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FINANZA E POLITICA/ La "farsa" che aiuterà la Francia (ma punirà l'Italia)

Per ALBERTO BAGNAI, non è la prima volta che le norme europee sono riscritte a uso e consumo di Parigi, dopo che tutti avevano puntato il dito contro l’Italia per non averle rispettate

François Hollande (Infophoto) François Hollande (Infophoto)

«Se le regole Ue non cambieranno, la mossa di Hollande porterà la Francia in default. Non è però la prima volta che le norme europee sono riscritte a uso e consumo di Parigi, dopo che tutti avevano puntato il dito contro l’Italia per non averle rispettate». A rimarcarlo è Alberto Bagnai, professore di Politica economica all’Università G. D’Annunzio di Pescara. Dopo che la Francia ha rimandato ulteriormente il rientro sotto il limite del 3% nel rapporto deficit/Pil, la Merkel ha bacchettato Hollande ricordando che “i Paesi devono fare i loro compiti per il loro benessere”. Anche il premier italiano Renzi ha preso posizione, osservando: “Sono dalla parte della Francia. I Paesi non vanno trattati come studenti”.

 

Non le sembra che nella discussione sul 3% ci sia un po’ di confusione?

La discussione è effettivamente contraddittoria perché si articola intorno a un falso problema, quello dell’austerità. La scelta di adottare politiche di rigore è una diretta conseguenza del cambio fisso legato all’euro. Se un Paese decide di violare le norme di austerità, non potendo aggiustare il suo cambio commerciale con i partner dell’Eurozona, finisce per trovarsi in una situazione sostanzialmente simile a quella in cui era l’Italia nel 2011.

 

È quello che accadrà alla Francia?

La Francia di fatto è già sulla soglia di questa condizione, e quindi quella di Hollande è una manovra disperata: giocarsi il tutto per tutto comprando con un po’ di spesa pubblica e accrescendo la sua popolarità in casa propria, ma mettendo il Paese a rischio default.

 

Che cosa ci dobbiamo aspettare intanto in Italia?

Renzi ha trovato i conti in ordine perché così glieli ha lasciati Monti, e quindi può avere un atteggiamento diverso. Tanto Hollande quanto Renzi però si rifiutano di affrontare il vero nodo del problema, che non è l’austerità, bensì l’euro.

 

Se l’Italia avesse una moneta autonoma, il debito pubblico cesserebbe di essere un problema?