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Economia e Finanza

FINANZA/ Deaglio: Draghi "aiuta" la speculazione e allontana la ripresa

Per MARIO DEAGLIO, negli anni 90 per fare ripartire il Pil si detassavano i ricchi. Oggi constatiamo che se stampiamo moneta, i più ricchi non fanno investimenti ma speculazione

Mario Draghi Mario Draghi

“Le misure annunciate dalla Bce sono come la bombola di ossigeno che tiene in vita il malato senza guarirlo. Ciò che occorre è un’operazione chirurgica, ma abbiamo paura di farla”. A evidenziarlo è Mario Deaglio, già professore di Economia internazionale nell’Università di Torino. Ieri al termine della riunione della Bce, Mario Draghi ha annunciato di essere pronto a fare di più sul piano del quantitative easing (Qe), cioè l’acquisto di titoli sui mercati per stimolare l’economia. Tre gli strumenti a disposizione: aumentare l’ammontare del Qe; prolungarne la durata rispetto alla scadenza del settembre 2016; ampliare la tipologia dei titoli da comprare. Le misure potrebbero essere necessarie in quanto la Bce ha rivisto al ribasso le stime sul 2015 per quanto riguarda l’inflazione, dallo 0,3% allo 0,1%, e il Pil, dall’1,5% all’1,4%.

Che cosa dobbiamo attenderci dopo le dichiarazioni della Bce?

La vera questione è se dobbiamo attenderci o meno che i governi facciano qualcosa. Il solo pronunciamento della Bce non cambia nulla, in quanto quella di Francoforte è una diagnosi, la constatazione di uno stato di fatto e non piuttosto un provvedimento che aumenti ulteriormente la quantità di moneta. Sui governi non avrà nessun effetto. Non mi sembra che l’Eurotower proponga di fare delle cose nuove.

Quanto deve preoccuparci l’inflazione allo 0,1%?

Questo 0,1% è il risultato di movimenti molto diversi. In particolare sconta il ribasso del prezzo del petrolio e di tutti i prodotti energetici. Non è quindi un giudizio negativo sull’economia europea, ma un fatto esterno che in qualche modo è a nostro favore. E’ l’equivalente di un aumento della quantità di moneta in circolazione: invece di dare soldi ai produttori di petrolio, gli utilizzatori pagano meno e quindi hanno maggiori risorse a disposizione.

Lei è favorevole a un uso più massiccio del Qe?

Il quantitative easing è stato fatto per rilanciare le economie, perché la gente spendesse di più e perché i prezzi salissero un pochino. L’operazione però sembra non avere raggiunto i risultati, o non averli raggiunti in pieno. Del resto l’esperienza americana ci dice che è così un po’ dappertutto. Il Qe è come le bombole d’ossigeno: finché è attaccato, il malato respira, ma non smette per questo di essere malato. E prendere troppo ossigeno fa anche male ai polmoni.

Il Pil Usa del secondo trimestre 2015 è stato rivisto al rialzo al 3,7% anziché al 2,3% previsto inizialmente. In che senso lei dice che il Qe non ha funzionato?

Le revisioni del Pil trimestrale americano sono fin troppo frequenti ma la previsione annuale è del 2,3%. Occorre però tener conto che la popolazione Usa aumenta dell’1,6% l’anno contro quasi lo 0% dell’Italia. In proporzione alla popolazione, la crescita del Pil Usa è assai poco più della nostra. Questo nessuno lo mette mai in evidenza, ma la crescita Usa ha una forte componente demografica. Quello americano è pur sempre un bel risultato, specie se lo si mette a confronto con gli altri Paesi ricchi. Ma dopo tre Qe da parte della Fed la situazione economica è ancora precaria. Non c’è una vera crescita consolidata.

Se il Qe non ha funzionato negli Usa, allora anche la ricetta della Bce è sbagliata?