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FINANZA E POLITICA/ Euro e anti-euro, tutto quello che non si dice

Pubblicazione:lunedì 21 aprile 2014

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Noto una distorsione nella campagna elettorale per le europee. Da un lato viene offerto di risolvere il problema delle tante cose che non vanno nell’architettura dell’Ue e in quella dell’Eurozona smontando tutto e/o andandosene. Dall’altro, la persistenza del sistema europeo viene proposta tacendone i difetti, enfatizzando l’europeismo, ma senza proposte di miglioramento. Vedrei più produttivo, invece, un confronto tra idee sul come riparare i difetti.

Perché non sta avvenendo, a parte una minoranza di espressioni? I partiti, dappertutto, vedono che gli elettorati non hanno conoscenze sufficienti su come funzionino Ue ed Eurozona e ciò li porta a semplificare i messaggi di offerta: pro o contro senza troppe analisi raffinate. L’Ue, poi, è più un’alleanza tra nazioni che non una confederazione e quindi la sua architettura sarà eventualmente variabile da un accordo tra nazioni, via trattati, e non certo da un Parlamento europeo. Infatti, tutti i movimenti “anti” utilizzano questa caratteristica offrendo progetti nazionali, ma anti-Europa.

Qui c’è un grave difetto del lato pro-Europa: non vengono definiti progetti di interesse nazionale di miglioramento del sistema europeo. In tal modo il confronto è tra “uscitisti” e quelli che marcano l’irrazionalità e i pericoli nel demolire, in particolare, l’euro, di fatto de-enfatizzando la necessità di rifarne i trattati per farlo funzionare.

Come finirà? Nelle 28 nazioni dell’Ue, forse con l’eccezione del Regno Unito, e nelle 18 dell’Eurozona non si formeranno maggioranze anti-euro. Ma tale esito sarà politicamente irrilevante come ritengono parecchi esperti? Non credo: il formarsi di robuste minoranze anti-Europa nelle nazioni condizionerà i governi portandoli su posizioni protezioniste e chiuse che possono anticipare una futura dissoluzione dell’eurosistema e un suo rimanere bloccato nel mentre.

Secondo me, ci vuole un rilancio del progetto europeo per evitare tale scenario, caricandolo di tre enfasi: (a) rifare l’architettura dell’euro affinché sia fattore di ricchezza e non di impoverimento; (b) riorganizzare l’Europa come un’area di libero scambio aperta al mondo, dando priorità al completamento del mercato unico e riducendo i poteri impositivi di Bruxelles; (c) cioè rendere l’Ue meno Unione (e meno Reich), ma molto più un’alleanza basata sull’utilità per tutti.


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