BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CRISI GRECIA/ Campiglio: un "jolly" di Draghi può evitare il disastro

Pubblicazione:domenica 21 giugno 2015

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

«Quello della Grecia è un caso unico nella storia, perché non stiamo parlando di un semplice divorzio monetario, ma di un Paese che è entrato a fare parte dell’Eurozona e che ora potrebbe uscirne. Le conseguenze potrebbero essere molto gravi, più sul piano politico che economico». A rimarcarlo è Luigi Campiglio, professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano. Il 22 giugno è prevista la riunione dei capi di Stato e di governo. Il premier greco Tsipras ha commentato: “Ci sarà una soluzione nel quadro delle regole Ue e della democrazia, che permetterà alla Grecia di tornare alla crescita. Noi puntavamo a fare in modo che le negoziazioni finali avvenissero al più alto livello politico in Europa, e ora stiamo lavorando per il successo di questo summit”.

 

Professor Campiglio, come valuta gli ultimi sviluppi della crisi greca?

L’ipotesi è una soluzione tipo Cipro, con provvedimenti temporanei di ragionevole controllo dei movimenti di capitali per evitare che si verifichino fenomeni di panico come le code agli sportelli dei bancomat. È importante però osservare che la seconda crisi greca è molto diversa dalla prima.

 

In che senso?

Nella prima era in primo piano la dinamica dei mercati, nel senso che i creditori erano in gran parte privati come banche e fondi di investimento. Oggi la situazione è completamente diversa, in quanto i creditori sono il Fmi e altre istituzioni internazionali. Nel 2010 il pagamento richiesto dai creditori aveva decisamente la natura di un contratto privato, con tutte le implicazioni che ciò comportava. Cinque anni dopo abbiamo soprattutto istituzioni, il rapporto con le quali non è di natura privatistica ma soprattutto politica.

 

Con quali conseguenze?

Ciò fa sì che la crisi greca non sia in alcun modo paragonabile né con quella argentina, né con quella di Cipro. Siamo di fronte a una situazione del tutto nuova. Lo stesso Draghi ha dichiarato che “ci stiamo muovendo in una terra incognita”, e ciò è vero anche sul piano storico.

 

Quello greco sarebbe il primo divorzio monetario?

Non è la prima volta che avvengono divorzi monetari, come quello tra Repubblica Ceca e Slovacchia. Quello della Grecia però è un caso unico, perché non stiamo parlando di un semplice divorzio monetario, ma del caso di un Paese che è entrato a fare parte di Eurozona e Ue e che ora potrebbe uscirne. In questo caso le conseguenze potrebbero essere molto gravi, più sul piano politico che economico.

 

La tensione nei negoziati rispecchia la situazione interna della Grecia?


  PAG. SUCC. >