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DOPO LA BREXIT/ Ora l'Italia si gioca la "serie A" dell'Europa

Domani Renzi è atteso a Berlino, per un vertice dopo la Brexit. Un appuntamento che segnala l’importanza dell’Italia per l’Ue. Ma il Premier è in difficoltà. STEFANO CINGOLANI

Angela Merkel e Matteo Renzi (Infophoto) Angela Merkel e Matteo Renzi (Infophoto)

Quale sarà l’impatto della Brexit per l’Italia? È chiaro che ci saranno conseguenze economiche e i primi segnali si vedono già. Ci sono turbolenze finanziarie: la borsa di Milano perde più delle altre, lo spread torna a salire; turbolenze macroeconomiche e l’Italia a crescita zero virgola sarà penalizzata, mentre una svalutazione pesante e duratura della sterlina peggiorerà le esportazioni italiane nell’area britannica; turbolenze socio-culturali, pensiamo solo ai giovani che vanno a studiare in Gran Bretagna; turbolenze sportive, persino: i calciatori che giocano nella Premier League saranno ormai considerati extracomunitari. Ma l’impatto più importante è senza dubbio quello politico.

La prima riflessione riguarda l’inevitabile effetto imitativo che spinge le forze euroscettiche italiane a lanciare una campagna anti-europea il cui obiettivo vero è una santa alleanza anti-renziana. Il secondo interrogativo riguarda la politica economica europea. Il terzo è sul ruolo dell’Italia. Partiamo proprio da qui.

La convocazione a Berlino dei paesi fondatori ha riportato Roma in serie A. Ma la questione principale riguarda il futuro dell’Unione e il nocciolo duro. Senza Londra, può il governo candidarsi a fare da ponte, come vorrebbe, tra l’Europa a trazione gernanica, quella mediterranea e quella atlantica? Una rinata diplomazia dei due forni, anzi dei tre forni in questo caso, aiuta. Ma è inutile negare che anche nelle odierne condizioni la politica internazionale è guidata dall’irriverente domanda di Stalin: quante divisioni ha il Papa? In altre parole, dipende dai rapporti di forza in ogni campo. Ebbene, quanto è forte l’Italia?

In politica Renzi vede davanti a sé lo spettro di David Cameron, un primo ministro che si è giocato la faccia, il posto e il suo destino indicendo un referendum ad alta tensione, quando le condizioni gli suggerivano che avrebbe potuto vincerlo se non proprio a mani basse, senza dubbio con una ragionevole possibilità. La storia è piena di calcoli sbagliati da parte delle élites e il Brexit ne è una riprova. Anche Renzi in questi mesi è venuto via via perdendo la spinta propulsiva, ha ricevuto una batosta alle elezioni municipali e ciò ha generato la tendenza a formare un’innaturale coalizione anti-renziana che va dall’estrema destra all’estrema sinistra, mette insieme la protesta dal basso, il malessere sociale e i calcoli dall’alto, Masaniello, Guicciardini e Machiavelli, tre pezzi grossi, contro i quali è facile sfasciarsi la testa.

Se Renzi cade in autunno, l’Italia torna il Paese instabile e ingovernabile che difficilmente potrà far parte di qualsiasi nucleo o nocciolo riformatore dell’Unione europea. È vero, è un Paese fondatore, ma a quei tempi, i tempi di De Gasperi, Adenauer e Schumann, era più povero, ma non instabile né ingovernabile, nonostante all’opposizione ci fossero Togliatti e Nenni, non Grillo e Salvini.