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Economia e Finanza

FINANZA/ Così l'Europa si prepara a commissariare l'Italia

Il Meccanismo Europeo di Stabilità? Una camicia di forza che sta facendo le "prove" nella gestione di molti asset greci. Ma dopo Atene potrebbe essere la volta di Roma. UGO BERTONE

Enrico Letta (Infophoto)Enrico Letta (Infophoto)

Che fine ha fatto l'Esm? Il Meccanismo Europeo di Stabilità ha compiuto nel luglio scorso il primo anno di vita. Ma non di attività perché il fondo, nato per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà tramite l'acquisto di titoli sul mercato primario non è mai entrato in attività. I potenziali clienti dell'Esm, Italia e Spagna, si sono ben guardati dal bussare alla sede in Lussemburgo, scoraggiati dalle condizioni che, secondo quanto recita il regolamento, "possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite" (art. 12). Una camicia di forza di cui qualsiasi governo, o Parlamento, fa a meno ben volentieri.  Ma le teste d'uovo dell'Esm, forse per scacciare la noia, non sono stati con le mani in mano. Anzi: in silenzio, i tecnici comunitari (preponderante la partecipazione tedesca) hanno avviato lo studio di possibili interventi per disinnescare le mine più pericolose sulla strada della Ue. A partire dalla madre di tutti i problemi, la Grecia che, ha sbottato Angela Merkel a meno di un mese dalle elezioni tedesche, "nell'euro non ci sarebbe dovuta entrare". E se l'ha fatto, considerazione esplicita, la colpa è dell'ex cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder (tornato in pista per evitare il tracollo della Spd al voto dell 22 settembre). 

Oggi, forse per fini elettorali, spunta lo studio che l'Ems, commissionato in gran segreto, ha predisposto sulla Grecia. Una ricerca per certi versi rivoluzionaria, che va al di là del caso Atene. La  Grecia, come è noto, deve aggredire con ogni mezzo il debito pubblico che grava sulle spalle del Paese. Tra le manovre, più volte solleciate, annunciate ma mai realizzate, spiccano le vendite di Stato, a partire dal patrimonio immobiliare in mano pubblica. L'operazione, finora, è risultata più astratta di quella sul sesso degli angeli. Come si fa a procedere ad un'ordinata dismissione di un patrimonio di cui si ignora la stessa consistenza? La Grecia non ha, né mai ha avuto, un catasto.  Niente paura, recita lo studio Ems, ci pensiamo noi. Secondo il progetto, nascerà una holding per guidare il patrimonio immobiliare pubblico in "maniera del tutto indipendente da interferenze del governo greco". I quattrini raccolti dall vendite serviranno a pagare parte del debito pubblico o saranno reinvestiti per migliorie del patrimonio, oggi così malandati da scoraggiare eventuali compratori. 

Sovranità nazionale addio, si potrebbe concludere. Ma, obiettano gli autori del piano, il diritto di proprietà resterà in mano greca. E sarà il governo di Atene a decidere quando dare il via alle vendite. Obiezioni valide sul piano formale. Ma inesistenti, su quello sostanziale: quando un debitore deve vendere un bene in garanzia per far fronte alle richieste dei creditori non ha molte alternative a disposizione. 


COMMENTI
31/08/2013 - commento (francesco taddei)

oggi chi si azzarda a mettere in dubbio l'europa come bene assoluto è bandito dalla società. ci ripetono tutti che serve più europa? eccola l'europa!

 
31/08/2013 - commento (francesco taddei)

la ristrutturazione forzata del debito italiano è conseguenza della visione italiana del vivere con i soldi degli altri. e gli altri prima o poi li rivogliono indietro. allora, venderemo gli asset strategici come fecero prodi,amato,ciampi nel '92 o ci concentriamo su quei settori dove lo stato può lasciare spazio al mercato, tipo le municipalizzate che secondo l'Istituto Bruno Leoni ci costano 30 miliardi l'anno (togliendo potere a sindacati e sindaci)? solo riducendo la spesa si può ridurre il debito pubblico, come su queste pagine descritto con l'esempio del portogallo. e poi un rapporto tra grandezza della popolazione e assunzioni nella P.A.? o continuiamo ad assumere anche se sono in più? e i costi standard della sanità che ci farebbero risparmiare qualche miliardo li applichiamo? è meglio vendere le ultime grandi aziende, così loro delocalizzano e noi facciamo più spesa?