscal Compound). L’aumento del disagio sociale (incremento di differenze di reddito e consumo per fasce sociali, del numero delle famiglie incapienti, della disoccupazione soprattutto giovanile, dei licenziamenti, della chiusura di aziende) sono documentati dalle rilevazioni Istat e Banca d’Italia e sono stati al centro di un seminario interno del ministero dell’Economia e delle Finanze, sulla base di un’analisi di Pietro Modiano, il 23 aprile. Il nodo centrale su cui riflettere è in che misura questi effetti negativi delle politiche di bilancio hanno carattere temporaneo dette di austerità e sono necessarie per giungere a stabilità finanziaria, e a una riduzione del peso del debito pubblico sul Pil, tale da riavviare un processo di crescita duraturo e sostenibile.

Le preoccupazioni che le strategie promosse da alcuni anni specialmente nell’eurozona non corrispondano a questo obiettivo sono state echeggiate il 20-22 aprile anche nella riunione a Washington degli organi di governo di Fondo monetario internazionale e Banca mondiale. Tali preoccupazioni non sono il frutto solo delle reazioni di Governi (quelli nel Consiglio del Fondo e della Banca) alle prese con elettorati che, a ogni consultazione, mostrano la loro disaffezione a stringere ulteriormente la cinghia, ma anche e soprattutto di un dibattito tecnico all’interno del Fmi e del mondo accademico. In Italia, tale dibattito è stato ripreso quasi solamente in alcuni centri di ricerca, ma ora comincia a essere tema dominante pure in seno al servizio studi della stessa Banca centrale europea (Bce) - si veda “Fiscal Composition and Long-Term Growth” ECB Occasional Paper No. 1518 di Antonio Afonso dell’Università Tecnica di Lisbona, liberamente scaricabile, dal 24 aprile, dal sito Bce.

Il dibattito ha aspetti molto tecnici. Semplificando, si può dire che prende l’avvio da una serie di studi di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff (ambedue dell’Università di Harvard) pubblicati negli ultimi dieci anni e consolidati nel libro This Time is Different del 2009; le loro analisi concludono che quando lo stock di debito pubblico di un Paese supera il 90% del Pil, la crescita diminuisce di circa un punto percentuale. La “regola Reinhart-Rogoff” è diventata non solo dottrina dominante nella professione, ma elemento centrale di una lettera di Olli Rehn, Vice Presidente della Commissione europea, in cui si richiamavano i Ministri Economici e Finanziari dell’eurozona (e i Piigs in particolare) a osservarla con “appropriate” politiche di bilancio.