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FINANZA/ Bagnai: la trappola dell’euro sta facendo a pezzi l’Italia

Pubblicazione:mercoledì 31 luglio 2013

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L’annuale rapporto del Fondo monetario internazionale divide l’eurozona in due: da una parte i paesi “core”, dall’altra quelli dell’area “periphery”. L’Italia è stata collocata tra questi ultimi: una scelta che fa discutere e che a quanto pare è arrivata dopo un intenso dibattito tra l’Ue e l’istituzione di Washington. Per Alberto Bagnai, docente di Politica economica all’Università G. D’Annunzio di Pescara, «l’Europa è e resta a due velocità» e la fine dell’euro «è solo questione di quando». Tuttavia, nonostante si trovi nella “periferia”, a luglio è stata l’Italia a guidare in Europa la ripresa della fiducia nelle prospettive dell’economia: l’indice Esi (Economic sentiment indicator) ha infatti fatto segnare un progresso di 2,9 punti rispetto agli 1,2 della media dell’Eurozona.

 

Professore, il Fondo monetario internazionale ci ha messo nella “periferia” dell’Europa: ce lo meritiamo?

 

Il Fmi fotografa uno stato di fatto; il suo giudizio non deve essere preso con una connotazione particolarmente spregiativa. Uso una metafora per farmi capire.

 

Prego.

 

Secondo la teoria economica, per le nazioni dovrebbe succedere un po’ quello che succede con le persone.

 

In che senso scusi?

 

Una giovane coppia che si sposa e deve mettere su casa, in genere si fa prestare i soldi dai genitori. Succede così anche per gli stati.

 

Ci spieghi meglio.

 

Normalmente, quelli più evoluti sono esportatori di capitali, prestano cioè soldi a quelli che sono un po’ più arretrati, che devono magari recuperare un gap infrastrutturale o di altro tipo. Questo è un processo abbastanza fisiologico. La coppia matura che presta i soldi è il Paese centrale, il Paese periferico è quello che si indebita per diventare, tra virgolette, adulto.

 

È quanto successo in Europa?

 

L’eurozona, anche attraverso la moneta unica, ha facilitato la circolazione di capitali proprio per favorire processi di questo tipo. Ha permesso a paesi più progrediti, come la Germania, di investire i loro capitali in quelli meno progrediti, in Grecia per esempio. Ma anche in Italia o in Spagna, favorendo così lo sviluppo di questi paesi.

 

Lei quindi è d’accordo con il Fmi?


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COMMENTI
31/07/2013 - FINALMENTE UNA SOLUZIONE! (Paolo Tanga)

Finalmente il coraggio esce fuori. E' la paura di una tremenda inflazione può essere arginata con proposte che governino l'andamento della nuova moneta che dovrà sostituire l'euro. Concordo che prima si abbandona l'euro e meglio ne usciamo. Non solo, se riusciamo a collaborare tutti attraverso la sostituzione delle imposte patrimoniali con prestiti allo Stato a tassi contenuti avremo anche la forza di contrastare la svalutazione monetaria che potrebbe essere indotta dalla paura. E poi, per completare il risanamento, le altre due proposte che già vi ho fatto avere.